Monte Civetta: dove regnano i draghi tra le Dolomiti

Con le sue imponenti fortezze rocciose e i suoi magici laghi, non sorprende che le Dolomiti intorno al Monte Civetta abbiano generato storie di dei e mostri. Cyclist questa volta si imbarca in un giro di proporzioni leggendarie.

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Il Monte Civetta.

Mentre pedaliamo verso la cresta del Passo Staulanza, sul circuito del colossale Monte Civetta, a 3.220 metri nelle Dolomiti venete, succede qualcosa di straordinario. Tagliamo una curva, e il bosco verde smeraldo si trasforma miracolosamente in uno scintillante mondo bianco e argento.
È una luminosa giornata estiva, ma un’inquietante combinazione fra la luce del primo mattino e una nebbia sottile come una garza ha innescato un'illusione ottica che trasforma ogni albero di pino, pianta e macchia di lichene in varie tonalità di avorio, alabastro e perla. È un paesaggio invernale senza un solo fiocco di neve o di gelo.

Questa scena fantasmagorica dura per mezzo chilometro prima di svoltare un’altra curva, e il bosco ritorna verde e marrone. Perfino il mio compagno di viaggio Andreas Pescoll, che è un ciclista locale, non ha mai assistito a uno spettacolo del genere. Abbiamo pedalato dall'estate all'inverno e viceversa nello spazio di due tornanti.
L’area del Monte Civetta ha forme strane e sfumature mutevoli. Come disse una volta l'alpinista Reinhold Messner: “Ogni montagna nelle Dolomiti è come
un'opera d'arte”.

Pedaliamo sotto guglie contorte di roccia che emergono dai fitti boschi in modo da sembrare delle zanne affilate come rasoi - a ricordare che 250 milioni di anni fa questo paesaggio era una barriera corallina sottomarina nell'oceano primordiale di Tethys. La roccia dolomitica, che prende il nome dal geologo francese Déodat de Dolomieu del XVIII secolo, durante il nostro viaggio cambia colore: all’alba è di un rosa tenero, per passare a un bianco pallido durante il giorno e infine un rosa intenso domina il paesaggio al crepuscolo.
La parete nord-ovest del Monte Civetta, la formidabile fortezza a torre attorno alla quale stiamo pedalando, vanta uno strapiombo di oltre 1.000 metri, il più grande delle Dolomiti. Il vicino Monte Pelmo ospita un abbagliante circo glaciale bianco, una gigantesca ciotola scolpita nel ghiaccio la cui forma che ricorda una sedia gli è valso l’appellativo “el Caregón de 'l Padreterno”: vale “il Trono del Padreterno”.
Il Monte Civetta, circa 150 chilometri a nord di Venezia, nasconde anche molti tesori ciclistici. Il nostro percorso comprende le salite del Passo Staulanza a 1.773 m e del Passo Duran a 1.601 m. Entrambi i passi sono stati percorsi più volte nel Giro d'Italia e offrono panorami del Civetta in continua evoluzione.

Il Monte Civetta.

Draghi e dinosauri

Il Civetta è diventato un simbolo delle Dolomiti, ma le origini del suo nome non sono ancora chiare. Alcuni sostengono che derivi dalla parola latina civitas, poiché la sua ripida parete nord-occidentale ricorda le imponenti mura di un'antica città. La traduzione inglese letterale sarebbe “Owl Mountain” (la “montagna del gufo”) e in effetti nella leggenda locale il picco meditabondo è associato all'uccello rapace notturno, che è considerato un messaggero di cattivi presagi. Da brividi. Il nostro viaggio inizia a Caprile, un paesino vicino allo spumeggiante torrente Cordevole, dove incontro Andreas e il suo collega Matthias Thaler, che lavorano entrambi come guide di cicloturismo su strada per Dolomite Mountains. Solo uno di loro può pedalare oggi perché l'altro deve guidare il furgone di supporto per il nostro fotografo. Dopo una breve discussione, Andreas vince il premio grazie all’insuperabile argomentazione di avere il kit leggermente più stiloso.

