Intervista: Lorenzo Fortunato, il campione dello Zoncolan che non amava gareggiare

Abbiamo incontrato Lorenzo Fortunato e ci ha raccontato quale sia stata la strada che lo ha portato a tagliare per primo il traguardo in cima allo Zoncolan nell'ultimo Giro d'Italia. Ecco quello che ci ha confidato...

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Lorenzo Fortunato (Foto Maurizio Borserini).

Castel de Britti è una piccola frazione sui colli Bolognesi, nel comune di San Lazzaro di Savena. È il paese di Lorenzo Fortunato, che per tutti oggi è il “vincitore dello Zoncolan”.

Per chi abita poco fuori Bologna, i colli sono un collegamento inossidabile con la natura, e sebbene i primi passi sportivi Lorenzo li fa con un pallone tra i piedi, a dieci anni inizia a fare qualche piccola passeggiata inseguendo la ruota di suo padre e di qualche amico cicloturista. Passeggiare in bici lo diverte e lo appassiona, al punto che quando da G4 (categoria dei bambini di 10 anni, ndr) con la maglia del San Lazzaro inizia a gareggiare, quei circuiti così brevi e frenetici non lo divertono più di tanto, se non per la soddisfazione di ritirare la coppa dell’immancabile piazzamento o vittoria. Ma lui preferisce comunque una bella e lunga passeggiata con il papà, magari con qualche salitina per il gusto di arrivare in cima e conquistare la vetta.

Correvo perché vincevo - spiega Lorenzo - non fosse stato per quello probabilmente non avrei continuato perché inizialmente le gare non mi divertivano; ricordo che durante la settimana aspettavo con più trepidazione l’uscita con gli amici di papà e la loro pausa caffè a metà giro, piuttosto che la gara”. Poi ovviamente qualcosa è cambiato….

“Certo, da Junior soprattutto, le cose sono iniziate a farsi serie. Ed è stata anche l’anno della prima volta in azzurro: fu in Coppa del Mondo, mi convocò "cittì" De Candido. Fu un esordio positivo, ma senza risultato. Poi all’Europeo arrivai quinto al primo anno di juniores in Repubblica Ceca, e da lì le cose presero una piega decisamente diversa, anche se non fu facile.”

Hai comunque sempre vinto…

“Sì, ma il passaggio nei Dilettanti per me fu difficile: mi sono adattato poco alla categoria, soffrivo in gara e ho raccolto meno che da Junior. Ricordo che andai paradossalmente meglio da stagista alla Tinkoff (2016, nda) piuttosto che nel mio club”.

Lorenzo Fortunato sullo Zoncolan (Foto Maurizio Borserini).

Veniamo ai giorni nosti: Eolo-Kometa, Basso, Contador: son mica bruscolini!

“Sono davvero felice di far parte di questa squadra. Basso e Contador sono anche due campioni ai quali mi ispiro. Mi sento a casa: pensa che al termine del Giro, nonostante la stanchezza e lo stress che una manifestazione così si porta dietro, e dopo quasi un mese di condivisione ventiquattro ore su ventiquattro con il team, a Milano ci siamo guardati tutti ed avremmo rifatto tutto da capo. Un segnale evidente della serenità che si respira nella Eolo-Kometa”.

A proposito di Giro… non puoi non raccontarci dello Zoncolan, che impatto sta avendo quella vittoria così importante?

(Sorride) “Io me ne sono reso conto solo dopo due settimane di cosa ho fatto. Lì per lì ero felice, probabilmente il più felice della squadra, ma non ne avevo piena coscienza. Non posso negare che quella vittoria mi stia cambiato la vita, ma io voglio continuare a fare quel che ho sempre fatto: lavorare in questo modo mi ha portato qui, e non ho intenzione farmi condizionare troppo”.

E intanto Contador deve farsi da Madrid a Milano in bici! O almeno così ha promesso in diretta social mentre tagliavi il traguardo in un video che trasudava emozione: quanto “sentite” la presenza ed il sostegno di Alberto e Ivan?

“Tanto, davvero tanto. Lo fanno in modo diverso: Ivan è più presente in ammiraglia, ma anche Alberto non manca mai di farci sentire il suo sostegno e la sua presenza. Pensa che io ho vinto la Adriatica Ionica Race alle 16:30, lui l’ha vista in TV, a Madrid. Alle 8 di sera si è presentato a cena in albergo! Sanno come starti vicino e ti trasmettono la loro passione”.

Lorenzo Fortunato sullo Zoncolan (Foto Maurizio Borserini).

Parliamo di futuro. Dove e come ti vedi nel futuro? Non parlo di “ciclo mercato”, intendo parlare dell’atleta.

“Guarda, io voglio diventare un corridore da corse a tappe: al Giro sono arrivato sedicesimo perdendo un sacco di tempo nello sterrato e nelle crono. Questo mi ha dato morale, ma mi ha anche detto che tecnicamente devo migliorare soprattutto li, infatti già dalla settimana prossima inizierò un periodo di allenamenti specifici per le gare contro il tempo. Però, riguardo al ciclo mercato ti dico senza problemi che io vorrei restare alla Eolo: sono convinto che se sono arrivato qui è perché ho fatto le cose gradualmente con persone che hanno creato un ambiente che me lo ha consentito. Non è una cosa da poco, e non voglio perderla. Non voglio aggiungere altro, se non i ringraziamenti a loro”.

Un’ultima domanda: per te la bici è uno strumento di lavoro, oppure senti sia qualcosa di più?

“No no, per me è una compagna: se non fossi diventato professionista probabilmente pedalerei in giro per mezzo mondo, magari anche facendo più chilometri. Amo la natura e non disdegno anche le passeggiate a piedi. Certo, ora è il mio lavoro. Ma sarei un ciclista comunque”.

In tutto questo, Lorenzo Fortunato, classe ’96, da Castel de’ Britti, tra una pedalata e l’altra, si è anche portato a casa una Laurea in Scienze Motorie. Son mica bruscolini...

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