Mondi diversi: in Spagna sulle Asturie

In viaggio con Cyclist. Un bel percorso che attraversa i Monti Cantabrici, collegando le lussureggianti foreste della "Spagna verde" e le sue aride pianure dell’entroterra.

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Le Asturie.

"Sì, conosco quella salita. È una salita piuttosto carnosa", dice David, il mio compagno di pedalata di oggi, mentre parliamo del percorso che ci attende a colazione. È ironico che abbia usato quell'aggettivo, considerando che c'è pochissima carne su David stesso. Il che non è una sorpresa. David è una guida per l’agenzia turistica Marmot Tours, che organizza vacanze in bicicletta in tutta Europa. Di conseguenza è l'archetipo del ciclista continentale: magro e abbronzato.

Ha un aspetto leggero. E anche la sua colazione è leggera. Dopo aver ordinato uova e pancetta su pane tostato, lo guardo con crescente vergogna perché invece di versare il latte sul suo muesli, come la maggior parte delle persone normali, ci spruzza sopra il succo d'arancia, poi ricopre il suo pane tostato con olio d'oliva (extravergine, naturalmente) e pomodori a pezzetti, al posto di burro e marmellata.

A cavallo della sua bicicletta, sembra un Fabian Cancellara più piccolo. Quando iniziamo a pedalare capisco che è ansioso di partire, ma mi assicuro che il nostro ritmo rimanga adeguatamente tranquillo, perché la pedalata di oggi inizia con la già citata salita carnosa.

Tra le nuvole

La salita in questione è Puerto de Ventana e inizia a San Martín, nell'angolo in alto a destra del nostro percorso rettangolare, un piccolo villaggio immerso nel verde della Cordigliera Cantabrica, in uno dei numerosi parchi naturali delle Asturie, Las Ubiñas-La Mesa. È esattamente nel mezzo della "Spagna verde", una lussureggiante fascia est-ovest in cima al Paese, stretta tra l'Atlantico a nord e le montagne della Cordigliera Cantabrica a sud. Puerto de Ventana è uno dei valichi che supera la catena montuosa, permettendo l'accesso alla Spagna centrale.

Prima di arrivare qui ho ingenuamente immaginato che la zona non fosse troppo collinosa - dopo tutto, non sono le Alpi. Un po' di ricerche, però, hanno rivelato che il parco Las Ubiñas-La Mesa ha la sua parte di salite mostruose. Si tratta delle strade di allenamento dell'ex campione olimpico su strada Samuel Sánchez, che proviene dalla vicina città di Oviedo. Inoltre, a meno di 30 km di distanza si trova l'Alto de l'Angliru. Sì, quell'Alto de l'Angliru, la salita considerata da molti la più dura del ciclismo professionistico, con diverse rampe che superano il 20%. Scoprire Puerto de Ventana ha instillato in me più di una piccola trepidazione su ciò che questa salita avrebbe voluto dire, ma trovo che questa intimidazione sia in gran parte fuori luogo - almeno nelle prime rampe. È stata una tappa inserita con regolarità nella Vuelta a España negli ultimi 25 anni, ma i professionisti l'hanno sempre percorsa come una discesa. Non è chiaro il perché, visto che le statistiche suggeriscono che sarebbe una bella salita. I suoi 20 km di lunghezza superano i 1.000 metri di dislivello, ma la metà inferiore di quell'altitudine si riesce a percorrere a ritmo regolare, prima di diventare più ripida più avanti.

Le Asturie.

Nonostante la sua vicinanza al temibile Angliru, in realtà il Ventana rappresenta l’equilibrio ideale tra l'essere abbastanza facile da salire senza diventare paonazzi, e l'essere abbastanza duro da potersi riscaldare in una mattinata fresca e nebbiosa.

Tutto intorno, il parco Las Ubiñas-La Mesa è denso e verdeggiante. I pendii che fiancheggiano la strada sono ricchi di faggi e di vegetazione più bassa. I borghi sono nascosti sul fianco delle montagne. L'ambiente che ci circonda ha un'atmosfera tropicale, mentre l'odore stucchevole dell'asfalto bagnato e della foresta ci riempie le narici. Anche l'aria non è ancora troppo calda, è molto umida, e ci troviamo già ricoperti da un sottile strato d’acqua che fa diventare argentei i peli delle nostre braccia.

