Garda Experience a tutto Gravel

Padre e figlio in un giorno di luglio inforcano le loro bici decisi a girare attorno al lago più grande d’Italia. 140 km affrontati in senso orario, senza ciclabili percorribili, con partenza e arrivo a Desenzano.

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La stazione ferroviaria di Desenzano che ogni giorno accoglie decine di ciclisti scesi dal treno.

Quando ero bambino si usava dire che il lago di Garda era il mare dei tedeschi. Già allora, e di anni ne sono passati parecchi, il Garda era il paradiso per chi passava le Alpi e si addentrava nel Paese del Sole. Mi sono sempre chiesto perché l'Italia è stata definita il “Paese del sole”. Perché non la Croazia, la Spagna o il Portogallo. L'ho capito proprio andando in bicicletta al di là delle Alpi. Senza nulla togliere ai paesaggi, alla storia e all'accoglienza che i Paesi più a Nord riservano ai ciclisti, il clima e il sole qui da noi sono decisamente un'altra cosa.

Anche per questo il Garda non possiamo considerarlo solamente un lago alla stessa stregua dei tanti specchi d'acqua che si trovano in Italia e nel resto d'Europa. Qualcuno lo ha definito un micro cosmo che vive attorno alle sue acque. Un territorio così vasto e diversificato da far pensare davvero di trovarsi al cospetto del mare. Non fosse altro che per un fattore geografico: da nord a sud questo specchio d'acqua ha una lunghezza di 50 chilometri. E se poi scrutiamo l'orizzonte da Est verso Ovest, da Lazzise o al contrario da Moniga, l'acqua si estende per circa 17 chilometri, dando l'impressione di essere nel gigantesco golfo di uno dei nostri mari.

Forse è anche per questo che il periplo del lago di Garda è diventato così celebre tra i ciclisti che, pur non trovando particolari difficoltà tecniche, lo hanno inserito tra loro obiettivi. Un giro da percorrere almeno una volta nella vita.

Per cercare di capire il motivo vero di questa passione per il Garda non c'era altro da fare che provare a percorrerlo tutto in bicicletta. Una uscita di poco più di 140 chilometri che corre quasi sempre a fil di lago e non annovera particolari salite, visto che la sua altimetria somma appena 480 metri D+.

Il percorso è completamente ondulato, un continuo su e giù che non annoia.

In molti lo percorrono tutto d'un fiato, pedalandolo praticamente senza soste. Ci sono ciclisti che lo percorrono in meno di 4 ore. Ma forse la vera magia del giro del lago di Garda è quella di riuscire a goderselo, anche immergendosi nei suoi borghi e fermandosi qualche momento ad ammirare i suoi innumerevoli scorci e i paesaggi che in alcuni punti e in alcune giornate sono davvero mozzafiato. Così abbiamo fatto insieme a mio figlio Jacopo, alla sua prima esperienza dai bikepacker. In un giorno di luglio (anzi due) abbiamo inforcato le nostre biciclette e lo abbiamo percorso in senso orario, partendo da Desenzano per tornare al punto di partenza dopo una sosta notturna nei paraggi di Riva del Garda.

La breve pista sospesa, che si trova tra Limone sul Garda e Riva e che è considerata tra le ciclabili più belle al mondo. Un tratto di 2,5 km. Molto interessante dal punto di vista paesaggistico, ma pensato per il passeggio sia a piedi che in bici.

Ciclabili da… passeggio

Dovessi fare l'avvocato del diavolo, vi direi: ma chi ve lo fa fare... sappiate che per 2 giorni viaggerete su strade urbane e extraurbane, quasi senza nemmeno un metro di pista ciclabile e che metà del vostro tempo lo trascorrerete a pedalare in galleria, intenti a guardare che le vostre luci siano accese e ben visibili e sperando che chi arriva in auto dietro di voi sia concentrato e corretto e non stia mandando messaggini con lo smartphone mentre dovrebbe avere entrambe le mani sul volante.

Già perché le piste ciclabili che sono state create fino ad ora sono ad esclusivo utilizzo di biciclette da passeggio, piuttosto che di pedoni che si godono il panorama e l'aria del lago.

Chi si è lasciato ammaliare dalla notizia che gira da un paio anni sulla “pista ciclabile più bella del mondo”, resterà deluso. Non tanto per il valore di quella pista, che troverete a Nord di Limone del Garda. Ma per il fatto che è lunga solamente 2,5 chilometri e che è stata pensata e realizzata più per offrire una balconata ai turisti a passeggio che per far pedalare i ciclisti.

Dunque, rassegnatevi, il lago più grande d'Italia è da circumnavigare unicamente sudando e pedalando dentro e fuori dalle gallerie della sua strada principale che ricalca piuttosto fedelmente il perimetro del lago.