Decidiamo di affrontare il percorso in senso orario, per inserire le due grandi salite nella prima parte della giornata. Nella fresca e luminosa aria mattutina oltrepassiamo il torrente Cordevole, che raccoglie l'acqua dalle piste che stiamo per scalare e la immette nel lago Agordo, a pochi chilometri dalla strada.

Fin dalla partenza possiamo intravedere le imponenti pareti del Monte Civetta, una vera calamita per gli scalatori agguerriti. Nascosta tra le falesie e le cime si trova l'acqua turchese del lago Coldai. La leggenda narra che questo lago fosse la dimora di un drago con enormi ali, una lingua nera e degli occhi rosso fuoco. Vedere il drago volare era considerato un segno di sfortuna per la gente della valle, che presagiva la catastrofe imminente.
Non essendoci segni di attività da parte di draghi oggi, decidiamo di continuare. Dopo poche centinaia di metri ci incliniamo verso sinistra, oltre spesse lastre nere di roccia mimetizzata dal muschio, per iniziare la salita al Passo Staulanza.
La strada di montagna circonda il fianco settentrionale del Monte Civetta e collega la Val di Zoldo con la Val Fiorentina. Nel XV secolo, quando questa era una prospera area produttrice d'acciaio al servizio degli arsenali di Venezia, le valli echeggiavano e brillavano di forge, forni e officine. Oggi ospitano cittadine tranquille e stazioni sciistiche. La salita al passo è di 775 metri su 14,36 km, con una pendenza media del 5,4%. È apparso al Giro d'Italia, nel 2012, quando Francesco Failli fu il primo a superare la vetta in una spettacolare diciassettesima tappa vinta da Joaquim Rodriguez.
Attraversiamo un breve tunnel e seguiamo un fiume ghiaioso in una valle boscosa. I pini impennati solleticano il cielo sopra di noi, gettando ombre sull'asfalto liscio. Oltrepassiamo un ponte che si affaccia su una serie di cascate disposte in una sequenza ordinata, e proseguiamo lungo le rive del fiume. Passiamo quindi attraverso un altro tunnel – abbastanza buio da giustificare l’uso delle luci – per poi riemergere nel bosco.
Dopo soli 5 km di pedalata arriviamo a una serie di tornati uno sopra l’altro, ammassati come gli strati di lasagne delle trattorie locali. È il primo vero test della giornata, con alcune sezioni al 9%. Io sono presto in fuori sella. Attraversiamo Selva di Cadore - da dove possiamo vedere la Marmolada incrostata di neve, che coi suoi 3.343 metri è la montagna più alta delle Dolomiti. E Pescul, con eleganti chalet dai muri bianchi e dalle persiane di legno scuro. Con questo ci lasciamo alle spalle le ultime tracce di civiltà, mentre il nostro prossimo obiettivo incombe su di noi.

Il monte Pelmo è un gigantesco blocco di ghiaccio e roccia, che si trova isolato dal paesaggio circostante. In realtà sono due cime, il Pelmo a 3.168 metri a Nord e il Pelmetto a 2.990 metri a Sud, che proteggono un paesaggio selvaggio e antico. Sul Pelmetto sono state rinvenute tracce di dinosauri e lo scheletro di un cacciatore mesolitico di 7.500 anni fa è stato trovato su un altopiano vicino. Sul lato opposto della montagna si trova un blocco glaciale a forma di trono: “el Caregón de 'l Padreterno”. Una storia del folklore locale narra che Dio, dopo aver creato così tante montagne giganti, cesellò il Pelmo a forma di seggiolino per riposarsi.

Il Monte Civetta.

Assalto alla fortezza

Mentre la strada si impenna al 7%, comincio a capire come deve essersi sentito effettivamente. Un trono imbottito sarebbe il benvenuto in questo momento, mentre comincio a sentirmi nauseato. Lo sforzo pulsante e la fredda aria di montagna mi hanno lasciato contemporaneamente sudare e rabbrividire. Fortunatamente la pendenza si abbassa e siamo nel mezzo di una chiacchierata per distrarci sulla squadra di calcio che tifa Andreas, l'Inter, quando assistiamo alla trasformazione magica dello scenario che diventa un mondo tutto bianco.

