L'odio verso i ciclisti è reato

Prima storica sentenza di un tribunale contro un uomo che sui social aveva istigato alla violenza contro i ciclisti.

Foto ACCPI.

Ieri è stata una giornata importante, forse rivoluzionaria, per gli amanti della bici, ma anche per chi usa la bicicletta quotidianamente sulle strade d'Italia senza necessariamente esserne un appassionato.

A chi non è mai capitato di sentirsi in pericolo lungo una statale trafficata su cui sfrecciano macchine e camion o chi non ha mai, purtroppo, dovuto discutere con qualche automobilista infastidito nel trovarsi una o più bici a parargli la strada? L'odio contro i ciclisti è una consuetudine cresciuta nel tempo anche fomentata dal web e in particolare dai social, dove, spesso, molte persone si trasformano in leoni da tastiera per scagliarsi e aizzare le loro frustrazioni contro gli altri. Ma, forse, siamo arrivati a un punto di svolta.

Per la prima volta, infatti, il Tribunale di Pistoia ha rinviato a giudizio per istigazione a delinquere una persona che aveva invitato a “investire un ciclista per educarne 100” sui social con riferimento all’investimento del ciclista colombiano Daniel Martinez in Toscana nel 2018.

Marco Cavorso, coordinatore eventi sicurezza dell’Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani (ACCPI), parte civile nel processo, ritiene che il riconoscimento di questa imputazione, aggravata dal fatto che il reato è stato commesso a mezzo informatico, sia un primo passo importante per educare al rispetto e alla convivenza civile tanto sulle strade reali quanto in quelle virtuali, sempre più trafficate e piene di rischi fatali per gli utenti più fragili.

«Denunciai questa persona proprio per dire basta a questo modo incivile di approcciare il problema della sicurezza stradale – ricorda Cavorso, che perse il figlio Tommaso nell’agosto del 2010 investito da un furgone mentre si allenava in bici –. Questo è un avvenimento unico in Italia e mi auguro che impedisca, in futuro, a chiunque, di diffondere il mito della sopraffazione e della violenza anche verbale nei confronti degli utenti deboli della strada quali sono i ciclisti. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato in questa battaglia civile, in particolare Carlo Iannelli, che mi ha offerto la sua assistenza legale, e il sindacato dei ciclisti professionisti italiani ACCPI. Rispetto ed educazione, prima di tutto».

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