di Paolo Tagliacarne - 04 marzo 2019

Il Ghisallo, patrimonio dell'umanità a pedali

Ci sono salite che sono patrimonio dell’umanità a pedali. Fra queste c’è il Ghisallo e i suoi due versanti per conquistarlo. Ma in zona ci sono altri gioielli che valgono una sudata col sorriso
1/7 Nel 1949, su sollecitazione di Don Ermelindo, parroco di Magreglio, Papa Pio XII la proclamò patrona di tutti i ciclisti del mondo

1 di 3
Immagini Franco Chimenti

Il Ghisallo, nonostante l’infinita e indiscussa gloria ciclistica, non è propriamente una salita alpina. A voler essere puntigliosi e pignoli va detto che “quei monti sorgenti da l’acque ed elevati al cielo” (Alessandro Manzoni), non sono Alpi, ma Prealpi.

Ma il Ghisallo è il Ghisallo. Ricco di meritata gloria ciclistica. Continuando però a fargli le pulci, perché maschile? Non è dato saperlo. È una salita, una chiesetta dedicata alla Madonna, una meta classica per i pedalatori di tutto il mondo. E allora perché maschile? Forse vuole fare il verso allo Stelvio, che è maschio in quanto Passo. Ghisallo è una colma, che fa in genere coppia, ciclisticamente parlando, con quella di Sormano. Ma più bassa.
Il Ghisallo non è nemmeno il punto più 
alto del triangolo lariano, piccola porzione di Lombardia racchiusa tra i due rami del lago di Como. Quell’estrema punta nord, della Brianza, conosciuta anche come penisola lambrona, perché da qui, in località Piano Rancio, sgorga il fiume Lambro che raggiunge il Po a Lambrinia (Pv), con un percorso di 130 chilometri.

Il Ghisallo è il Ghisallo. Senza se e senza ma,
 è una salita iconica. In zona ce ne sono, però, molte altre, altrettanto impegnative e con viste mozzafiato sul lago e i monti circostanti. Bisbino, Morterone, Passo del Boffalora, ma anche i tornanti che da Varenna salgono lungo l’orrido di Bellano verso la Valsassina. Tutte con meno fama del blasonato Ghisallo, ma con uguale, se non maggiore, impegno di gambe.
Noi di Cyclist vogliamo sfruttare tutta la fama del Ghisallo per proporvi alcune altre salite della zona. Tutte con viste spettacolari sul lago di Como, sui 4.000 innevati del gruppo del Bernina, nel cuore delle Alpi, sulle Grigne, o verso la pianura. Nelle giornate più terse si vede la Madonnina che svetta tra le guglie del Duomo di Milano, insieme al nuovo skyline della città. Più a sud, aguzzando la vista e con l’aiuto di un buon vento spazzino, si scorge il profilo degli Appennini dell’Oltrepo pavese.

Il Ghisallo è il Ghisallo. Perché qui, come sul Gavia, o sullo Stelvio si sono giocati i destini di molti Giri, sia d’Italia sia di Lombardia. È evidente che non è dalla durezza che si giudica una salita. Come un giocatore non lo si giudica dai calci
di rigore: “un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia” (come canta De Gregori in La leva calcistica della classe ’68). Così una salita la vedi dal paesaggio, dalla tecnicità
 e dalla fantasia che i campioni di tutti i tempi ci hanno messo, per interpretarla, affrontandone asperità, curve, giochi di sole e ombra, scatti, allunghi, trucchetti, dispetti degli avversari.
Ghisallo, chi sarà costui? Dice la leggenda che
n el luogo in cui sorge oggi la chiesetta, negli anni bui del Medio Evo, un tal Ghisallo venisse assalito dai briganti. In quel frangente fece voto alla Madonna con la promessa di costruire una chiesa in suo onore, se fosse riuscito a sopravvivere ai suoi assalitori. Di fatto, nel comune di Magreglio e a 774 m sopra il livello del mare, oggi si trova il “santuario mondiale” dei ciclisti, la Madonna del Ghisallo.

La salita, dal versante nord, o di Bellagio, viene regolarmente affrontata dal Giro di Lombardia. È stata inserita più e più volte nel Giro d’Italia. Questo è il motivo per cui insieme alla chiesetta che ne definisce la colma, è così venerata dai ciclisti. Nel 1949, su sollecitazione di Don Ermelindo, parroco di Magreglio, Papa Pio XII la proclamò patrona di tutti i ciclisti del mondo.
La salita, distanza totale 8 chilometri (dal lavatoio), va affrontata con il giusto spirito, non con prepotenza, ma con buone gambe e fiato.
 È divisa in due tratti. La prima di 3 chilometri e
 un “pezzettino”, decisamente impegnativa, con lunghi all’11% e alcuni strappi tra il 13 e il 15%. La seconda di 2 chilometri meno un pezzettino, meno impegnativa, con pendenza media all’8% e alcuni strappi all’11%. In mezzo quasi 3 chilometri per riprendere fiato tra gli strappi dei Mulini del Perlo e prima dell’attacco ai sei tornanti conclusivi. Continua...
L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Marzo 2018
© RIPRODUZIONE RISERVATA