Passo del San Gottardo

Tornanti, ciottoli, paesaggi alpini, atmosfera da storia della montagna e assenza di traffico automobilistico. È come se il Passo del San Gottardo, in Svizzera, fosse stato pensato per i ciclisti.

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Passo del San Gottardo (foto Patrik Laundin).

È raro avere una vista panoramica così buona di una strada. A meno che non la si sorvoli con un deltaplano. Ma si ha la sensazione che la nuova e più grande strada sul passo del San Gottardo sia stata costruita negli anni ‘70 solo per offrire la migliore vista della vecchia strada costruita nel 1830. Guardando verso sud-est da una comoda piazzola vicino alla cima della nuova strada ti si presenta un panorama su una serie di tornanti così spettacolarmente serpeggiante che sembra una sorta di installazione artistica.

Quello che si ammira sono 24 tornanti raggruppati in soli 4 km di strada, che si combinano per aggiungere un totale di 300 metri di salita. È una vista che racchiude esattamente quello che penso che la maggior parte delle persone immagini di un passo alpino - una rappresentazione fiabesca di una prodezza ingegneristica. E mentre si sta in piedi nella piazzola e ci si gode la scena perfetta, in realtà stai guardando la Tremolastrasse che attraversa la Val Tremola.

Tremolastrasse, la strada che trema, nome molto appropriato perché quello che non si percepisce da lontano è che la vecchia strada è acciottolata e quindi quando la si percorre si trema davvero.

La strada, o in effetti le strade, iniziano in basso, nel paese di Airolo. Questo comune relativamente piccolo della Svizzera del Canton Ticino ha assunto una certa importanza proprio a causa della sua posizione ai piedi del trafficato Passo del San Gottardo. La sua popolazione ha raggiunto l’apice alla fine del diciannovesimo secolo, quando si stava costruendo il primo tunnel ferroviario del San Gottardo. Uno sforzo che vide per la prima volta l’uso su larga scala della dinamite, ma anche purtroppo la morte di molti di coloro che vi lavorarono per costruirlo, incluso l’ingegnere capo che ebbe un attacco di cuore all’interno del tunnel.

Oggi le montagne sono crivellate di gallerie come un formaggio svizzero, perché ci sono non meno di tre percorsi che vi passano attraverso piuttosto che sopra. Il suddetto tunnel ferroviario fu il primo ad essere costruito e all’epoca era il più lungo al mondo con i suoi 15 km di lunghezza. Nel 1980 fu invece completato il tunnel stradale che divenne la galleria stradale più lunga del mondo (è tuttora la quinta più lunga). Poi, nel 2016, è arrivato il Tunnel di base, ancora oggi da considerarsi il più lungo e profondo tunnel ferroviario del mondo.

Cito tutto questo solo perché penso che aggiunga sempre qualcosa alla corsa sapere cosa succede sotto di te mentre pedali. Comunque, se navighi verso Via San Gottardo ad Airolo, sai che sei sulla strada giusta per iniziare la salita.

Curve e ciottoli

I primi 6 km di salita vengono percorsi scalando il lato settentrionale della Valle Leventina dove la vecchia strada si intreccia con la nuova. I due nastri di asfalto si intrecciano uno sotto l’altro come gli ultimi due spaghetti nel piatto.

Ci sono un paio di brevi tratti di acciottolato, giusto per prepararti a quello che verrà, ma la maggior parte della strada in questa prima metà è liscia e relativamente larga. Puoi dire che stai per entrare nella seconda metà della salita quando i ciottoli ritornano sul serio, il fiume Foss inizia ad abbracciare la strada alla tua destra, il terreno si alza su entrambi i lati e c’è una curiosa struttura di cemento che sembra un grande padiglione modernista ma in realtà è una presa d’aria di una delle gallerie.

Passo del San Gottardo (foto Patrik Laundin).

Una parola sui ciottoli. Non sono le rocce ruvide della Trouée d’Arenberg alla Parigi- Roubaix. Non sono nemmeno il pavé più compatto del Paterberg al Giro delle Fiandre. L’effetto “Tremola” è più regolare, con pietre più piccole disposte in modo incredibilmente ordinato, in uno schema a ventaglio con una sottile linea rossa di mattoni che segna il centro. Sembra un mosaico. Molto svizzero, in altre parole. Devi ancora tenere gli occhi aperti per le imperfezioni che potrebbero farti deragliare, ma la sensazione di pedalare su di esse è decisamente più un tremito che un serio brivido e non dovresti preoccuparti eccessivamente di montare una gomma più larga o di abbassare le pressioni. Anche quando i professionisti vengono qui per il Tour de Suisse (il Gottardo non ha mai fatto parte di un Grand Tour, Giro, Tour, Vuelta, ndr) li vedi cercare le strisce lisce ai lati della strada. Un buon esempio? Basta guardare l’attacco vincente di Egan Bernal durante la settima tappa della corsa del 2019.

C’è circa un chilometro di semplice strada serpeggiante prima di raggiungere la raffica di famosi tornanti, e nell’avvicinamento si attraversa il Foss in modo d’averlo ora sulla sinistra.

Poi arrivano le curve e sono quasi altrettanto impressionanti viste da sotto come le avevamo viste dall’alto. Enormi muri di pietra ricurvi ti sovrastano come fossero strati di una torta, ognuno dei quali sostiene un tornante. È abbastanza intimidatorio e si ha la sensazione di assalire i bastioni di una fortezza di montagna.

La pendenza media della salita è del 7,5% ma oscilla un po’ e con i tornanti relativamente ampi e piatti è concessa la possibilità di un riposo regolare. Tuttavia, la parte più ripida di tutta la salita arriva non molto tempo dopo aver affrontato i tornanti e vede la strada salire mediamente oltre l’11% per circa 200 metri, il che è più che sufficiente per cercare un po’ di aiuto extra dai cambi della bici.

Il suono del silenzio

Una cosa (piacevole) con cui non si deve fare i conti è il traffico. Una parte è sotterranea, ma il resto è deviato sull’altro lato della valle nel tunnel delle valanghe che divide il paesaggio grigio da quello verde come una zip. Ciò significa che il Gottardo è una salita molto tranquilla e pittoresca. Almeno fino a quando non si raggiunge la cima.

Passo del San Gottardo (foto Patrik Laundin).

I vertiginosi tornanti finiscono in realtà a circa un chilometro dalla vetta e mentre si sale la rampa finale dritta con l’allegro Lago dei Morti alla tua destra, si comincia a vedere il gruppo di edifici in cima. Anche se è un po’ uno shock dopo la solitudine della salita, ti ricorda quanto questa via montana sia stata importante fin dall’epoca romana. Il passato storico del passo giustifica certamente la presenza di un museo di medie dimensioni in cima, e anche se non avrai appetito per una lezione di storia, probabilmente sarai affamato di qualsiasi cosa ti serviranno al ristorante.

O forse passerai semplicemente davanti all’impressionante monumento con l’aquila dedicato al pilota Adrien Guex (che si è schiantato qui con il suo Fokker nel 1927 a causa del maltempo) per scendere nel Cantone di lingua tedesca di Uri. L’attrattiva della discesa dal lato nord è che si tratta di una delle più veloci di tutte le Alpi. Questa volta però noi raccomandiamo di attenersi alla strada moderna e non lastricata. Un po' meno di tremori...

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