Passiamo attraverso le gole che emergono dalla nebbia, l’aspetto delle loro pareti di roccia a strapiombo è minaccioso e imponente. Le loro cime avvolte da nuvole basse, che sembrano pesanti di pioggia, si allungano vertiginosamente. Essendo luglio, potrebbe sembrare insolito che il clima spagnolo sia così mutevole, ma questa striscia orizzontale lungo la costa settentrionale della Spagna ha un clima marittimo umido e fresco. È in netto contrasto con il clima mediterraneo più comunemente associato al resto del Paese.Saliamo, andando incontro alle nuvole. Anche i suoni sono smorzati - il tintinnio e il cinguettio della fauna locale si allontanano, percepiamo solo il suono del nostro respiro, sempre più affannoso. La linea centrale gialla della strada è tutto ciò che delimita un percorso tortuoso verso il nulla apparente, per diversi chilometri. È tutto molto minaccioso, e per di più David sceglie proprio questo momento per dirmi che gli orsi bruni sono comuni in questa parte delle Asturie. La pendenza della strada sale di grado e sento che l'atmosfera dell’escursione cambia da gioviale a seria, perché il compito di salire - e di tenere d'occhio gli orsi - richiede sempre più sforzo e attenzione.

Ci allontaniamo bruscamente dalla linea delle nuvole appena prima della cima del passo, che funge da valvola di sfogo della pressione. Oggi, per la prima volta, in alto si svelano cieli blu gloriosi, e dietro di noi possiamo guardare oltre la linea delle nuvole. Le cime delle montagne sporgono come isole da un lago, mentre la valle, più ampia, trattiene le nuvole, inevitabilmente, come mani strette a coppa che raccolgono l'acqua.

La traduzione letterale di Puerto de Ventana è "Passo della finestra", e anche se non sono del tutto sicuro dell'accuratezza della traduzione, mi sembra molto appropriata. La strada ora si snoda pigramente verso il basso, e le montagne su entrambi i lati incorniciano un diorama che sembra un continente lontano da quello che ci siamo appena lasciati alle spalle.

La cima del passo funge da confine tra le Asturie e la Castiglia e León, e non avrebbe potuto essere più chiaro se la linea tratteggiata nera che delimita i territori sulla mappa fosse stata dipinta in grande sul terreno. I Monti Cantabrici formano un muro che impedisce al clima più fresco e umido di viaggiare sopra di essi e più a sud. Di conseguenza, ora entriamo in un paesaggio continentale nella morsa di mezza estate. Questo è quello che mi aspetto dalla Spagna. Non c'è più il verde, l'erba è ormai bruciacchiata fino al colore della paglia. Il panorama è molto più aperto, punteggiato da fattorie tentacolari che si trovano su terreni coltivabili, invece di comunità arroccate in pendenza tra le foreste. La strada è ampia e priva di traffico, per cui ci muoviamo bene sul terreno ondulato, raggiungendo rapidamente l'angolo in basso a destra del nostro percorso. Un cane ci affianca per un po', pattugliando diligentemente il suo territorio prima di allontanarsi dopo avere fatto il suo dovere. Per la prima volta oggi, sento il sudore sulla mia fronte al posto della rugiada appiccicosa. Si dice che la Spagna sia il Paese più vario dal punto di vista climatico d'Europa e non ho intenzione di dissentire: la temperatura deve essere salita di almeno 15°C in altrettanti chilometri.

Le Asturie.

Mondi a parte

Le montagne sono ancora presenti, ma sono molto meno frequenti e drammatiche. Si estendono pigramente tra piccoli insediamenti e prati di erba bruciata fino a diventare beige. I campi si increspano nella brezza mentre pedaliamo lungo la base di una valle aperta. La natura arida delle montagne della regione offre lcuni indizi sulla loro composizione geologica. Alcune sono sedimentarie, con fantastiche striature ondulate come il gelato al lampone variegato. Altre hanno avuto una formazione più turbolenta, i loro strati si sono spezzati in sezioni frastagliate come una gigantesca Viennetta geologica. Lo dico a David, che si chiede perché le mie metafore siano legate al dessert. Un rimbombo nel mio stomaco conferma che deve essere l'ora di pranzo.

Ci fermiamo in un paesino chiamato San Emiliano e David ordina una profusione di quello che lui etichetta come "fast food". Mi aspettavo un hamburger appassito e patatine fritte di cartone, ma fortunatamente la definizione spagnola del termine è molto diversa, e molto più nutriente. Quello che arriva si rivela essere il miglior chorizo (i tipici insaccati e salsicce, di solito a base di carne bovina, suina e speziati con paprica) che abbia mai mangiato, accompagnato da patate fritte casalinghe, uova delle galline che beccano nell'orto accanto e insalata fresca. Alla fine, ci sentiamo abbastanza rinvigoriti e pronti a rimetterci a pedalare. È il mio secondo pasto piuttosto impegnativo della giornata (probabilmente il primo della settimana per il peso piuma David), ma per fortuna la strada è in gran parte pianeggiante, prima di raggiungere il secondo angolo del nostro percorso rettangolare e iniziare il viaggio verso nord, il che significa anche che ho un sacco di chilometri davanti per bruciare tutto.

