I Monti Pallidi

Le Pale di San Martino offrono salite impegnative e splendidi panorami, un vero paradiso per i ciclisti
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Rese celebri da Amelia Edwards

Immagini JOE McGORTY

I ciclisti che partono alla scoperta delle Pale di San Martino, uno dei gruppi più meridionali e meno conosciuti delle Dolomiti, dovrebbero ringraziare la scrittrice inglese Amelia Edwards. Romanziera, giornalista, egittologa, viaggiatrice indomita e donna di grande temperamento, la Edwards si avventurò tra queste montagne quando erano ancora pressoché sconosciute, nel lontano ‘800. Spostandosi a dorso di mulo, avvolta in un abito lungo e cibandosi di uova sode, questa signora inglese annotò le sue esperienze tra i “Monti pallidi” in un diario di viaggio pubblicato nel 1873 intitolato Cime inviolate e valli sconosciute. Vagabondaggi di mezza estate nelle Dolomiti (“Untrodden Peaks and Infrequent Valleys”).
Stregata dagli “aspri muri delle Dolomiti, grigi, striati di giallo sulfureo, con rosse macchie rugginose” e dai picchi “simili a punte di freccia scheggiate”, riuniti in fitte catene montuose, Amelia dichiarava con sicurezza “che solo le Ande consentono di ammirare un luogo più solitario, selvaggio ed emozionante”.

Fascino ruvido e selvaggio

Da allora però questo territorio è stato attraversato da strade, piste di sci, sentieri per trekking, gallerie, funivie... Eppure le Pale di San Martino, i cui picchi sembrano voler mordere il cielo come le fauci di un alligatore, non hanno perso il fascino ruvido e selvaggio sperimentato da Amelia Edwards, il cui libro ha contribuito ad aprire quest’angolo di paradiso a turisti, sciatori, escursionisti e ai ciclisti stranieri. Ci abbiamo messo più di un secolo ma ci siamo arrivati. Situate a circa 140 km a nord-ovest di Venezia e a150 km a nord-est del Lago di Garda, le Pale di San Martino custodiscono un patrimonio di salite e viste memorabili. E anche se località di montagna come San Martino di Castrozza passano dagli abituali 500 abitanti ai 20.000 della stagione turistica, questa regione è ancora oggi relativamente “vergine” per i ciclisti su strada, che in genere preferiscono dirigersi un po’ più a nord, per saggiare le loro capacità sul Sellaronda. Tuttavia gli splendidi panorami e le pendenze “cattive” stanno rendendo le Pale di San Martino sempre più attraenti.

Montagne dello spirito

Quando arrivo a Transacqua, una cittadina all’angolo sud-occidentale delle Pale, è ormai notte e le montagne sono solo nere silhouette sotto il chiarore argenteo della luna. Durante la cena (carpaccio, orzotto con salsiccia e noci e una torta locale a base di frutti rossi), consulto la mappa del percorso che ci aspetta l’indomani: un anello di 108 km in senso antiorario attorno al grigio gruppo delle Pale, con 3.400 metri di dislivello totale e quattro salite principali: Passo Cereda (1.361 m), Passo San Pellegrino (1.918 m), Passo Valles
(2.033 m) e Passo Rolle (1.989 m). Un percorso degno di Amelia Edwards, che però cavalcava
un mulo, non una bici...
Al mattino il paesaggio è inondato di sole. Dopo una colazione a base di avena, yogurt e miele locale (più qualche pasticcino) incontro la mia guida, Massimo Debertolis, che, detto per inciso, nel 2004 è stato campione mondiale di mountain bike Marathon e che da queste parti ha passato una vita ad allenarsi.
Saliamo in sella, agganciamo le scarpe e via, scivoliamo tra le strade di Transacqua, i cui giardini e balconi agghindati si sono guadagnati un premio al concorso nazionale “Comune fiorito”. All’epoca di Amelia Edwards queste strade erano così malridotte da essere quasi impraticabili, ma oggi possiamo tranquillamente arrampicarci lungo il percorso seguendo una striscia d’asfalto liscia.

Rampe al 15-16%

Passiamo accanto a case dipinte in colori verde pastello, pesca, giallo limone e attacchiamo la prima salita (6,7 km con una pendenza media del 9%), che ci porterà a Passo Cereda. Già così non è un modo gentile di iniziare la giornata, ma dopo appena 2 km ci ritroviamo ad affrontare rampe al 15-16%! Le cime dei pini gettano una ragnatela di ombre sulla strada e, nonostante il cuore già pompi a mille, l’aria ci sembra ancora frizzante. Massimo dice che qui, in inverno, lo spessore del manto nevoso può triplicare nello spazio di pochi tornanti. Passiamo tra pascoli punteggiati di fiori gialli e chalet affacciati sulle valli dalle montagne retrostanti. L’atmosfera è di una tranquillità irreale... riesco a sentire i cavalli che brucano l’erba. La strada, ripida, si snoda tortuosa come un nastro di tagliatelle, ma dopo un ultimo sforzo su un duro tratto di 700 metri al 10-12% arriviamo finalmente al passo, segnato dalla presenza di qualche altro chalet e cataste di tronchi.

Massimo indossa un completo nero-arancione, per cui mi è facile seguire le sue linee mentre scollina e si lancia lungo l’altro versante delle valle. Da quassù le montagne sembrano azzurre come le onde di un oceano lontano. Alla nostra sinistra si vede l’estremità sud-orientale delle Pale di San Martino, un mondo di torri rocciose ritorte che l’Unesco ha fregiato del titolo di patrimonio dell’umanità. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Febbraio 2019

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