Lottiamo salendo verso la vetta, dove vediamo un rifugio di montagna circondato da cime grigie frastagliate e una volta in vetta ci affrettiamo per iniziare la discesa, che scende per 843 metri in 12,6 km. Con una pendenza media del 6,7% e una massima dell'11%, si tratta di una discesa rapida. Si ritiene che la montagna sia stata scalata per la prima volta dal cacciatore italiano Simeone di Silvestro nel 1855, ma la ripida parete nord-occidentale è stata conquistata per la prima volta dai tedeschi Emil Solleder e Gustl Lettenbauer nel 1925. Mentre la strada diventa più ripida, inizio a chiedermi se mi servano i ramponi.

Passiamo davanti al villaggio di Chiesa prima che la Civetta riemerga di fronte a noi. Una particolarità di questa salita è che i panorami sono migliori durante la salita piuttosto che in cima, dove la vista è bloccata dagli alberi, quindi vale la pena assaporare il paesaggio durante il viaggio, nonostante il dolore alle gambe..

Il Monte Civetta.

Accerchiando la montagna

All'inizio della discesa ci precipitiamo dritti nelle fauci della Civetta e siamo ricompensati dai panorami più belli della giornata. Il paesaggio circostante è abbastanza sorprendente, dai prati cosparsi di massi giganti ai serpeggianti fiumi di ghiaioni, ma i bastioni cesellati del Civetta dominano l'orizzonte. La montagna si trasforma a ogni curva della strada, un momento prima era una parete grigia e rigida, subito dopo una fredda silhouette nera, poi una fortezza bianca scintillante.

Mentre pedaliamo in discesa, ciuffi di nuvole iniziano a circondare le cime del Civetta, come se avvolgessero la montagna di ovatta per il prossimo gruppo di ciclisti in visita. Con 992 metri di discesa e sei tratti con pendenze comprese tra il 10 e il 13%, le nostre bici tirano il freno di continuo.
Ci inoltriamo fra gli alberi e poi oltrepassiamo gruppi di alpinisti bagnati di sudore che pranzano fuori dai loro camper. Alla fine arriviamo ad Agordo, dove ci fermiamo per focacce farcite con carne di manzo e mozzarella, bevendo limonata fredda. L'ultimo tratto del percorso, attraverso una valle verde che va da Agordo ad Alleghe fino Caprile, è relativamente trafficato, su strade più ampie di quelle su cui siamo stati finora.
Sebbene il nostro obiettivo sia quello di completare il percorso di 70 km in senso orario con 2.119 metri di salita, potremmo, se lo volessimo, girare ad Agordo e tornare indietro da dove siamo arrivati, affrontando nuovamente entrambe le salite nella direzione opposta. Ciò implicherebbe una pedalata più lunga di 96 km e con 3.500 metri di salita, ma dato che il Civetta ha un aspetto completamente diverso da ogni angolo, è un percorso attraente. Però, con le previsioni della pioggia e il maltempo che ci raggiunge, decidiamo di continuare attraverso la valle fino al lago di Alleghe. Dato che qui le strade sono un po' più trafficate, seguiamo le piste ciclabili che scorrono sul lato della strada ed evitano i tunnel delle auto.
Questo itinerario ci offre una spettacolare vista finale della parete nord del Monte Civetta, il lato più fotogenico della montagna. Gli alpinisti si riferiscono a questo contrafforte di roccia largo quattro chilometri come il "muro di mura" a causa della sua enorme caduta verticale. Concludiamo girando intorno alle rive del lago di Alleghe, la cui superficie riflette giocosamente un'immagine increspata delle pareti del Monte Civetta
Il lago si formò nel 1771 quando il vicino Monte Piz franò in una valanga di sassi devastante che bloccò il fiume Cordevole, creando il bacino in cui ora si trova il Lago Alleghe. La leggenda afferma che il mitico drago sputafuoco è stato visto volare l'ultima volta qui poco prima della fatidica frana di Monte Piz. Oggi sono solo i miei quadricipiti e i miei glutei che sono fiammeggianti ma il Monte Civetta, almeno, è stato domato.

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