Milano-Assisi: pellegrinaggio su due ruote

Cinque giorni di viaggio dalle porte di Milano fino alla Basilica di Assisi in buona parte lungo la ciclabile della Via Francigena.

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Milano-Assisi: pellegrinaggio su due ruote.

Ad Assisi sono stato parecchie volte. Sono legato alla città, alla sua storia, alla figura di Francesco. Ogni volta che sono passato da là è stato per qualcosa di importante; anche senza che me ne accorgessi, ero lì per chiedere qualcosa. Questa volta ho deciso di farlo consapevolmente, ho deciso di tornarci come pellegrino, ma su due ruote; ho deciso di partire da casa e di arrivare fino alla casa del Santo giullare per prendermi una pausa e fare un po’ di spazio prima di uno dei cambiamenti più grandi della mia vita. Ecco il diario di questi miei 5 giorni in sella, dalle porte di Milano fino alla Basilica di Assisi, sfruttando in buona parte la traccia ciclabile della Via Francigena, il sentiero dei pellegrini per eccellenza.

La preparazione

Un viaggio su due ruote, come molti altri, in realtà comincia molto prima del primo giorno in cui ci si mette sui pedali. Inizia quando lo sogni, quando lo pianifichi. Inizia quando, cartina alla mano, inizi a mettere le bandierine sulle tappe, sulle soste, inizi a fare i conti dei chilometri che dovrai percorrere. E prende forma anche quando cominci a preparare la bici e gli accessori.

Poi arriva quel giorno, il giorno: arriva il momento di mettersi sui pedali, di iniziare a spingere, di dare le spalle a casa e di buttarsi in questa nuova avventura. Per me questo giorno è arrivato un martedì mattina di una settimana a cavallo tra febbraio e marzo, con l’aria che ancora punge quando è presto e il sole che scalda a metà giornata.

Sappiate solo che tutte le prove fatte prima varranno poco o niente: i primi chilometri del viaggio saranno il vero test sulla comodità della bici, sulla posizione delle borse, se sono agganciate nel modo corretto, se reggono agli urti e alle buche. Insomma, partite, come ho fatto io: le cose si sistemano lungo la via, come le gambe si fanno lungo la strada.

Milano-Assisi: pellegrinaggio su due ruote.

Giorno 1: da casa a Fiorenzuola

Ho lasciato casa verso le 8 del mattino e mi sono buttato nel traffico meneghino dell’ora di punta. Su una tappa piatta come quella che avevo programmato, in cui sapevo che l’assistenza del motore Polini della mia e-bike sarebbe servito a poco, ho invece apprezzato lo spunto “elettrico” proprio nel traffico: quella spinta in più si è rivelata fondamentale per superare gli ostacoli della city, per passare le auto in coda e gli ingorghi, per rilanciare senza fatica ai semafori. Quindi per non perdere troppo tempo e troppa pazienza.

Sono arrivato sulle sponde del Naviglio Pavese e ho trovato l’amico Massimo che ha pedalato con me un primo tratto: lì, dalla circonvallazione esterna di Milano parte la ciclabile che porta dritta verso il centro di Pavia, sempre costeggiando il Naviglio, quasi sempre in sede protetta. Una pista bella e comoda che in 30 chilometri mi ha portato sulle sponde del Ticino, dove finalmente ho trovato la Francigena. Seguendo le indicazioni ho pedalato fino a Orio Litta e quindi, su un tratto “condiviso” con la Ciclovia del Po, ho raggiunto Fiorenzuola, la mia prima meta dopo 155 km da casa.

Appunti di viaggio

Dopo essere partito da casa intorno alle 8 mi sono fermato a Pavia, in centro, per una pausa caffè e brioche. Ho pranzato con un panino a Orio Litta e sono arrivato a Fiorenzuola nel tardo pomeriggio. Ho alloggiato nei locali della parrocchia San Fiorenzo, nel centro storico: 10 euro di offerta per una stanza con letti a castello e bagno condiviso, lenzuola comprese. Ho cenato in una locanda a due passi dall’ospitale: presentando la Credenziale si può gustare un menù del pellegrino a 15 euro.

Milano-Assisi: pellegrinaggio su due ruote.

Giorno 2: da Fiorenzuola a Pontremoli

Ho lasciato Fiorenzuola e messo Fidenza nel mirino, sempre seguendo la traccia della Francigena. Occhio a non perdersi nei centri storici e delle città più grandi. Se non volete fermarvi, se non volete visitare piazze e chiese, non perdete d’occhio il vostro obiettivo che è quello di proseguire. Dopo Fidenza l’altimetria di giornata ha cominciato a muoversi come il mio cardiogramma.

