Gli anni non ci fermeranno: pedalare per sempre

Come deve affrontare l’allenamento il ciclista di mezza età e oltre. L’esperto bikefitter Phil Cavell riflette sugli effetti del tempo che passa.

Capisci. Non memorizzare. Impara i principi, non le formule” diceva il professor Richard Feyman. Siamo una società che è innamorata dei dati. Concetti come FTP, watt, watt per kg, peso, bpm, metri di dislivello, segmenti su Strava e quanto tempo ci abbiamo impiegato a percorrerli oggi piuttosto che ieri sono diventati parte del pensare quotidiano di ogni ciclista moderno, anche di quello di mezza età. Ogni giro del pedale e corsa sono metriche, registrate e presentate come un PowerPoint per eventuali analisi incrociate.

E pensare che durante la mia gioventù i dati suonavano noiosi. Erano depositati in un computer mainframe all’interno di un bunker e giacevano lì, entità astratte più che reali.
Questo non vuol dire che io sia contro i dati. Il mio lavoro di moderno bikefitter richiede dimestichezza con il loro significato e con la loro applicazione, ma la tecnologia è qualcosa che noi di Cyclefit abbiamo adattato e piegato al nostro volere, non qualcosa da venerare in quanto tale o su cui facciamo cieco affidamento.
Per me, la tecnologia è qualcosa come “Non sarebbe bello se...?” piuttosto che “Non riesco proprio a farcela senza”. Una fotocamera che scatta 60 fotogrammi per secondo quando l’occhio umano funziona regolarmente con 10-12 fotogrammi per secondo, può essere molto utile quando si osservano gli angoli delle articolazioni in movimento di un cliente. Ma probabilmente è più importante la conoscenza accurata della sua storia di infortuni, riabilitazione e possibili schemi motori di compensazione. In verità, se devo dirla tutta io sono un po’ anti-dati. O almeno sono anti-dati per il bene dai dati. I numeri non hanno significato a meno che non vengano inseriti nel giusto contesto e si sia in grado di leggerli correttamente.

I geni dei nostri antenati

Lo scopo di quest’articolo e del mio libro ‘The midlife cyclist’ è quello di mettere in discussione alcune delle convinzioni, dei principi e delle supposizioni che girano intorno alle bici, al ciclismo, al fitness e alla salute man mano che gli anni passano. Il mio obiettivo è quello di favorire un modo di pensare più razionale, che spero possa aiutarvi a modificare i vostri comportamenti per giungere ad ottenere il massimo dei benefici in termini di salute, prestazioni e longevità.

Un recente studio apparso su BioMed Central riporta che più di un terzo degli adulti britannici sulla quarantina ha due o più problemi di salute patologici e cronici, come pressione alta, diabete di tipo 2, artrite e così via. Sulla quarantina!
Queste persone sono così giovani che a malapena entrano nel gruppo della ‘mezza età’. Lo stile di vita ovviamente gioca un ruolo importante in queste statistiche, ma anche noi non possiamo sfuggire al destino scritto nei nostro geni e all’eredità lasciataci dai nostri antenati. Se guardi indietro in un punto qualsiasi del passato, ti accorgerai che l’aspettativa di vita per la maggior parte dei nostri antenati era deludente, dai 20 ai 30 anni. È stato solo di recente, negli anni ‘20, che le condizioni hanno permesso di arrivare ad un’aspettativa di vita media di 50 anni, il target demografico di questo articolo.


Emerge subito una riflessione: l’uomo è un essere che si è altamente evoluto per adattarsi ad un ambiente ancestrale dove le biciclette leggere in carbonio non esistevano e l’FTP era irrilevante, ma dove doveva combattere ogni giorno contro malattie e malnutrizione, cercando di sopravvivere fino al terzo decennio di vita. In altre parole, potremmo essere adatti per vivere fino a 30 anni, ma non fino a 40, 50, 60 e oltre.
Tuttavia, nel nuovo millennio abbiamo assistito a una rivoluzione, con l’affermarsi di una nuova generazione di atleti di mezza età e di anziani alla ricerca di prestazioni migliori e salute anche con l’avanzare degli anni. Il problema è che in molti casi non esistono ancora studi al riguardo, oppure esistono studi su come i nostri corpi reagiscono all’essere sottoposti a test prestativi ad un’età in cui saremmo certamente morti in qualsiasi altro secolo.
Questo vuoto scientifico richiede la sollecitazione di nuove ricerche in materia, così come una conversazione con qualcuno in grado di far risplendere una luce nella giusta direzione, che sia un cardiologo, un endocrinologo, un medico o un nutrizionista di una squadra di professionisti. Incontreremo tutte queste persone nei prossimi articoli.

L’esercizio fisico potrebbe essere la medicina migliore, il rimedio che l’industria farmaceutica non ha mai inventato. Ma possiamo anche eccedere nell’uso di questa medicina? La dose ideale cambia col passare degli anni? Le indicazioni sono diverse per i neofiti e per gli atleti che praticano da una vita? Queste le domande che vanno affrontate.
Lascio un ultimo spunto di riflessione. Possiamo tranquillamente richiedere modi sempre più accurati per registrare le nostre metriche di allenamento, ma ogni set di dati è poca cosa senza una solida base fornita dalla conoscenza della biologia e della psicologia, e da come questi valori cambiano nel tempo e in base a come cambia la tua vita.

Phil Cavell è co-fondatore e bikefitter di Cyclefit. Il suo libro ‘The midlife cyclist’ è pubblicato da Bloomsbury.

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