L'Orco, i capolavori di Konishi

Eiji Konishi è un telaista di Kyoto ed è un uomo di poche parole, ma questo è un dettaglio senza molta importanza perché sono 
le sue biciclette, autentici pezzi unici, ad avere molto da dire. Bici a cui ha riservato un curioso "nomignolo"

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Ecco una bicicletta Ogre 
in titanio, i prezzi partono 
da 3.300 euro per il kit telaio

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Eiji Konishi è probabilmente l'unico telaista che, oltre 
a impiegare leghe di titanio molto difficili da modellare, forgia autonomamente 
i singoli pezzi

Immagini Mike Massaro

Definire Eiji Konishi un buon telaista sarebbe un po' come dire che il grande Yo-Yo Ma se la cava bene col violoncello. Se è vero, infatti, che in ogni settore esistono persone dotate, ben pochi raggiungono le vette dei virtuosi. Mi rendo conto che il paragone potrebbe suonare esagerato, in fin dei conti sempre di costruire bici stiamo parlando e, nonostante queste di cui parliamo abbiano una forma particolarmente accattivante, come la maggior parte delle bici da strada hanno una struttura relativamente semplice.

Ma a ben vedere queste opere in titanio rivelano una maestria costruttiva degna di un artista, tanto che questo telaista è riconosciuto come uno dei migliori forgiatori di telai in metallo del 
suo Paese.

Il mostro dentro Konishi vive a Yosana, una cittadina della prefettura di Kyoto e viene da una famiglia di artigiani: i suoi genitori sono eccellenti artigiani e hanno il laboratorio adiacente al suo. Ma mentre loro costruiscono oggetti tipici della tradizione, Konishi è indaffarato a creare oggetti che abbiano a che fare con le due ruote, esclusivamente in titanio. Il suo repertorio è ampio: si va dalla rivisitazione di un classico paio di pedali Shimano da trial (con le gabbie in titanio invece che in alluminio, così da rendere l'aggancio più fluido e morbido) alla costruzione di telai da motocross, cavalletti da lavoro o marmitte. Il suo lavoro ha una sezione motoristica che si chiama Weld One (gioco di parole fonetico fra saldatura perfetta e ben fatto), un nome che descrive correttamente il messaggio voluto da Konishi, ma alle bici ha riservato il nome Ogre (l'Orco) di cui un'incisione in stile manga adorna il tubo sterzo.

Il nome deriva dal vicino Monte Oe, dove si dice vivesse il leggendario orco Shutendoji, che piombava dalla sua montagna per rapire le donne di Kyoto e poi divorarle. Fino a che Minamoto Raiko, un eroe del mito, riuscì a neutralizzarlo stordendolo prima col sake (di cui l'orco, soprannominato “il bullo ubriacone” era molto ghiotto) e poi tagliandogli la testa. Nonostante ciò l'orco era ancora vivo e vegeto, tanto che Raiko ha dovuto indossare tre elmi per proteggersi dalle fauci fameliche del predone decapitato.

Questa singolare leggenda sembra perfetta per dare il nome a una bicicletta costruita con la magia del “metallo immortale”, confezionata con un mare 
di dettagli deliziosi e impreziosita da un ramo anodizzato di boccioli di ciliegio.

“Faccio tutto da solo”, dice Konishi. O per meglio dire, scrive. Perché pur avendolo incontrato (e presentato) una prima volta in un articolo di Cyclist per l'edizione 2017 della Bespoked (mostra di bici fatte a mano), in quell'occasione il nostro amico giapponese non era emerso pienamene. In effetti la conversazione si era sviluppata nel tipico linguaggio internazionale fatto 
di silenti approvazioni, sorrisi e pacche sulle spalle, insieme alle frasi tradotte 
dallo smartphone che Konishi usa. “Ho curvato io il tubo sella, tagliato 
il tubo sterzo e la scatola del movimento centrale direttamente dalla materia prima. Ho creato il manubrio partendo dalla materia grezza. Piegato i tubi. Ho formato 
i forcellini. Ho fatto io i boccioli 
di ciliegio. Ho fatto anche i rotori dei freni. Tutto in titanio”, dice/scrive.

La metallica lucentezza di questi pezzi rilascia i lampi bruniti tipici del titanio non trattato, un lucore iridescente che rivela una struttura granulare, e mentre termini come tagliare e fare perdono in efficacia nella traduzione, ciò che Konishi spiega 
è che ogni parte, fatta eccezione per 
gli inserti in fibra di carbonio dei foderi, 
è realizzata da lui.

Il tubo sterzo e la scatola del movimento centrale sono forgiati da una solida barra 
di titanio 6-4, simile a un ceppo 
di metallo, che viene poi sagomata nel singolo componente da un’apparecchiatura programmata col computer. I forcellini e i rotori dei freni a disco – che richiamano i rotori della Campagnolo (tanto che uno potrebbe credere che sia equipaggiata con un gruppo Campagnolo H11), sono stati realizzati partendo da un piatto di titanio 6-4. Perché questa circostanza ha rilievo? Semplicemente perché il titanio 6-4 (o di grado 5), è una lega molto più resistente di quella 3-2.5 (grado 9) più comunemente utilizzata nei telai di titanio (il numero si riferisce alla percentuale di alluminio e vanadio miscelati nella lega). Questa lega è molto più difficile da lavorare, perché meno duttile. Il titanio, notoriamente, fa passare alle macchine utensili un brutto quarto d'ora perché più lo lavori e più diventa caldo, e più diventa caldo e più aumenta la sua resistenza al taglio (ciò in contrasto al mondo relativamente morbido delle leghe di alluminio).

Se è vero, quindi, che ci sono anche altri telaisti che impiegano una lega 6-4 per le loro creazioni, è probabile che Konishi sia l'unico a lavorarla da sé.

Le tubazioni principali della bici sono in una lega di titanio con proporzione 3-2,5, principalmente poiché è sostanzialmente impossibile estrarre tubazioni 6-4 su diametri come quelli di un telaio per biciclette (se anche appare come un tubo, il titanio 6-4 è normalmente arrotolato e saldato con una linea di giunzione). Konishi usa una lega 6-4 per le barrette, che impiega come materiale d'apporto per la saldatura perché ritiene il risultato 
ben più solido. E, secondo lui, è questo aspetto che contribuisce a renderlo unico come costruttore. Ma a prescindere dalla verità di questo assunto, la capacità di saldare di Konishi è celebrata ben oltre la ristretta cerchia dei suoi colleghi. Basti pensare che si classifica sempre ai primi posti del Concorso nazionale sulle tecniche di saldatura, e nel 2012 è arrivato quarto, battuto solamente da saldatori delle più grandi industrie pesanti del Paese. Devo ammettere di non essere particolarmente aggiornato sulle competizioni fra saldatori ma, a prima vista, questo è un grande risultato e, nonostante Konishi dichiari di aver costruito questa bici “tutta d'un fiato” e in soli tre giorni per averla disponibile per la Bespoked 2018, i risultati parlano da soli.

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