di Rosario Palazzolo - 11 marzo 2019

Papa Francesco ai ciclisti: coraggio e integrità. Lontani dal doping

Papa Francesco ha ricevuto nei giorni scorsi i rappresentanti dell'Unione Ciclistica Europea e della Confederazione Africana del Ciclismo chiedendo loro coraggio e onestà.

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L'incontro tra Papa Francesco e le Unioni ciclistiche internazionali
Papa Francesco crede nel ciclismo pulito ed eleva il gesto sportivo a grande strumento di elevazione spirituale. Costanza, sacrificio e rinuncia, ma anche animo d'acciaio e determinazione incrollabile. Questo impara chi si guadagna la salita a colpi di pedale.
Papa Francesco ha ricevuto nei giorni scorsi i rappresentanti dell'Unione Ciclistica Europea e della Confederazione Africana del Ciclismo nella magnifica sala Clementina del Palazzo apostolico.
Agli atleti ha ricordato che il loro sport, più di altri, insegna a non arrendersi e a ricominciare ma che rischia anche, come tutti gli altri, di essere inquinato dalla smania del profitto.
Nelle parole di Francesco, il ciclismo mette in risalto la sopportazione della fatica, il coraggio, l'integrità nel rispettare le regole, l'altruismo e il senso di squadra. Però può essere contaminato: "Quando diventa un fine in sé e la persona uno strumento al servizio di altri interessi, ad esempio il prestigio e il profitto, allora compaiono disordini che inquinano lo sport. Penso al doping, alla disonestà, alla mancanza di rispetto per sé e per gli avversari, alla corruzione".
Papa Pio XII con Gino Bartali
La relazione tra Chiesa Cattolica e ciclismo è antica e forte: Pio X e Benedetto XV benedirono i primi Giri d'Italia; Pio XII diede udienza ai ciclisti del primo Giro dopo la Seconda Guerra Mondiale. Gino Bartali, lo incontrò molte volte. Perché "l'uomo di ferro", militante di Azione Cattolica, è stato uno di quegli atleti che più di tutti ha dimostrato sul campo la sua Fede. Durante la Guerra salvò quasi mille ebrei dalla deportazione trasportando nella canna della sua bicicletta documenti falsi. Oggi Bartali ha un albero nel giardino dei Giusti dello Yad Vashem a Gerusalemme. Nel 1974, la 57esima edizione del Giro d'Italia partì dalla Città del Vaticano, ma già dieci anni prima, nel maggio del 1964, Paolo VI salutò i corridori che passavano da Roma e paragonò lo sport all'esistenza: "È simbolo d'una realtà spirituale, che costituisce la trama nascosta, ma essenziale, della nostra vita: è uno sforzo, è una gara, è un rischio, è una corsa, è una speranza verso un traguardo, che trascende la scena dell'esperienza comune: che l'anima intravede e la religione ci presenta".
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