Giant Defy, capace di tutto

La nuova Defy ha un aspetto familiare, ma presenta molte novità, dalle ruote più larghe al telaio ribassato... sempre proiettata nel futuro.

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Giant Defy.

Modello Giant Defy Advanced Pro 1

Gruppo Sram Force eTap AXS

Ruote Giant SLR-1 Disc 


Dotazione Manubrio Giant Contact SLR D-Fuse, attacco Contact SL Stealth, reggisella D-Fuse SL, sella Contact SL, pneumatici Gavia Fondo 1 32 mm

Peso 8,24 kg 
(taglia ML)

Prezzo 4.999 euro


Contatti giant-bicycles.com

Se mai ci fosse un marchio in grado di prevedere il futuro, questo sarebbe Giant. Ai tempi in cui i freni a cerchio erano lo standard, Defy uscì equipaggiata solo con freni a disco e un peso di 7,25 kg. All’epoca era una cosa strabiliante, mentre oggi sembra fin troppo convenzionale. E, anche se la nuova Defy è di aspetto simile alla precedente, state certi che è sempre proiettata nel futuro.

“A parte il reggisella D-Fuse, la serie sterzo e il gancio del deragliatore, praticamente ogni componente della bici è cambiato”, afferma David Ward, product manager di Giant UK. È appurato che, pur se la nuova Defy ha una silhouette simile al vecchio modello, le forme di tutti i tubi sono in realtà leggermente diverse.
La differenza principale del design, tuttavia, è che la misura massima accettata delle gomme passa da 25 a 35 mm. Caratteristica propria di una bici da ciclocross, solo fino a pochi anni fa. Defy viene fornita di serie con pneumatici tubeless da 32 mm, una scelta che io approvo pienamente.

Giant Defy.

A parte i forcellini in lega, la maggior parte del telaio è realizzata in carbonio T700 Toray. Un leggero passo indietro, se consideriamo le fibre T800 di qualità superiore utilizzate da Giant nelle versioni top di gamma Advanced SL dei modelli Propel e TCR. Per Defy non esiste una versione Advanced SL, mentre l’Advanced (di poco inferiore) usa questo stesso telaio. Un aspetto incoraggiante per coloro che cercano un modello con specifiche di livello medio-alto, senza vedere compromesse le prestazioni.


Seguendo l’ultimo grido in fatto di bici aero, i cavi frontali sono completamente nascosti. Ciò grazie non tanto a un’oculata gestione del cablaggio, quanto al fatto che i due modelli principali della gamma utilizzano gruppi wireless di Sram. I modelli inferiori usano invece cavi esterni – cosa che io preferisco, poiché consente di risparmiare sui costi di sviluppo di un complesso sistema di cablaggio interno passante per l’attacco manubrio. Questa bici non è stata testata nella galleria del vento, quindi i cambiamenti sono di natura estetica piuttosto che puramente prestazionale.
È strano pensare che la rude Defy metta lo stile davanti alla sostanza, spero che ciò non abbia influito negativamente sulla qualità di guida.

Un grande passo avanti

Mentre mi stavo preparando al mio primo giro, ho avuto qualche inconveniente. Subito ho avvertito un rumore di schiocco del telaio quando giravo il manubrio, che si è poi rivelato essere dovuto ai cavi dei freni idraulici anteriore e posteriore che si muovevano uno contro l’altro all’interno del tubo sterzo. Una cosa facilmente risolvibile, ma comunque fastidiosa.

Poi ho notato il bullone del reggisella sul tubo orizzontale, montato con un’angolazione che lo lascia rivolto verso il reggisella e lo rende difficilmente raggiungibile da alcuni tipi di utensili. Per un marchio con una tale esperienza nel settore manifatturiero, piccoli difetti come questo sono inaspettati. Una volta in sella, però, mi sentivo come su una bici aero con pneumatici da 25 mm, tanto che poi li ho controllati per avere conferma della loro effettiva misura. Ho guidato molti modelli da strada con pneumatici maggiori di 30 mm e spesso ho notato una leggera resistenza rispetto a quelli con pneumatici più stretti.

Sono quindi rimasto impressionato da come Giant sia riuscito a offrire una sensazione di così alto livello utilizzando una gomma molto larga: credo sia dovuto a un mix tra la rigidità del telaio e gli ottimi tubeless Fondo di Giant. Spesso infatti si sottovaluta la differenza che un buon tubeless è in grado di fare. La bici è risultata semplicemente molto veloce.

Giant Defy.

Più il tempo a bordo della Defy passava, più rimanevo impressionato dall’immediata qualità di guida. Con gomme da 32 mm gonfiate a circa 4,7 atmosfere, mi è sembrato quasi di galleggiare sull’asfalto. Ciò a sua volta si rifletteva sulla velocità della bici: mi sentivo sicuro nel passare sopra piccole buche e crepe stradali, ero rilassato e libero di pensare solo a spingere di più – spesso mi ritrovavo a usare rapporti duri anche in salita, grazie alla reattività del telaio.
Giant ha riflettuto sul modo in cui le gomme più larghe incidono sulla geometria: per contrastare la maggiorazione, ha abbassato di 5 mm il movimento centrale rispetto alla versione precedente. Anche il tubo sterzo è stato abbassato, il che rende la bici meno alta – anche se stack e reach sono rimasti gli stessi. Il risultato è una geometria alta sul fronte anteriore ma sufficientemente aggressiva da offrire molta velocità. Un aspetto confermato anche dalle statistiche della mia prova.
In una giornata ancora invernale ho registrato uno dei miei tempi più veloci in assoluto lungo un’abituale salita di 300 metri. Ciò mi ha sorpreso, dato il peso relativamente alto della bici (8,2 kg). Nella stessa uscita, durante una discesa, ho inoltre raggiunto una delle mie velocità più elevate. Grazie forse alle gomme più larghe, il senso di controllo e la stabilità che avvertivo erano quasi surreali.
In queste condizioni, non ho avuto paura nemmeno di sfidare la Defy su percorsi off-road e, se avessi avuto più tempo, mi sarebbe piaciuto sperimentare la bici con pneumatici da 35 mm, oppure provare ad adattarci anche quelli da 38 mm e spingerla lungo impegnativi percorsi fuoristrada. La Defy mi è sembrata capace di tutto. In effetti, dopo un mese di prova, l’unica critica che potrei farle è che in fuoristrada non è così entusiasmante come alcuni modelli endurance della concorrenza.


La Specialized Roubaix o la Trek Domane sembrano affascinare di più e forse sono più corsaiole. Detto questo, se dovessi guidare tutti e tre i modelli attraverso lo stesso percorso, non mi sorprenderei se la Defy si dimostrasse veloce come le altre due, nonostante sia più economica.
Ciò dimostra i vantaggi che ha il brand nel realizzare in proprio quasi tutti i componenti. Giant potrebbe non essere un marchio che fa impazzire i ciclisti romantici o che gli fa sudare le mani per l’eccitazione, ma non si può negare che l’ultima Defy sia davvero una bici molto valida.

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