Si sale, dolcemente, nella campagna del grana e del parmigiano. Ma mi aspettava “di peggio” perché c’è la Cisa da superare per arrivare in Toscana. Ho raggiunto Fornovo di Taro e da lì, si può dire, è iniziata la salita, quella vera. L’assistenza del motore della mia Bikel è stata preziosa: la strada si impenna, tra le colline, i campi e le pievi. Io pedalo da solo, in solitaria, non sembrano esserci pellegrini in questo angolo d’Italia e in questo momento dell’anno. Nei pressi di Bardone le pendenze si fanno toste. Altro consiglio spassionato: dosate le forze ma anche acqua e cibo, perché in tutto questo tratto non ci sono bar, ristori o fontane. Da Cassio si scende fino a Berceto, quindi ecco gli ultimi 10 km prima del Passo della Cisa. Foto di rito in cima, poi giù, in discesa. Pontremoli arriva presto, senza pedalare. E anche oggi sono stati 120 km, compresi quelli percorsi per sbaglio perché avevo perso traccia e indicazioni. Ma capita.

Appunti di viaggio

Partenza dopo un cappuccio e cornetto. Ho fatto una serie di pause anche durante la salita alla Cisa, anche nel centro di Berceto, prima degli ultimi 10 km di ascesa. Sono arrivato a Pontremoli intorno alle 17 e ho alloggiato in un castello: sì, nel Castello del Piagnaro, dove c’è il Museo delle Statue Stele, che dà ospitalità ai pellegrini con Credenziale. Conviene sempre chiamare un paio di giorni prima per chiedere se c’è posto. Per 11 euro ci sono stanze con letti a castello, lenzuola, asciugamani, bagni e docce. Nel centro storico di Pontremoli un piatto di testaroli costa circa 8 euro.

Milano-Assisi: pellegrinaggio su due ruote.

Giorno 3: da Pontremoli a Lucca

La Via Francigena scende verso Aulla, mischiandosi sempre con la statale della Cisa. Sono arrivato a Sarzana e già sentivo profumo di mare. Una pausa, un po’ di frutta che non fa mai male. E quindi di nuovo sui pedali, verso il mare. Sì perché la traccia porta verso il litorale, passando da Marina di Carrara, quindi Massa e Forte dei Marmi. Gli stabilimenti sono chiusi, non c’è quasi nessuno per strada, pochissime persone in spiaggia a godersi il mare d’inverno che schiuma come d’estate. Lungo tutta la costa ho sfruttato una bella ciclabile, protetta, ma oltre al sole ho trovato anche il vento in faccia. E così, su quel “drittone”, ho pedalato senza troppi pensieri, buttando ogni tanto lo sguardo alla riva e alla sabbia. Forte dei Marmi e i suoi luoghi simbolo, come la mitica Capannina, sono stati l’ultimo scorcio di litorale che ho visto prima di ributtarmi nell’entroterra toscano: Pietrasanta, quindi Camaiore e Lucca. Che mi ha salutato con le sue mura possenti dopo altri 120 km in sella.

Appunti di viaggio

Colazione a Pontremoli e diverse pause, a Sarzana come sul mare: a Marina di Carrara e Forte dei Marmi. Qui ci sono tantissimi bar o ristoranti sulla spiaggia per mangiare e rifocillarsi a dovere. A Lucca ho dormito in un b&b all’interno delle mura: notte e colazione a 30 euro prenotando il giorno prima. E c’è quasi sempre un locale sicuro, chiuso e controllato, per lasciare la bici (la batteria l’ho staccata e ricaricata in stanza).

Milano-Assisi: pellegrinaggio su due ruote.

Giorno 4: da Lucca a Siena

Sulla carta un tappone. Nei fatti, pochi chilometri. Febbre e mal di pancia mi hanno sorpreso nella notte. Quando si viaggia da soli come nel mio caso e non si hanno altri giorni a disposizione oltre a quelli pianificati, questo è il momento della scelta: andare avanti, tornare indietro? Io ho pensato alla soluzione alternativa e ho caricato la bici in treno per qualche tratto, in modo da riposare il fisico stanco e martoriato da un maledetto virus. Quasi tutti i treni regionali in Toscana hanno una carrozza dedicata al trasporto delle bici e il sovrapprezzo sul biglietto è di solo 1,50 euro. Così mi sono avvicinato a Siena e ho pedalato solo gli ultimi chilometri per entrare nelle mura della città: tutti in salita, sulle ripide strade ciottolate del centro storico, sfiorando la mitica Piazza del Campo.

