Nic Dlamini, l'eroe di cui ha bisogno il ciclismo

Nic Dlamini ha tagliato il traguardo quasi 90 minuti dopo il vincitore di tappa Ben O'Connor e fuori dal limite di tempo. Ma la sua prestazione è entrata nel mito.

Nic Dlamini in difficoltà al Tour de France.

Nella tappa numero 9 del Tour de France 2021 della scorsa domenica, Ben O'Connor ha dovuto dare tutto quello che aveva per riuscire ad ottenere la vittoria sul traguardo di Tignes. Quasi 90 minuti dopo, Nic Dlamini ha tagliato il traguardo.

Nonostante fosse quasi 50 minuti fuori dal tempo limite e l'ultimo uomo ancora in strada strada con un ritardo di oltre mezz'ora da chi lo stava precedendo, Dlamini, che sfortunatamente qualche chilometro prima era caduto, era comunque determinato a portare a termine la sua gara.

L'uomo del Team Qhubeka-NextHash è stato il primo sudafricano di colore a correre il Tour de France ed è stato determinato nel non arrendersi, anche quando ha visto molti altri corridori rinunciare prima di arrivare al traguardo.

"Dopo la caduta mi sono reso che sarebbe stato pochissimo il tempo a disposizione per chiudere la tappa, ma era solo e in salita negli ultimi 25 km e stavo già congelando. Fa davvero freddo sulle Alpi e con le mani congelate non riesci neanche a raggiungere le tasche per prendere un po' di cibo o stringere la bottiglia per bere", ha spiegato.

"In fondo alla salita ho provato a calcolare quanto tempo ci sarebbe voluto e sapevo che sarebbe stata più di un'ora e le possibilità di riuscire a rimanere entro il tempo massimo erano davvero poche. Ma ho visto alcuni ragazzi rinunciare e salire su una macchina e ho pensato, tra me e me, che avrei continuato ad andare avanti per arrivare alla fine. È stata una delle giornate, in sella, più difficili della mia vita, con 4.600 metri di dislivello e pochissima discesa'".

Lo stesso Dlamini non si sa spiegare il motivo per il quale non è salito su una macchina riscaldata per un passaggio fino al traguardo che gli avrebbe garantito lo stesso risultato di gara finale, "Continuavo a chiedermi perché, quando mi sono svegliato il giorno dopo. Volevo rispettare lo sport, rispettare la mia squadra e onorare il mio sogno di provare a finire la gara. Questo è qualcosa di cui sarò per sempre felice".

Il suo gesto è stata accolto da un immenso sostegno sia lungo la strada a Tignes dai tifosi ancora presenti, sia in tutto il mondo sportivo. "Considerando da dove provengo, essere qui come primo sudafricano nero ha davvero cambiato la vita e ispirato molte persone sia in Sud Africa che nel resto del mondo. Sono davvero felice di essere stata la persona a cui è stata concessa questa opportunità e spero di non fermarmi e di poter continuare a ispirare i giovani a rincorrere i propri sogni. Mi sarebbe piaciuto arrivare a Parigi, penso che sarebbe stato uno dei pochi anni in cui il Tour si sarebbe concluso nel Nelson Mandela Day, ma sapevo che non sarebbe stato facile e non vedo l'ora di ritornare per riprovarci".

Dlamini è rimasto sorpreso nel constatare che alla fine ci fossero ancora persone ad aspettarlo, pensando che, al suo arrivo, barriere e palco sarebbero stati già smontati e impacchettati. "Mi ha emozionato molto vedere che il supporto è sempre stato presente, anche nei giorni più duri. Perché tutti hanno brutti giorni".

Dlamini, il cui prossimo obiettivo è andare alle Olimpiadi insieme ai compagni di squadra Stefan de Bod e Ryan Gibbons, ha poi concluso: "È stata l'occasione perfetta per ispirare e incoraggiare le molte persone che vivono nelle periferie, a lavorare sodo e a non arrendersi mai nella rincorsa ai propri sogni".

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