Mangia, bevi e pedala in Franciacorta

Un percorso ad anello di 60 chilometri con scalata al Passo dei Tre Termini e brindisi finale per gustare i vini e i piatti della Franciacorta. Allenanti e divertenti “mangia e bevi” molto amati dai ciclisti in cerca di panorami al top.

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Pedalare in Franciacorta (immagini Matteo Malagoli e Francesco Zelotti).

Questo è un lunedì da segnare sul calendario, perché il lavoro può attendere. Una volta tanto, la precedenza è per l’amata bicicletta. Con i miei compagni di avventura, un gruppetto ben assortito di sedici ciclisti, carichiamo bici e zaini sul pulmino. Tutto è pronto, direzione Rovato per una gita organizzata che ci porterà a pedalare sulle colline del Franciacorta.

Alla guida del gruppo c’è Fabio Gilioli, ex professionista che assieme allo staff di Sessantallora organizza gite giornaliere, tra cui alcune a carattere eno-gastronomico come quella odierna.

"Nel 2020 è stato tutto molto complicato nell’organizzazione di eventi. Sicuramente questa situazione legata al Covid ha portato e porterà cambiamenti radicali nel modo di condividere eventi, sport e intrattenimento. Noi, guardando al futuro, cercheremo di organizzare gite o eventi mirati e di nicchia, cercando di evitare competizioni e manifestazioni numerose’’.

La formula abbina un giro in bicicletta di gruppo alla degustazione di piatti e vini della cucina tipica del territorio.

Il programma di giornata prevede: al mattino, giro in bici (guidato e assistito) tra i vigneti del Franciacorta e passaggio nei pressi del lago di Iseo, a seguire il pranzo in un’osteria tipica. Al pomeriggio visita guidata e degustazione di vini alla cantina Cà del Bosco.

Entusiasta dalle esperienze fatte con loro nelle Langhe, in Trentino e nel Chianti, ho voluto essere presente per scoprire nuovi itinerari e sapori.

La parola alla bici

Pedale agganciato, finalmente si parte. Usciamo in fila indiana dal centro di Rovato e, dopo aver superato il cavalcavia della A4, puntiamo in direzione nord verso Iseo. Il cielo è coperto da nuvole basse, e l’aria frizzante ci ricorda che oggi è il primo giorno d’autunno. Il gruppo va veloce subito, siamo in pianura ma salgono già i battiti e apriamo gli antivento. Tocchiamo il borgo di Nigoline Bonomelli, superato il quale svoltiamo verso destra per Cremignane, fiancheggiando la Riserva Naturale Torbiere del Sebino fino all’ingresso di Iseo.

Un breve tratto di lungolago ci conduce in pochi minuti all’imbocco del Passo dei Tre Termini. Un’ascesa regolare (9,2 chilometri con un dislivello di 514 metri e una pendenza media del 5,6%) con qualche breve e improvvisa impennata.

Il gruppo si sgrana inesorabilmente lungo una salita che, disegnata con ampi tornanti tra gli ulivi, ci regala un fantastico panorama sul basso lago di Iseo. Davanti gli “scalatori” a mani basse sul manubrio, nelle retrovie chiacchiere e risate. In cima al passo ci ricompattiamo. Nell’ordine: immancabile foto di gruppo sul Gpm, mantellina e giù in discesa.

Dopo il velenoso strappo che ci porta nel centro di Polaveno, riprendiamo a scendere fra curve e contro curve verso Ome. Da qui, per strade secondarie poco trafficate, raggiungiamo il borgo di Monticelli Brusati.

Il paesaggio è stupendo. Si susseguono monasteri, borghi medievali con torri che svettano e castelli. Siamo immersi fra i filari dei rinomati vigneti del Franciacorta, una terra che dai tempi dei romani è votata alla viticoltura. Davanti ai nostri occhi spuntano anche ville patrizie ed eleganti dimore cinquecentesche.

Lungo veloci “mangia e bevi” superiamo Provaglio d’Iseo, quindi Timoline e Colombaro. Sugli ultimi strappi tra i vigneti prima di Torbato, Fabio butta giù qualche dente e mette “alla frusta” il gruppo che si sgrana in un’interminabile fila indiana.

“È importante in queste fasi, dove il percorso è misto, riuscire a stare ben coperti in gruppo a ruota dei compagni di viaggio e scegliere i rapporti adeguati per non andare fuori giri e per risparmiare energie”, mi ha poi spiegato.

Robin Hood a 2 ruote

Abbiamo nelle gambe 60 chilometri e 800 metri di dislivello al termine di un itinerario ad anello che ci ha riportati al punto di partenza. Ci cambiamo e andiamo alla trattoria del Gallo, in pieno centro storico. Taglieri di formaggi e salumi locali, selvaggina e piatti di pesce di lago, il tutto bagnato dalle prime bollicine. Questo è il nostro glorioso premio per la fatica sui pedali.

"L’aspetto più difficile, quando si è in parecchi, è cercare di amalgamare quello che non si può amalgamare”, dice col sorriso Fabio. "In certe gite ti trovi ciclisti esperti e forti, e altrettanti meno allenati o alle prime armi. Bisogna quindi avere esperienza per far divertire i più forti salvaguardando i più deboli; a volte mi sento un ‘Robin Hood delle 2 ruote’, spremo i forti per fare divertire i deboli. Scherzi a parte, è importante controllare tutto e avere occhi su tutto, siamo facilitati dal supporto del furgone che fa da ammiraglia facendo da ponte in modo da dare assistenza in caso di foratura o guasto meccanico, e per i vari rifornimenti durante il percorso”.

Al termine del pranzo veniamo accompagnati dal pulmino alla cantina Cà del Bosco, le cui origini risalgono a metà degli anni Sessanta, quando Annamaria Clementi Zanella acquista a Erbusco una piccola casa in collina, chiamata localmente “Cà del bosc”. Quella che era una casa immersa in un bosco di castagni, si è trasformata in una delle più moderne e avanzate cantine d’Italia – che noi scopriamo attraverso una visita guidata che termina con una degustazione finale dei loro vini. La giornata termina tra sorrisi e battute coi calici di bollicine ben saldi in mano e la soddisfazione per un’altra stupenda giornata passata in compagnia in nome della comune passione per la bicicletta.

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