LeMond vs Fignon: il Tour più combattuto di sempre

Nel 1989 lo statunitense Greg LeMond guadagnò 58 secondi su Laurent Fignon nell’ultimo giorno per registrare la vittoria più risicata nella storia del Tour de France.

Greg LeMond, dopo aver finito la cronometro dell’ultima tappa, capisce che sta per vincere il Tour.

La mattina presto della quinta tappa dell’edizione 1989 del Tour de France, José De Cauwer, il direttore sportivo della squadra ADR di Greg LeMond, fu visto mentre spingeva una bicicletta nei corridoi di un hotel in Bretagna. De Cauwer stava cercando la stanza di Claude Jacquat, il capo della giuria del Tour. Jacquat si era appena svegliato quando sentì De Cauwer bussare alla sua porta e rispose con rabbia mentre indossava ancora la sua vestaglia. “Cosa stai facendo qui? Sei pazzo?”.

De Cauwer non era pazzo. Infatti, aveva un’ottima ragione per rischiare l’ira di Jacquat così presto la mattina.

Mesi prima del Tour, LeMond aveva corso una prova a cronometro con delle nuove barre aerodinamiche montate sulla sua bici. I risultati erano stati notevoli. “Si poteva vedere [l’impatto] sul tachimetro e si poteva vedere sul cardiofrequenzimetro”, ha ricordato De Cauwer nel 2019. Rapidamente fu presa la decisione di provare a usarle al Tour.

De Cauwer sapeva che la regola prevedeva che il manubrio dovesse essere un pezzo unico; quindi, doveva verificare che non ci fosse il rischio di penalità. Questo significava controllare prima con Jacquat. De Cauwer si scusò per la visita di prima mattina prima di spiegare che aveva la bici di LeMond con lui. “Dobbiamo mettere questa cosa davanti, ha un problema alla schiena”, disse. Jacquat guardò la bici, disse che era a posto e invitò un De Cauwer interiormente felice ad andarsene.

Quasi 8 ore più tardi LeMond rotolava giù per la rampa di partenza della cronometro di 73 km da Dinard a Rennes. Le barre avevano già causato un po’ di scompiglio dietro le quinte - il direttore della Panasonic, Peter Post, aveva detto al suo meccanico: “Guarda, José ha qualcosa di nuovo”. LeMond vinse la tappa, la sua prima vittoria di qualsiasi genere dal 1986, e si prese la maglia gialla.

 Laurent Fignon, devastato, si rende conto di aver perso per otto secondi.

Battaglia per il Giallo

LeMond aveva firmato con ADR per la stagione 1989 dopo aver trascorso due anni a recuperare da un incidente di caccia - da qui il lungo intervallo tra le vittorie. Nessuno sapeva se l’americano sarebbe mai potuto tornare ai livelli che l’avevano portato alla maglia iridata nel 1983 e alla vittoria al Tour nel 1986. Lentamente aveva lavorato per il suo ritorno, la fiducia tra LeMond e De Cauwer era cresciuta nel tempo, e già nella settimana finale del Giro d’Italia, vinto da Laurent Fignon, LeMond sembrava essere tornato ai suoi livelli. Eppure, anche dopo aver indossato la maglia gialla a Rennes, pochi pensavano che potesse essere tra i favoriti per la vittoria.

Anche Fignon era presente al Tour con l’obiettivo di aggiungere un terzo titolo alle sue vittorie del 1983 e del 1984, e si trovava a soli cinque secondi da LeMond dopo la cronometro di Rennes.

Nel corso delle 15 tappe successive, il comando passò tre volte tra i due uomini. La squadra ADR di LeMond era piuttosto debole e poteva offrire all’americano poco in termini di supporto. De Cauwer dovette giocare d’astuzia.

“(Le altre squadre) stavano lottando l’una contro l’altra e noi potevamo approfittarne un po’ - ha ricordato -. Tutti sapevano che il nostro team non era abbastanza forte, quindi non c’erano persone che guardavano nella mia macchina e dicevano: José, hai intenzione di correre?”.

Nella tappa all’Alpe d’Huez, Mignon avrebbe potuto mettere il Tour fuori dalla portata di LeMond. All’inizio LeMond era rimasto bloccato nel secondo gruppo lungo la strada, ma poi aveva ottenuto un “passaggio” quando un corridore del suo gruppo si era staccato per raggiungere un compagno di squadra davanti. Poi, sulla famosa salita dell'Alpe d'Huez, LeMond accusò lo sforzo. Le sue spalle erano curve in avanti e il direttore sportivo di Fignon, Cyrille Guimard, che aveva gestito LeMond alla Renault, riconobbe il segno che il suo ex ciclista era in difficoltà. Senza la radio della squadra, Guimard doveva raggiungere Fignon per dirgli di attaccare. Ma tra Guimard e il suo corridore c’era la macchina ADR. De Cauwer fece in modo di rendere sufficientemente difficile il sorpasso

di Guimard, ritardando la consegna del messaggio.

“Se ci fossero state le radio penso che sarebbe stato difficile per LeMond vincere il Tour”, rifletteva De Cauwer nel 2019. Anche così, il giorno della tappa finale più famosa della storia del Tour si presentò con Fignon in giallo con un vantaggio di 50 secondi. Era concepibile che LeMond potesse annullarlo durante la 24,5 km a cronometro sugli Champs-Élysées e si aggiudicasse la vittoria, ma pochi se lo aspettavano davvero.

LeMond usò di nuovo le sue barre aerodinamiche e indossò un casco aerodinamico; Fignon, che aveva la sua coda di cavallo bionda che sventolava nel vento, sembrava decisamente all’antica in confronto. Era la perfetta contrapposizione tra innovazione e tradizione.

Mentre Fignon si affannava verso il traguardo, LeMond stava ad osservare, come nella foto, circondato dai giornalisti, con gli occhi spalancati e increduli, mentre si rendeva lentamente conto che stava per vincere il Tour. Il risultato finale fu la vittoria più stretta del Tour registrata fino ad oggi: solo otto secondi dopo 4.021 km di corsa. LeMond aveva messo a segno un colpo spettacolare, registrando la sua seconda vittoria al Tour. Fignon, nel frattempo, era sconvolto. Il risultato rappresentò il punto più alto di ADR. La squadra fu assalita da problemi finanziari e LeMond lasciò alla fine della stagione dopo essersi assicurato anche il suo secondo campionato del mondo. Si unì al team Z e difese il suo titolo al Tour l’anno successivo, l’ultima grande vittoria di una carriera celebrata.

Per quanto riguarda Fignon, la citazione sul retro della copertina della sua eccellente autobiografia, ‘Eravamo giovani e spensierati’, riassume forse al meglio come viene ricordato oggi: “Ah, mi ricordo di te”, recita la citazione. “Sei quello che ha perso il Tour de France per otto secondi!”.

“No monsieur - risponde -, sono quello che l’ha vinto due volte”.

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