Lungo i sentieri della Südtirol Dolomiti Superbike con Thomas Widmann

Classe ’59, assessore altoatesino alla Sanità, lo chiamano “senatore” perché ha partecipato a tutte le edizioni della Südtirol Dolomiti Superbike. Il suo motto? Sport uguale salute.

Thomas Widmann alla Südtirol Dolomiti Superbike.

In Alto Adige è noto a tutti come Assessore Provinciale alla Sanità, soprattutto in questi tempi legati al Covid e alla pandemia, ma è anche uno dei due “senatori” della Südtirol Dolomiti Superbike, avendo portato a termine tutte le edizioni fin qui disputate con il percorso lungo, quello di 123 chilometri e ben 3.400 metri di dislivello.

Nel 1986, a 27 anni, lo si è visto nelle vesti di stuntman nel film d’azione “Feuer, Eis und Dynamit” meglio conosciuto come “Fire and Ice” di Willy Bogner con Roger Moore. Oltre che biker - ha partecipato anche ai Campionati Europei di mountain bike - è anche maestro di sci. Per non far mancare nulla al suo eclettico curriculum, in una pausa degli studi universitari dal 1987 al 1989, ha co-fondato la rivista tedesca “Bike”.

Thomas Widmann, classe ’59, era ancora una volta sulla startline della ventiseiesima edizione della celeberrima gara di mountain bike che si tiene ogni anno a Villabassa (BZ) e che quest’anno ha radunato più di 3.000 appassionati.

Thomas Widmann, assessore alla sanità della Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige. Grande appassionato di ciclismo, Widmann ha partecipato a tutte le 26 edizioni della Südtirol Dolomiti Superbike.

Cyclist: Preferisce farsi chiamare assessore o “senatore”?
Thomas Widmann: Sicuramente senatore (accompagnando la risposta con una risata che mi mette subito a mio agio).

Cyc: Thomas, che effetto fa essere considerato un “senatore” della Dolomiti Superbike?
TW: Ne vado molto orgoglioso, perché in fondo siamo solo in due ad aver sempre disputato e concluso il percorso lungo in tutte le edizioni, su circa cinquantamila partecipanti complessivi a questa gara; vuol dire che per 26 anni bisogna mantenersi sani e abbastanza in forma, altrimenti è una gara che non riesci a finire.

Cyc: Un degno ambasciatore del suo ruolo istituzionale quindi...
TW: Il mio lavoro istituzionale è molto impegnativo, purtroppo mi lascia poco tempo per allenarmi. Per fortuna ho una buona base costruita in gioventù, in cui ho praticato moltissimo sport, ed è grazie a questa base che riesco a finire ogni anno la gara. È sempre una sofferenza ma anche un’avventura unica ed irripetibile, fantastica. Arrivare in fondo è una grande soddisfazione. Fa parte delle cose speciali che ti rimangono impresse nella mente, e ti porti anche nel quotidiano.

Cyc: Da assessore alla Sanità e da convinto sostenitore del binomio sport uguale salute, che ruolo gioca la pratica sportiva?
TW: Per la salute ritengo che la prevenzione sia una cosa importante, anche per risparmiare risorse pubbliche. Le malattie di cuore e polmoni sono le più diffuse, facendo sport e ciclismo lo stato di salute migliora. Alcune aziende americane richiedono ai propri dipendenti un minimo di ore in movimento, biking incluso.

Cyc: In tempi di Covid, quanto ha influito essere un amministratore, ma anche uno sportivo praticante?
TW: Lo sport si è potuto praticare quasi sempre, soprattutto in Alto Adige; per tanti è stato una sorta di “psicologo” personale. Soprattutto la cittadinanza dell’Alto Adige è molto attenta al wellness, fa tanta attività sportiva. Personalmente è e continua a essere un periodo complicato dal punto di vista sportivo, per più di un anno non ho fatto praticamente sport, ero impegnatissimo per il mio ruolo. Quando volevo ricominciare, ho preso il Covid che mi ha tenuto bloccato a casa per 42 giorni, e quando sono guarito ho di nuovo dovuto gestire la seconda ondata, per cui ho dovuto nuovamente accantonare ogni attività fisica. Tornare a pedalare è stata dura, ero a terra, fisicamente parlando. E adesso mi ritrovo, felice, ad aver concluso la Superbike.

Cyc: Lei predilige l’aspetto agonistico o quello sportivo?

TW: Senza dubbio quello sportivo, ma aggiungo anche quello ludico, per godermi il paesaggio, parlare con la gente. Normalmente mi fermo anche a bere una birra, è quasi un rito se vogliamo dire così; ho partecipato a così tante gare agonistiche quando ero giovane, che ormai non ho più bisogno di gareggiare. Lo faccio per passione, per sfizio e per amore per lo sport e per la bici.

