di Fulvia Camisa - 29 novembre 2018

Linus pensiero

Lo abbiamo incontrato nella sede di Radio Deejay per parlare del suo grande amore per lo sport. Ciclista e runner, ci ha spiegato come buttare il cuore oltre l’ostacolo.

Cyclist a Radio Deejay

Cyclist: Quando è nato Linus ciclista?
Linus: Il 2009 è stata la prima volta in cui ho provato ad andare sul serio in bici. E ho fatto per la prima volta anche la Maratona dles Dolomites, il corto. Tutto è cominciato per dare un po’ di riposo dalle gambe, erano già dieci anni che correvo e sentivo i primi scricchiolii. Qualcuno mi disse che era opportuno riempire quel mese di riposo andando in bici per non perdere la condizione aerobica. E… funziona.

Cyc: Come ti definisci, da pianura o da salita?
L: Mi definisco scarso, non ho un grande motore. Questo posso dirlo. Se fossi un professionista sarei uno da classiche di un giorno. Soffro molto le salite lunghe. Mi piacciono molto quelle brevi e anche un po’ ripide. Sono più potente che resistente.

Cyc: Davanti alla Tv sei più da Tour o Giro?
L: Da tutti e due, e anche da Vuelta. Guardo tutte le corse. Mi fa un po’ sorridere perché ho sempre considerato un po’ da anziano guardare il ciclismo in televisione, da piccolo vedevo che lo faceva mio padre. Quel ciclismo in bianco e nero aveva un aspetto bellissimo che era l’agonismo.
E gli atleti erano meravigliosi, ma la qualità delle immagini non era il massimo. Mi accorgo che guardo le corse più per un aspetto estetico, mi piacciono le immagini e mi piace l’atmosfera. Andando abbastanza in bici mi è facile immedesimarmi e, alla fine, chi vince ha un aspetto relativo.

Cyc: Da ragazzino per chi tifavi?
L: Le mie biglie erano quelle di Merckx, Gimondi, Adorni, Bitossi e Zandegù. I nomi erano quelli. Ricordo di essermi emozionato per il Mondiale vinto da Marino Basso. Quello è il periodo in cui ho cominciato ad appassionarmi. Mentre gli anni Ottanta, penso all’epopea di Saronni e Bugno, per me non sono mai esistiti. Ero talmente preso dalla mia vita radiofonica e seguivo pochissimo lo sport. Ho ripreso ad appassionarmene in età un po’ più matura.

Cyc: In bici ti aiuta essere un runner?
L: Se hai corso una maratona capisci cosa vuol dire, nei momenti duri sai che devi gestirti e che devi tenere duro. La maratona mi ha insegnato tantissimo. Lo dico sempre, anche un po’ scherzando, ma ne sono convinto: dovrebbe essere resa obbligatoria per tutti. Nella vita chiunque deve correre almeno una maratona perché è un viaggio alla scoperta del tuo corpo, dei tuoi limiti e di come fare a gestirli. Mi ha insegnato molto e nel ciclismo tutto ciò mi serve, anche se poi la parte muscolare è un po’ diversa.

Cyc: È più bello correre o pedalare?
L: Sono discipline completamente differenti, entrambe belle ma in maniera diversa. Arrivando dalla corsa ho apprezzato tanto il fatto di poter gustare
la bellezza dei posti dove ti trovi, quando corri a piedi non te ne accorgi neanche perché la corsa è solo quasi fatica. In bici c’è anche il tempo di accorgerti dei posti: puoi recuperare, puoi stare in scia, puoi mangiare. Tutte cose che a piedi purtroppo non si fanno. La bici è anche più compatibile con il passare del tempo. Non a caso in giro per strada si vedono ciclisti molto attempati, mentre è molto difficile vedere runner sopra i 60 anni, a meno che non vadano veramente pianissimo.

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