Benvenuti al Grand Tour

Un tracciato cicloturistico permanente che può essere fatto in autonomia. Sono due i formati ufficial. Epic Ride, entro le 100 ore. Cycle Touring, in più giorni (anche non consecutivi)

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Foto di Alessandro Trovati

Una guida valdostana, Claudio Bastrenta, ha ripercorso esattamente il perimetro della Valle d'Aosta scalandone tutti i 4.000 e seguendo con precisione le creste di confine.

Quando gli ho chiesto quale fosse stato il passaggio più difficile, mi ha detto: “attraversare la Dora a Pont Saint Martin, perchè non so nuotare bene...”.

Il Grand Tour della Lombardia segue questa filosofia: ripercorrere la regione lungo i suoi confini con "licenza" di esplorarne i posti più belli.

Un atto d'amore ciclistico per una regione che merita una più forte attenzione cicloturistica e che nasce dall'idea di una società sportiva milanese, Turbolento Thinkbike SSD (Turbolento.net).

Il Grand Tour si snoda lungo un percorso di 1.200 chilometri con 16.000 metri di dislivello e tocca tutte le province lombarde, tra pianura e ghiacciai, fiumi e laghi, borghi e città, lungo tranquille Strade Zitte e sentieri gravel.

Si può percorrere in autonomia e non è competitivo. I formati ufficiali sono due: Epic Ride oppure Cycle Touring. Epic Ride è la scelta obbligata per gli appassionati di lunghe percorrenze: il brevetto finale si conquista effettuando il percorso in meno di 100 ore. Un tempo generoso per l'ultracyclism, volutamente non proibitivo, ma che comporta una media di oltre 250 km al giorno...

Chi non si sentisse ciclofachiro e volesse combinare l'aspetto sportivo con quello turistico può invece optare per la versione Cycle Touring, tendenzialmente suddivisa in 8-12 tappe con minor salita e distanze giornaliere tra i 60 e i 140 km (questa formula è molto duttile: ciascuno si gestisce come vuole e può completare il giro anche in differenti momenti dell'anno).

Il percorso è ad anello: ogni punto è adatto per partenza e arrivo. Cyclist ha testato in anteprima il tracciato, partendo da Milano e ritornandovi dopo aver pedalato la pianura e le grandi salite alpine e costeggiato i fiumi e i laghi principali. Nel parlarvene, dedicheremo più spazio ai punti meno noti.

Prima tappa fino a Cremona

Si esce dalla città costeggiando l'Abbazia di Chiaravalle che, subito, meriterebbe una sosta: un complesso monastico del XII secolo, dalla architettura semplice e bellissima famosa per la splendida torre che, in dialetto milanese, è chiamata “Ciribiciaccola” (nome collegato ai nidi di cicogne che vi erano presenti).

Forse fermarsi già dopo 7 km può sembrare eccessivo, ma gli ideatori del progetto ne hanno fatto la sintesi della loro filosofia ciclistica: chi si sentisse “Turbo” sfrecci pure oltre, chi amasse il “Lento” potrà gustarsi anche questo gioiello.

Da qui in poi, passati gli ultimi insediamenti industriali ed un paio di fastidiosi (e trafficati) svincoli si entra nel silenzio di un percorso segnato dalla tranquilla generosità della campagna lombarda. Finalmente, dopo 15 km, si pedala su stradine tranquille che ci portano a Bascapè, Salerano e Lodivecchio.

Poi si traversa Lodi e, dopo 45 km, lasciamo appena appena la traccia per prenderci un caffè in uno dei bar che affacciano sulla magnifica Piazza della Vittoria che, direbbe un lodigiano, “è l'unico esempio al mondo di piazza porticata su tutti i quattro lati”.

Poi si viaggia spediti lungo la Via Vecchia Cremonese verso la Muzza, di nuovo ciclabile. Dopo Castiglione d'Adda si entra nel Parco dell'Adda Sud, un fiume meraviglioso che ci teniamo a lato sin quando confluisce nel Po a Crotta d'Adda e in un soffio si arriva a Cremona, fra botteghe di liutai e strade antiche.

Circa 100 km senza altimetria: forse anche i “Turbo” si possono concedere uno spuntino. Però attenzione, da qui in poi, entriamo in un mondo di gastronomie sapienti che troveranno il loro punto di sintesi a Mantova, dove torte, mostarde e tortelli di zucca si rendono tentazione irresistibile.

I 95 km che portano a Mantova

Si fa presto a dire 'pianura', magari con un po' di puzza sotto il naso: qui si entra nel mondo del principe dei nostri fiumi, pedalando a fianco al Po e intravvedendolo qua e là lungo il sinuoso percorso dei suoi argini.

Quando si arriva a Sabbioneta ci si 'deve' fermare: patrimonio mondiale dell'Umanità è l'esempio perfetto di 'città ideale', ideata e progettata da Vespasiano Gonzaga. Ci passo in epoca Covid ed il Teatro dell'Antica, uno dei gioielli nascosti d'Italia, è chiuso.

Facciamo lo stesso 'quattro passi' per poi uscire dalla 'città a misura d'uomo' traversandone le mura.

Un tratto sterrato tra Villa Pasquali e San Matteo costeggia il 'canale Navarolo' che, a fine maggio, è un incanto di piante acquatiche di un giallo intenso.

Poco dopo, a Torre d'Oglio, si traversa il fiume su un ponte di barche fascinoso e dopo una ventina di km si arriva a Mantova.

Ed anche qui ci si 'deve' fermare.

Chi avesse tempo ci passi (almeno) un paio di giorni e chi non lo avesse o volesse 'correre' si riprometta di tornarci.

Se non per vedere le meraviglie di Palazzo Gonzaga e Palazzo Tè, almeno per passare da Piazza delle Erbe per mangiare una fetta di sbrisolona, uno dei dolci tipici di Mantova (e se passate in autunno, beh, provate il sùgolo, una sorta di budino casereccio fatto con l'uva fragola).

Anche questi sono stati 95 km in piano me, se partite d'estate, attenti al caldo.

L'articolo completo è pubblicato su Cyclist numero 46.

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