Ah, sia chiaro i borghi e i centri storici che si affacciano sul lago sono quasi tutti vietati alle biciclette, dunque se vorrete visitarli dovrete parcheggiare la vostra due ruote o al limite portarla al passo. Un paradosso per una realtà votata al cicloturismo. Ma decisamente una scelta comprensibile vista l'esigenza di convivenza tra turismo e ciclismo che rischierebbe di implodere soprattutto in estate.

Se proprio ci tenete a partire, due consigli non fanno mai male: non scegliete le giornate nelle quali il lago è più frequentato e le sue strade sono trafficate, tipo i weekend per intenderci. Se partite da Nord, allora sfruttate le ore della prima mattina, perché potreste avere la fortuna di pedalare insieme al Pelèr, il vento che soffia verso sud a vostro favore. Uno spasso...

Noi proprio così abbiamo fatto. Prima di partire un'ultima raccomandazione: troppo spesso siamo abituati a pensare al lago come ad una entità geografica e antropologica unica (tutta uguale). Ecco, non è il caso del lago di Garda che a Sud ha una morfologia più legata alle tradizioni della pianura padana, mentre a Nord è immerso tra le montagne e di quell'aria e quella cultura si è impregnato. Non a caso sulle sue acque si affacciano tre regioni, Lombardia, Veneto e Trentino. Tre territori profondamente diversi tra loro per cultura e tradizione, ma anche e soprattutto per le caratteristiche del loro territorio. Una peculiarità che a noi viaggiatori è in grado di regalare emozioni senza fine, dal primo all'ultimo chilometro. Vi sfido a trovare un luogo simile in uno spazio che dopotutto è piuttosto ristretto.

Garda Experience a tutto Gravel.

Bussola verso Nord

La partenza alle 10 del mattino dalla stazione ferroviaria di Desenzano (da Milano è poco più di un'ora di treno e si viaggia con bici al seguito) con la bussola puntata verso Nord. Prima tappa Salò. In questa parte il lago ci regala un panorama sterminato che ci fa quasi sentire sulle coste del Tirreno. Si pedala su strade piuttosto trafficate. Del resto, questa è forse la parte del lago più densa di fabbriche, negozi e di una fiorente attività vinicola che negli ultimi 20 anni lo ha trasformato in un paradiso per gli intenditori. Il consiglio è di rifugiarsi per quanto possibile nelle viette ondulate del promontorio del Benaco, girando intorno a San Felice e tenendosi il più vicino possibile al lago.

La discesa dal promontorio verso Salò è una gioia per gli occhi perché consente di ammirare a pieno il piccolo golfo prima di immergersi sulla strada rivierasca che si infila sempre più stretta tra i costoni scoscesi delle montagne rocciose e friabili e il bordo del lago. Il fatto che non vi sia ancora una pista ciclabile come si deve sul lato Ovest dopotutto è dovuto a questo.

Escludendo la parte meridionale, il resto del lago è incastonato in una cornice di montagne che scendono direttamente fino alla riva, lasciando giusto lo spazio per alcuni borghi come Tuscolano e Gargnano. Non resta che pedalare tra una galleria e l'altra. Alcune più larghe e illuminate, altre più strette e buie. L'obiettivo è arrivare a Limone del Garda. Il paese, che non si trova lungo la strada si annuncia... eccome se si annuncia... con i suoi limoneti sparsi ovunque ci sia un fazzoletto di terra scura al posto delle rocce.

Limone è un luogo a sé. Un paradiso che sembra realizzato per sfuggire agli occhi indiscreti. Un micromondo pensato per accogliere i turisti all'insegna di una tipicità che è così curata da diventare un po' artificiale. Il colpo d'occhio è decisamente fantastico. Il villaggio è popolato di negozietti e ristoranti. Il lago qui appare in tutto il suo splendore e Riva appare ad un soffio. Inutile dirlo, Limone è celebre per i suoi... limoni. Pare che siano quelli che al mondo crescono più a Nord. Tutto merito di quel microcosmo che si chiama Lago di Garda e che grazie a una serie di correnti e di fenomeni naturali intatti da secoli rende queste aree completamente diverse rispetto ad ogni altra che si trova a queste stesse latitudini. I limoni del Garda sono dei veri gioielli, soprattutto per il prezzo, ma ammirarli nelle limonaie non costa nulla.

Garda Experience a tutto Gravel.

Pedalata soft verso Riva

Si continua a pedalare. E a pochi giri di ruota dalla fine del paese ci si imbatte improvvisamente nella ciclabile del Garda. Ricordate?... “la più bella del mondo”. Se vi dovessi dire di preferire la strada, vi direi una fesseria. Non soltanto perché la ciclabile è più sicura, nonostante la sua pavimentazione a listelloni e il perenne affollamento di turisti, ma perché il panorama che regala è impagabile.

