Parigi-Roubaix 2021: ci siamo

Tutto pronto domenica 3 ottobre per una delle gare più affascinanti del circuito Pro che quest’anno, per la prima volta, vede schierate alla partenza anche le donne.

Riecco la Parigi-Roubaix, a due anni e mezzo dall'ultima disputata e con uno scenario di favoriti completamente mutato rispetto all'edizione del 2019 vinta dall'allora 36enne Philippe Gilbert. La regina delle Classiche, annullata la passata stagione e posticipata la scorsa primavera a causa della pandemia, va in scena per la prima volta nella sua storia in autunno e a una sola settimana dal Mondiale di Lovanio.

Sarebbe facile dunque associare ai protagonisti che hanno ben figurato nella corsa su strada iridata la condizione necessaria per ripetersi anche domenica prossima, non fosse che due di loro - il neo iridato bis Alaphilippe e l'enfant du pays Evenepoel - non saranno al via della corsa delle pietre.

Soprattutto l'Inferno del Nord è roba per specialisti e la sua unicità non permette di formulare a priori un pronostico assoluto, anche se inevitabilmente gode di parecchio credito il duello tra Van Aert e Van der Poel, i grandi delusi di domenica scorsa.

Paradossalmente sarebbe stato più facile isolare un principale favorito per il Mondiale, ma poi Alaphilippe ha sorpreso tutti, sparigliando le carte. Nella classica del pavé, sui 30 settori di sofferenza che infestano i 257,7 chilometri tradizionali da Compiègne al velodromo di Roubaix, occorrono tanta esperienza e fondamentalmente tre doti: non incorrere in incidenti meccanici nei momenti topici, non rimanere coinvolti in cadute e avere la forza di spingere quasi sempre a tutta.

Attenzione poi alla pioggia, che potrebbe presentarsi per la prima volta dal 2002 e al forte vento, che si prospetta trasversale in coincidenza dell'ingresso sulle pietre.

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Il podio 2019: il vincitore, il belga Philippe Gilbert, con Nils Politt e Yves Lampaert (foto Aso/Pauline Ballet).

I protagonisti

Nel gioco dei nomi, oltre ai già citati Van Aert e Van der Poel, è possibile azzardare almeno una quindicina di outsider credibili: dal belga Stuyven ai danese Asgreen (già vincitore del Fiandre a primavera) e Valgren (bronzo domenica), dal tedesco Politt (secondo due anni fa) all'olandese Van Baarle, fresco di argento iridato, dai campioni europei Kung (a crono) e Colbrelli (su strada), ai fiamminghi Lampaert, Merlier e Stybar (ormai acquisito per estrazione ciclistica, ma di nazionalità ceca), e ancora ai nostri Moscon, Ballerini e Trentin, se dimostreranno di aver smaltito le fatiche e le botte del Mondiale, oppure Mohoric, Sénéchal, Teunissen e Mads Pedersen, già campione iridato.

Più defilata nelle aspettative la schiera dei big in declino (Gilbert, Sagan, Degenkolb, Kristoff, Vanmarcke e Demare) ma non si escludono sorprese visto che abbiamo anteposto come l'esperienza sia un aspetto fondamentale di questa Monumento.

Per la prima volta le donne

Curiosità c'è infine per la prima Roubaix femminile della storia: 22 le squadre al via, partenza da Denain e un percorso di 116 chilometri e mezzo, condito da 17 settori di pavé.

Elisa Balsamo potrà sfoggiare la maglia arcobaleno conquistata sabato a Lovanio, tra le nostre carte da giocare anche quelle di Elisa Longo Borghini e Marta Bastianelli. Favoritissime al solito le olandesi, con il tris d'assi Van Vleuten-Vos-Blaak, alle quali proverà a opporsi la britannica Elizabeth Deignan. Sarà in ogni caso un grandissimo spettacolo.

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