Le Asturie.

Attraversiamo e superiamo una serie di villaggi tutti con il suffisso "de Babia". Babia denota questa zona della Castiglia e León, ma in tutta la Spagna è anche un modo di dire - se sei in “babia” sei “sognante” o “felice della tua sorte”. Data la pedalata così variopinta e le ottime condizioni meteo, posso tranquillamente dire di essere babia in Babia.

La strada scende a malapena verso il basso per i prossimi 15 km, ma la pendenza permette la socialità per gran parte di essa, così David e io ci dirigiamo felicemente verso la parete frastagliata delle cime del Cantabrico che si profila davanti a noi. Dopo un po' di tempo guadagniamo abbastanza quota da poter vedere oltre le spalle delle montagne fino alle voluminose nuvole che volteggiano e si annidano appena oltre la linea di cresta, come se fossero trattenute da un magico campo di forza meteorologico.

Iniziare la discesa e tornare indietro, oltre il confine verso le Asturie, è come tuffarsi giù per la rampa di partenza di un ottovolante. Tutto cambia in un istante. La nostra velocità quadruplica, il paesaggio passa da tranquilli pascoli a montagne burrascose, e la strada aperta e vuota si arriccia su sé stessa come un boa constrictor.

David punta a nord. “La valle si snoda qui direttamente dalla costa, a circa 50 km di distanza", dice. “Consiglierei di mettere un gilet perché ci sarà un vento freddo e non pedaleremo per un po' di tempo".

Ha ragione. Finalmente abbiamo davanti una discesa carnosa come la prima salita del giorno. Ci dirigiamo verso un altro parco naturale delle Asturie, Somiedo. Questo, in particolare, è noto per i suoi molteplici laghetti, il cui aspetto è così splendidamente simile al vetro che sono stati considerati monumenti naturali. Somiedo è altrettanto montuosa, ma molto meno boscosa di Las Ubiñas-La Mesa, e da alcuni punti di vista potrebbe essere scambiata per le Alpi francesi. In effetti questa discesa è un’ottima rivale di qualsiasi altra discesa alpina. Sembra andare avanti all'infinito, strettamente arrotolata in cima con alcune discese a picco che mi fanno librare sulle leve dei freni, prima di aprirsi al calare dell'altitudine. È una gioia, e una sfida tecnica che si trasforma in una prova di nervi, mano a mano che si raggiungono velocità sempre più elevate.

Quando arriviamo a fondovalle la discesa ha molto di più da dare, seguendo una gola che finalmente si allarga quando attraversiamo un ponte sul fiume Somiedo. È qui che giriamo a destra di 90 gradi per iniziare la fase finale del nostro percorso.

Squadratura del rettangolo

Come ho scoperto stamattina, lo studio attento di una via può portare a un’aspettativa troppo ansiosa, ma l'ultima salita della giornata mi convince che l'informazione va sempre preferita all'ignoranza. Perché i Monti Cantabrici ospitano tante salite notevoli, e quella che ci si è appena presentata in modo piuttosto brutale, il Puerto de San Lorenzo, è volata sotto il radar delle mie ricerche su internet. Di conseguenza la sua sezione iniziale del 12% da La Riera de Somiedo, che dura 3 km, mi ha preso totalmente alla sprovvista. E da lì le cose non sono diventate più facili. Per trovare il suo corso su una parete rocciosa apparentemente a strapiombo, la strada si ripiega sempre più su sé stessa. All'inizio accolgo con favore i tornanti - noi ciclisti apprezziamo i tornanti, perché servono a spezzare una salita in pezzi gestibili e le curve di solito offrono un po' di tregua in pendenza. Gli architetti di questa salita però, pare non abbiano letto il manuale dei tornanti prima di progettare questa strada.

Le curve sono più ripide dei rettilinei in mezzo, facendo sembrare che la salita si torca sulla montagna come un cavatappi per gran parte dei suoi 10 km di lunghezza. È uno sforzo a tutto tondo quello di lottare con le nostre bici lungo la salita - anche David fa fatica -, ma la pendenza si appiattisce via via che saliamo. Il tempo della scalata e l'ambiente è cambiato ancora una volta, tornando alle nuvole basse, all'umidità e al verde della giungla del parco Las Ubiñas-La Mesa che ha dato inizio alla nostra giornata.

È incredibile che paesaggi così disparati possano coesistere così vicini. Mi sento grato per la biodiversità, che non solo è visivamente impressionante, ma rende questa giornata brillantemente variegata. E la parte migliore? Da qui si scende fino a casa.

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