di Trevor Ward
- 22 September 2020

Il piacere dello slow cycling

Chiamatelo giro di recupero se vi piace, ma ci sono buone ragioni per prendersela con calma in bici

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Immagini Tapestry

Torto o a ragione, sono scettico verso chiunque pubblichi un “giro di recupero” su Strava. Provoca in me la stessa reazione di quando una celebrità annuncia che è in vacanza. Vorrei gridare: “DA COSA, ESATTAMENTE?”. Sicuramente solo un ciclista professionista che mulina le gambe dopo una corsa a tappe di una settimana ha il diritto di chiamarlo giro di "recupero". Il resto di noi dovrebbe chiamarlo per quello che è - l'unica cosa che stiamo recuperando è l’aver fatto tardi la sera, il che incide in modo considerevole sulla nostra velocità media e sulla capacità di fare incetta di KoM (il titolo di “re della montagna” su Strava).

The Discovery of Slowness è un piacevole romanzo basato sulla vita del marinaio britannico del diciannovesimo secolo John Franklin, il cui pensiero lento e metodico lo ha svantaggiato sulla terra ma lo ha liberato nell’ambiente infinito dell'Oceano. La scoperta della lentezza su una bici può avere lo stesso effetto liberatorio su quelli di noi che trascorrono la maggior parte dell'allenamento col mento attaccato al manubrio cercando di fare meglio delle volte precedenti o che reclamano il KoM assegnato a un altro. E così su Strava includono i dati meteo per dimostrare di avere davvero pedalato col vento contrario.

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