Ode alle gare in circuito

Veloce, frenetica, intensa, pericolosa, rumorosa...
una gara con bici da corsa in circuito è un distillato di purezza.

Se siete già stati a Venezia e avete già sperimentato uno dei segmenti più originali di Strava salendo sul vaporetto che attraversa la laguna dopo aver percorso il Lido in tutta la sua lunghezza, vi consigliamo vivamente una visita alla Collezione Peggy Guggenheim. È qui che troverete svariati esempi di ciclismo sotto forma di arte modernista.

Au Velodrome è un quadro cubista che ritrae Charles Crupelandt, vincitore alla Parigi-Roubaix del 1912. Dipinto dall'artista francese Jean Metzinger, è ritenuto il primo dipinto modernista a mostrare un vero evento sportivo e un atleta. Nelle vicinanze è esposta una composizione ancora più sorprendente.

Dinamismo di un ciclista è stato realizzato da Umberto Boccioni nel 1913, ed è un insieme travolgente di forme e colori che trasmettono la sensazione del movimento di un ciclista che sfreccia a tutta velocità. Boccioni, che durante la Prima guerra mondiale ha prestato servizio presso il Battaglione Bersaglieri ciclisti, è stato uno dei massimi esponenti del Futurismo, che ha esaltato la velocità e il movimento sia nei dipinti sia nelle sculture.
Avrebbe potuto trarre ispirazione da una qualsiasi delle gare ciclistiche che si disputavano all'epoca - il Giro di Lombardia e la Milano-Sanremo erano già inserite nel calendario agonistico ed erano molto popolari – ma la sua pittura suggerisce il dinamismo più feroce e intransigente di una gara sulla lunga distanza. I tratti ampi, i colori brillanti e la sfocatura dei particolari – sia umani sia meccanici - raffigurano una competizione implacabilmente veloce e violenta come può essere solo una corsa in circuito.

A metà fra una competizione su strada e una su pista, un criterium comporta in genere di girare in un circuito di una lunghezza compresa fra 1 e 1,5 km. Sebbene possa essere un circuito che si svolge fuoristrada, come il Crit On The Campus che ha luogo in Scozia ed è organizzato dalla Stirling University, i circuiti in centro città sono più comuni e di solito comportano svariate abilità per i ciclisti che vi partecipano. La gara dura circa un'ora, quindi il ritmo è veloce e sostenuto dall'inizio, il che richiede doti di guida speciali da parte dei partecipanti.

“Si tratta della capacità di essere lucidi quando si è sotto pressione. Un corridore intelligente batterà sempre un avversario che si affida troppo alla forza fisica”, afferma James McCallum, campione nazionale inglese e scozzese su circuito e vincitore di molti criterium durante i suoi nove anni di professionismo (ha anche vinto una medaglia di bronzo nella specialità Scratch ai Campionati del Commonwealth su pista ed è stato campione scozzese della prova in linea su strada).

“Il pericolo è dietro l’angolo (le collisioni sono inevitabili) perché è una disciplina brutale che richiede la capacità di ripetere continuamente sforzi intensi per un massimo di 3-5 minuti alla volta, ma è stato il mio pane quotidiano da professionista", ha dichiarato.

Sfida eccitante

McCallum, che da allora ha continuato ad allenare corridori talentuosi come Eileen Roe e Steve Lampie, aggiunge: “Devi avere la capacità di attingere dalla tua massima potenza aerobica e allo stesso tempo dalla potenza neuromuscolare. La mia sessione di allenamento preferita era quella dietro motore, e quando il conducente suonava il clacson dovevo scattare. Mi manca quella roba”.

Le gare in circuito sono la forma più popolare di ciclismo negli Stati Uniti: il Red Hook Criterium di New York si è evoluto da corsa fra amici su bici a scatto fisso in un quartiere di Brooklyn fino a una serie internazionale di prove in città come Londra, Barcellona e Milano. La formula affonda le proprie radici dalle kermesse in Belgio, gare in circuiti stradali con chilometraggi leggermente più lunghi che si svolgono in concomitanza con le fiere paesane e sono ancora molto popolari oggi.
Prima di ritirarsi dal professionismo nel 2014, McCallum ha partecipato a criterium in tutto il mondo e descrive il circuito ondulato e acciottolato di Durham come il più duro che abbia mai affrontato: "È un'ora di panico assoluto".
Il responsabile della progettazione del circuito è il tre volte campione di ciclocross Mark Leyland, che supervisiona tutti quelli ambientati nelle aree centrali delle varie città inserite nel calendario dei Tour Series. “Ricordo i brividi e le scivolate a terra nelle stazioni degli autobus per via delle chiazze di benzina”, afferma sottolineando che i circuiti sono progettati pensando sia ai ciclisti sia agli spettatori.
Per i ciclisti sono necessarie diverse abilità. È molto più che sprintare, frenare e ripartire”, afferma. “La velocità pura non ti farà vincere la gara di Durham, ma potrebbe accadere su un circuito molto più piatto come Stevenage. Per quanto riguarda gli spettatori, i criterium sono gare perfette - giro dopo giro si assiste a passaggi a una velocità costantemente elevata e si possono vedere i corridori passare più di 30 o 40 volte in un'ora”.
McCallum concorda e afferma: “La velocità e il sibilo di un gruppo che vi passa sotto il naso a 60 km/h per un'ora è impressionante. E per noi partecipare a queste gare è bello. Sei praticamente in un tunnel rumoroso per un'ora, a un ritmo estremamente intenso. Quando ho vinto il London Nocturne a Smithfield, il pubblico era disposto in file da 5 a 10 persone, in corrispondenza del traguardo. È stato molto speciale”.

Tornando all'arte - questa volta alla letteratura - l'eroe del romanzo di Tim Krabbé, The Rider, racconta la storia di un ciclista che "sedusse una donna del pubblico durante un criterium. Si scambiavano occhiate d’intesa ogni volta che lui passava vicino a lei barcollando”.
"Il loro amore è sbocciato come un fiore che si apre al rallentatore in un film", scrive Krabbé. "Lungo dieci giri si scambiarono sorrisi a vicenda, per altri 10 giri lei gli fece l'occhiolino, poi iniziarono a passarsi la lingua sulle labbra e quando la corsa si avvicinava alla sua fase decisiva i loro gesti erano diventati decisamente lascivi”.
Con una certa delusione, non squilla nessuna campana nel caso di McCallum o Leyland. “Stava ovviamente pedalando abbastanza lentamente”, riflette Leyland, mentre McCallum ride facendo un confronto con la sua carriera: "Ero sempre troppo occupato a non cadere".

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