Cyc: Come si è evoluta la manifestazione, la Südtirol Dolomiti Superbike nel corso degli anni?
TW: Credo che all’inizio, nei primi anni, questa gara fosse unica nel suo genere in tutta l’Italia; un insieme di 50, 100, 150 amici che si conoscevano, con diversi stranieri. Era una comunità molto piccola e ristretta. Poi piano piano il ciclismo si è sviluppato come uno sport di moda, se si pensa che praticamente ora ognuno ha una mountain bike o una bici da corsa. Ci sono tantissime gare, ma questa è la classica: la prima e la più bella.

Widmann alla recente edizione della Südtirol Dolomiti Superbike in compagnia di Kurt Ploner, presidente

del Comitato organizzatore della storica corsa a Villabassa (BZ), in Alta Pusteria.

Cyc: Che cosa si potrebbe migliorare nelle prossime edizioni di questa gara?

TW: In fondo è quasi tutto perfetto, perché il tracciato è fantastico, il paesaggio è unico; le Dolomiti non sono le più alte montagne del pianeta, ma sicuramente le più belle al mondo.

Se si ha tempo e non si partecipa agonisticamente, si ha modo di guardare il paesaggio; quando vado verso Cortina mi fermo sempre un attimo a vedere le cime di Lavaredo, o anche la Croda Rossa, Prato Piazza... è veramente fantastico, tutto l’insieme è unico.

Cyc: Come nasce la sua passione per il ciclismo e per la bicicletta?
TW: Fin da giovane ho scoperto la mia passione per lo sport, la natura, la “sofferenza” negli allenamenti e la vita dinamica. Ho partecipato anche ai Campionati Europei e a tutte le prime gare in Alto Adige. Non potevo mancare ovviamente alla Südtirol Dolomiti Superbike. In gioventù mi allenavo molto, ora con i molteplici incarichi che rivesto riesco a ritagliare davvero poco tempo per allenarmi; ho provato a partecipare alla gara di Villabassa con soli 250 km nelle gambe, e anche quest’anno non ne avevo più di 800, 1.000. All’inizio eravamo in pochi a praticare la mountain bike, meno di un centinaio, e non eravamo ben visti nel mondo del turismo. Poi Kurt Ploner (il presidente del Comitato organizzatore della manifestazione) ha avuto una grande intuizione, ha tenuto duro e con la sua testardaggine ha fatto crescere esponenzialmente la Südtirol Dolomiti Superbike creando un indotto inatteso, formidabile per il comparto turistico e non solo nei giorni di gara. I bikers è ormai appurato che tornano con gli amici e la famiglia a pedalare in Val Pusteria.

Cyc: Pratica solo la mountain bike?

TW: No, uso anche la bici da strada con gli amici. Dipende dalla situazione; se sono in strada, vicino alle città, vado con la bici da corsa, altrimenti in mountain bike.

Cyc: Cosa ne pensa del fenomeno gravel?
TW: Interessante e utile; in fondo con una bici da corsa con le ruote molto strette come erano all’epoca, era difficile fare uno sterrato. Con la gravel si può fare quasi tutto, ovviamente non mountain bike estremo come downhill. È una bici multiuso, per questo ha successo.

Cyc: E del boom del cicloturismo?
TW: È un’attività molto bella, in fondo qua si può viaggiare veramente dappertutto. C’è gente che carica la bici, va fino a Linz, delle volte fino a Budapest e poi rientra in in treno.
È una nuova forma di turismo che 20 anni fa non esisteva, ma che ormai è molto sviluppata, con tantissimi appassionati. E sicuramente in tempi di pandemia, ha rappresentato un modo per “uscire” da quella reclusione cui siamo stati costretti per lungo tempo...

Cyc: Le ciclabili nei centri urbani, un argomento di grande attualità che nelle città suscita diverse polemiche. In Alto Adige com’è la situazione?

TW: In Alto Adige abbiamo sviluppato tantissime ciclabili, siamo arrivati ad averne all’incirca 700 chilometri. Bolzano, per esempio, come capoluogo è una della città che ha più bici in confronto ad altre realtà, perché si è pensato già tanti anni fa alle ciclabili. E ora le si vuole ulteriormente incrementare.

Cyc: La bicicletta rappresenta quindi un buon veicolo per il turismo?
TW: Rappresenta un indotto straordinario. La gente che si iscrive alla Dolomiti Superbike o a manifestazioni simili, spesso non viene solo per partecipare a una gara. Ci porta la famiglia, per trascorrere qualche giorno di vacanza, familiarizza col territorio. E molte volte torna.

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