Appunti di viaggio

Nei giorni feriali e in periodo di bassa stagione non dovrebbe esserci alcun problema a trovare posto sul treno con la bici. In linea di massima tutti i treni regionali accolgono i mezzi a due ruote, ma conviene sempre chiedere alla biglietteria.
Il sovrapprezzo è minimo. A Siena consiglio di riposare da suor Ginetta, presso la chiesa di San Girolamo. Alloggio spartano, accoglienza super: con una offerta libera anche di pochi euro ci sono brande, bagni e cena e colazione in gruppo, con gli altri pellegrini.

Milano-Assisi: pellegrinaggio su due ruote.

Giorno 5: da Siena ad Assisi

Sveglia presto, il programma di giornata è intenso. Ho lasciato la città vecchia seguendo ancora la Francigena che qui, secondo il mio modesto parere, regala ai pellegrini gli scenari più belli. Da Siena sono sceso verso Ponte d’Arbia, quindi un passaggio a Buonconvento. E ancora per San Quirico d’Orcia, che si raggiunge dopo una bella salita. Il panorama aiuta a pedalare e a dimenticare la fatica: i campi, i filari di cipressi che sembrano dipinti, le vigne dove cresceranno le uve per produrre i vini che tutto il mondo ci invidia. C’è Montalcino sullo sfondo.

A San Quirico però ho abbandonato la via dei pellegrini che tira dritto verso Sud, verso Roma. Io ho lasciato la Francigena e pedalato verso Perugia. Sentivo il profumo della mia meta. Ho raggiunto Chianciano Terme e Chiusi, dopo una lunga salita sulla strada del Monte Amiata: la collina qui è verde, sembra tutto perfetto. Dopo Perugia, Assisi è arrivata in un batter di ciglia. Maestosa, sul colle a dominare e farsi ammirare. Eccomi ancora qui, un’altra volta. Ce l’ho fatta.

Appunti di viaggio

Lungo la Francigena dopo Siena ci sono bar e ristoranti dove mangiare e bere per ritrovare le energie. Ed è spesso possibile mettere un timbro sulla propria Credenziale per “riempirla” di colori. Ho pranzato a Chieti, fuori dal tracciato della Francigena. Ad Assisi non mancano di certo le soluzioni per alloggiare: ci sono affittacamere, b&b, ostelli e hotel, dentro la città vecchia come nei pressi di Santa Maria degli Angeli, dove i costi si abbassano un po’. Da Santa Maria degli Angeli alla basilica di San Francesco
ci sono circa 4 km.

Milano-Assisi: pellegrinaggio su due ruote.

La nostra bici: Bikel Weekender +

La scelta di una e-bike si è rivelata vincente. In inverno le possibilità di allenarsi con costanza si riducono e quindi ho preferito partire per un’avventura in solitaria di oltre 700 km con un “aiuto”. Ho scelto una Weekender + di Bikel, brand italiano che schiera una scuderia di modelli, dalle e-road alle e-mtb. La Weekender + è la bici giusta per il turismo e per tutti i fondi, anche lo sterrato (che ho incontrato in alcuni tratti, soprattutto in Toscana).

Le geometrie sono abbastanza rilassate, i freni a disco sono i giusti alleati per un viaggio con borse e altri carichi. La Weekender + è alimentata da sistema Polini Ep-3, con una batteria integrata da 500 Wh che si ricarica in massimo 4 ore: la spinta garantita è di 250 w, preziosi quando si incontrano strappi e salite. Il comando al manubrio è un vero computerino dal quale si controllano i livelli di assistenza (5 in tutto) e si monitora l’autonomia della batteria, la velocità, ma anche la spinta muscolare e la potenza del motore.

A proposito di autonomia: non ho mai ricaricato la batteria a metà percorso ma sono sempre riuscito a chiudere tutte le tappe sfruttando la carica. Il trucco è “dosare”, non solo le forze ma anche l’assistenza. Chi dosa, vince. Chi osa, rischia di fare troppa fatica, perché i 17 kg del mezzo (e quelli delle borse, si fanno sentire in salita senza aiuto). Consiglio di “giocare” con i cambi e i livelli di assistenza del motore per avere la giusta trazione e non perdere energia in discesa o quando non serve.

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