di Giacomo Pellizzari - 03 ottobre 2019

Via col Ventoux

Il Gigante della Provenza affrontato dai suoi tre versanti asfaltati, in un solo giorno. Benvenuti nel leggendario Club des Cinglés du Mont-Ventoux

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La cima sacra del Tour de France

Si chiama “Club des Cinglés du Mont-Ventoux” e significa che devi farti tre salite da incubo in un solo giorno. Ovverosia, scalare la cima sacra del Tour de France, il Monte Calvo tanto caro a Petrarca ma anche a Marco Pantani (qui vinse al Tour del 2000 contro Lance Armstrong), da tutti e tre i suoi versanti asfaltati. In altre parole: Bedoin, Malaucène, Sault. In totale: 137 chilometri e 4.400 metri di dislivello. Tre salite di oltre 20 chilometri ciascuna. Se poi scegli un giorno di caldo africano, come abbiamo fatto noi, allora c’è da farsi qualche domanda seria sul tuo autolesionismo.

6:00 – Timbro e caffè

Ma chi ce lo fa fare? Con questa domanda in testa, buttiamo giù un caffè nell’unico bar aperto di Bedoin. Siamo in quattro: Luca, Michele, Paolo e io. Paghiamo, ci facciamo apporre il timbro (sarà il primo di una lunga serie) sul documento di viaggio e partiamo. Primo versante: quello più difficile (21,5 km e 1.621 m di dislivello). Pedaliamo all’ombra, sentiamo qualche frusciare nella boscaglia. La zona attorno a Bedoin misura 6.300 ettari di vegetazione fitta, questo è uno dei boschi più grandi di tutta la Francia: pini marittimi, arbusti, ulivi. E lui, il Ventoux, il mare, ce l’ha proprio dentro. Il Gigante della Provenza non ha nulla della “montagna” intesa in senso classico: Alpi, Appennini o Pirenei. Lo capiamo meglio quando, a sei chilometri dalla vetta, usciamo allo scoperto, nella pietraia lunare. Vediamo l’icona, il simbolo di questa ascesa e di molto ciclismo. La torre del Centro Meteorologico. Sembra davvero un faro in mezzo alla tempesta. Appare vicina, ma è lontana. Ci prende, e ci ricaccia. Vediamo con la coda dell’occhio il monumento a Tom Simpson (morto qui, per un cocktail di anfetamine e caldo tropicale al Tour del 1967). E poi finalmente ci siamo, ultimo tornante. Pendenza sopra il 10%. Ma è fatta.

L'articolo completo è su Cyclist numero 36

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