di Rosario Palazzolo - 07 novembre 2018

Sfida epica (e rito collettivo)

Numero chiuso a 7.500 iscritti per L'Eroica, un’avventura sportiva e umana che richiama ciclisti da tutto il mondo. Una pedalata “senza tempo” fra le strade bianche toscane in nome dell’amore per la bicicletta e della sua storia epica.

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Nel raccontare l’epica sfida tra Fausto Coppi e Gino Bartali al Giro d’Italia del 1949, il giornalista del Corriere della Sera Dino Buzzati, per la prima volta in veste di inviato sportivo, scrisse: “Il Giro è un meraviglioso tonico fisico, una straordinaria gita in campagna, un pellegrinaggio da una trattoria all’altra attraverso l’Italia gastronomica...”. Un’immagine quasi luculliana che all’apparenza strideva fortemente con le scalate eroiche sulle Alpi e con quella disfida sportiva che si stava consumando sulle strade del Bel Paese dinnanzi agli occhi di un’Italia repubblicana così giovane e ammaliata dagli eroi del Giro.

Eppure quelle parole meglio di ogni altra cosa riescono a raccontare lo spirito che ancora oggi è racchiuso ne L’Eroica di Gaiole in Chianti, la pedalata cicloturistica che nell’era della bicicletta ipertecnologica e di un ciclismo nel quale ogni dettaglio è calcolato, e ogni rischio è misurabile, ha assunto il ruolo di testimone ed erede di un ciclismo classico coraggioso e incosciente, ma anche un po’ guascone, capace di affascinare intere generazioni e di appassionare milioni di italiani allo sport della bicicletta.
E ogni anno sono in migliaia i ciclisti italiani e di tutto il mondo che si ritrovano qui, tra i colli aspri delle crete senesi che faticosamente mietono il nettare del buon Chianti, per celebrare questo spirito nella più singolare e autentica rievocazione del ciclismo storico che è prima di tutto spirito e poi forma.
Domenica 7 ottobre, L’Eroica ha celebrato la sua 22esima edizione, la seconda senza il suo co-fondatore Luciano Berruti, scomparso nell’agosto del 2017 stroncato a 74 anni da un malore mentre pedalava. A lui, Gaiole ha dedicato un monumento che raffigura il suo volto senza tempo accanto a quello di una bicicletta storica, divenuta simbolo della sua filosofia di vita. L’immagine imperitura di un uomo che nel Chianti a suo modo ha fatto storia al pari dei tanti campioni che tra queste strade erano di casa. Rievocando le parole del giovane Buzzati, oggi come negli anni del ciclismo epico, L’Eroica di Gaiole sa essere sfida eroica e pellegrinaggio allegro allo stesso tempo. Ma non si può comprenderne a pieno lo spirito fino a quando non ci si immerge in quel serpentone quasi infinito di ciclisti che per una domenica si mettono in viaggio con i mezzi più curiosi e disparati, per cercare di vivere un’avventura che è sì sportiva, ma che è soprattutto umana.
La giornata inizia quando il cielo è ancora buio a Gaiole. Già alle 4 del mattino ci sono i ciclisti più arditi che anticipano il primo start ufficiale immergendosi nel nulla in sella alle biciclette più antiche e improbabili, pur di riuscire a portare a termine la loro missione che in alcuni casi si conclude solamente al tramonto. C’è chi in sella a una bici anni ‘30, con cambio ruota flip flop, arriva a sfidare le strade bianche del Senese percorrendo il Lungo, un percorso di 209 chilometri e quasi 5.000 metri di dislivello che non dà fiato fino al traguardo, soprattutto a chi non sa di poter contare su uno o al massimo due rapporti. E c’è chi invece parte con comodo, quando sono ormai le 9 e il sole fa capolino tra la nebbiolina che filtra fra i vigneti ingialliti dall’autunno, ma fa la prima sosta al bar all’imbocco della salita che porta al Castello di Brolio, ad appena 10 chilometri dal via. Due generazioni di ciclisti diversi, ma uniti da una stessa passione, l’amore per la bicicletta. Dai ciclisti eroici che si cimentano nel Lungo a quelli che preferiscono il Medio di 130 chilometri, fino a quelli della Passeggiata da 32 chilometri, per loro l’importante è esserci e assaporare quel gusto speciale di pedalare in uno scenario senza tempo e senza un cronometro da inseguire. Senza dimenticare quelli che si cimentano col Corto di 78 km che non si possono certo sottovalutare. A L’Eroica non c’è gara e come ricorda l’altro co-fondatore e oggi direttore Giancarlo Brocci, “non esiste la competizione. È proprio questo che rende i ciclisti migliori, perché sanno che pedaleranno per se stessi, per vivere un’esperienza e non per inseguire un tempo o una posizione di classifica”.

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - novembre 2018
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