Uno sguardo a picco sul mare, pardon sul lago. Una pedalata soft per riposare le gambe e cominciare a scrutare Riva e Torbole, annunciati dallo sfarfallio dei windsurf e dei kite che planano sulle acque praticamente a ogni ora del giorno. Un dettaglio, per farvi capire quanto ancora questo territorio litighi con le piste ciclabili. Arrivati in fondo, la pista termina al cospetto di un monumento e per tornare alla strada occorre alzare la bici di peso e scavalcare un cancello.

Riva a questo punto è a meno di una dozzina di chilometri. La città è pronta ad accogliere i turisti con la sua perfetta organizzazione trentina, il suo centro storico che si affaccia sul lago e le sue moltissime attrazioni... compresa la birreria della Forst che nelle giornate più calde potrebbe apparire come un miraggio. (Per me lo è stato... perché quando ho chiesto al cameriere una birra mi ha risposto serafico, apriamo alle 6). Non ce ne voglia Riva, ma per la nostra sosta di tappa abbiamo scelto di spostarci tre chilometri più a Nord, a metà strada tra Riva e Arco nella pensioncina Rolly che ci ha accolti con camere praticamente nuove e un garage privato per le biciclette con tanto di codice segreto per proteggerle. A portarci fin qui è stata la conoscenza con lo chef, Marco Gubert, ultramaratoneta e ciclista. Lui, il periplo del Garda lo ha sperimentato più volte, sia in bicicletta che a piedi... dunque chi meglio di lui. Marco ci ha preparato la cena perfetta per due ciclisti super affamati. Ma soprattutto ci ha consigliato la “deviazione” giusta per trasformare il nostro giro in una esperienza indimenticabile.

Il sacrifico è piuttosto modesto: una deviazione di una decina di chilometri prima verso Arco e poi attraversando il fiume Sarca, per imboccare una salita di qualche centinaio di metri di dislivello lungo la SS 240dir. Una volta in quota è sufficiente seguire per pochi chilometri la strada in direzione di Nago. La panoramica regala una immagine del lago impagabile, soprattutto la mattina presto con il cielo dipinto di blu e il sole che illumina ogni cosa.

La breve pista sospesa, che si trova tra Limone sul Garda e Riva e che è considerata tra le ciclabili più belle al mondo. Un tratto di 2,5 km. Molto interessante dal punto di vista paesaggistico, ma pensato per il passeggio sia a piedi che in bici.

Discesa mozzafiato

Da Nago ci si tuffa letteralmente su Torbole percorrendo una discesa mozzafiato. Se avete il cuore caldo e lo stomaco debole, una sosta a Torbole è immancabile. I suoi locali affacciati sul porticciolo sono qualcosa di davvero pittoresco. Ma poi non ci sono più scuse: non resta che abbassare la testa sul manubrio e pedalare. Vento in poppa (e vi giuro che il vento si sente) c'è da attraversare un lungo tratto di gallerie e strade circondate da uliveti. Ah, ricordate il primato di Limone per i suoi limoni? Ecco, Riva del Garda e Torbole hanno il primato per gli ulivi più a Nord del mondo. Ma anche in questo caso, l'olio è decisamente e un prodotto per intenditori. Nella sua parte alta, questa sponda del lago è meno popolosa, ma a metà della strada vi troverete ad attraversare Malcesine, un borgo tra i più pittoreschi, con il suo castello e i suoi vicoli che degradano verso la riva. Un leggero saliscendi accompagna la strada fino alle Torri del Benaco. Ma poco dopo Malcesine non dimenticate di fare una sosta nella frazione di Cassone di Malcesine, dove la strada vi sarà tagliata da un torrente che si immette dritto nel lago. Si tratta del fiume Aril, considerato il più corto al mondo con soltanto 175 metri di lunghezza. Da lì si scende verso Garda, dove il lago cambia ancora la sua morfologia e le montagne cedono il passo alle colline coltivate a viti e ai celebri vini veneti che, sulla sponda Est del lago, fanno concorrenza a quelli della sponda di Desenzano.

Garda ci accoglie con le sue lussuosissime ville e il suo traffico, poi Bardolino, Lazzise, con i campeggi e i parchi divertimenti che ne fanno la località più importante per numero di presenze annue, prima di puntare sulla sontuosa Peschiera del Garda che fa da cerniera tra il Veneto e la Lombardia. A questo punto il periplo sembra compiuto. Ma in realtà prima di tornare al punto di partenza, c'è ancora da visitare Sirmione. Il suo centro storico è letteralmente proiettato sul lago in sella ad una penisola stretta e si insinua nel lago. Per scoprire il fascino di questo borgo non si può che percorrere la strada fino all'ultimo metro. Sirmione, per altro è la città celebre per le sue terme che si affacciano sul lago. Diciamoci la verità, un bel bagno e una sauna sono una vera tentazione a non completare il giro, quando ormai mancano un pugno di chilometri.

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