di Sam Challis - 02 ottobre 2019

Gran Canaria: a caccia di arcobaleni

Gran Canaria ha la fortuna di avere il sole tutto l’anno, tranne quando arriviamo noi di Cyclist. Ma la pioggia non basta certo a guastare un giro entusiasmante

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Immagini Patrick Lundin

La app meteo sul mio telefono dice che oggi avremo 10°C con forti rovesci piovosi. Il mio compagno di pedalata Craig ha una previsione diversa. “Soleggiato con nuvolosità variabile e 18°C”, proclama fiducioso.

Craig e io siamo amici da molto tempo, e generalmente per i nostri giri in bici mi fido del suo giudizio. Oggi però non sono convinto: secondo le previsioni è quasi certo che oggi avremo una giornata fredda e piovosa.

Ma no, si sbagliano. Quelli del Met Office sono sempre pessimisti”, insiste Craig. “E poi quella è la previsione per la parte nord-orientale dell’isola. Lo sanno tutti che grazie ai vari microclimi di Gran Canaria il tempo migliore è sul lato sud-occidentale, che è il nostro. E poi, hai visto il percorso? Vale la pena di rischiare”.

Gran Canaria è nota per il suo clima caldo e secco. I giorni di pioggia in un anno si contano sulle dita di una mano, e grazie alle sue strade belle e sinuose, e ai suoi paesaggi spettacolari, l’isola sembra fatta apposta per i ciclisti. Tuttavia, purtroppo per noi, pare che abbiamo incrociato uno dei rari periodi di instabilità meteorologica, e - anche se siamo alla stessa

latitudine del Sahara - ci troviamo di fronte a condizioni che ricordano un umido fine settimana gallese.

In circostanze normali, dopo aver dato un’occhiata al meteo mi direi che la giornata può essere trascorsa più felicemente sotto il piumone, ma Craig ha ragione: sì, ho visto il percorso, e sì, sicuramente vale la pena di rischiare.

Gran Canaria, come le altre isole dell’arcipelago, si formò in seguito a grandi eventi sismici nel Miocene, circa 10 milioni di anni fa. Ufficialmente è ancora considerata un vulcano geologicamente attivo, ma è dormiente da oltre 3.000 anni ed è per questo che non ha l’aspetto di alcune delle isole vicine. Non c’è un gigantesco vulcano come il Teide di Tenerife, non ci sono gli aspri campi di lava di Lanzarote.

In termini di altitudine media, però, Gran Canaria è la più montuosa delle Canarie, tanto che il suo aspetto fa pensare a una versione arida delle Alpi. Il suolo sale verso il centro dell’isola fino a raggiungere il suo punto più alto, Pico de Las Nieves, a 1.949 m.

Qualsiasi strada che parta dalla costa sarà dunque inevitabilmente destinata a salire. E, infatti, poco dopo essere usciti da Puerto de Mogán, sulla costa sud-occidentale dell’isola, iniziamo a guadagnare quota.

Al di fuori dell’autostrada che circumnaviga l’isola, le strade locali scendono verso la costa come ruscelli, così ci assestiamo su un’andatura tranquilla in sintonia con la pendenza gradevole.

Per ora le previsioni meteo di Craig si stanno dimostrando azzeccate. L’alba è stata salutata da un bel cielo sereno, e dato che il sole deve salire ancora un po’ prima di riversarsi nella vallata, la temperatura è frizzante e rende gradevole la salita. In lontananza, però, la situazione è più allarmante: è chiaramente visibile la linea di separazione tra due microclimi, e le montagne dell’entroterra attorniate da nuvoloni sembrano bastoncini avvolti da zucchero filato.

Vista su una carta geografica, la strada che facciamo oggi ricorda un filo attaccato a un palloncino leggermente sgonfio. Il filo, lungo all’incirca 10 km, parte da Puerto de Mogán per poi farvi ritorno sulla GC-200. Raggiungiamo il nostro primo incrocio, il collo del palloncino, e imbocchiamo la strada a destra (ci ritroveremo a questo incrocio venendo dall’altra strada, più tardi). Imbocchiamo la GC-605, una delle strade principali che si dirige verso la zona centrale dell’isola. Ci porterà al Roque Nublo, una guglia di roccia vulcanica alta 80 metri e situata in cima a una montagna in mezzo all’isola. Si dice che sia una delle rocce naturali più grandi del mondo, ed è uno dei monumenti paesaggistici più famosi di Gran Canaria.

La strada serpeggia lungo il Barranco de Mogán, un burrone che rende varia e interessante la salita, di suo piuttosto dura. L’attimo prima sfioriamo con le spalle strati su strati di imponente roccia rossa, l’attimo successivo ci ritroviamo a pedalare in mezzo a gruppi di Pinus canariensis, una specie endemica dell’arcipelago.

Mentre saliamo il sole fa capolino nel precipizio rivelando il vivace contrasto tra l’ambiente circostante, dominato dal color ruggine, e il verde degli alberi. Con la temperatura in costante ascesa, poco vento e una salita abbastanza impegnativa alle spalle, iniziamo a illuderci che il tempo terrà. Ma quelle nuvole minacciose si avvicinano, e ho l’impressione che la nostra strada si diriga proprio lì. La linea di separazione tra microclimi non potrebbe essere più netta neanche se fosse dipinta in terra. In realtà ce n’è una dipinta in cielo: un arcobaleno che incornicia la strada ci introduce infatti in una cortina di pioggia che segna l’inizio del nostro viaggio nell’entroterra. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Agosto/Settembre

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