Pedalare in città, una giungla di ostacoli e cemento

È il dilemma al centro delle corse su strada: le nostre strade non sono state concepite per le gare in bici, ma la sicurezza deve essere sempre alla base di tutto.

Prima che il possesso e la guida di un’auto diventassero come oggigiorno una sorta di diritto dato da Dio, le strade

erano considerate qualcosa di esotico. La gente dei paesi vicini si presentava con sedie a sdraio e picnic per assistere alla costruzione dei primi tratti stradali. Altri tempi, certo. Le strade erano semplici arterie funzionali per il trasporto di persone e merci da A a B, secondo Joe Moran nella sua dissezione della cultura autostradale della Gran Bretagna, On Roads: A Hidden History. Ma per quanto apprezzabile, a Moran manca un dettaglio, ovvero di come la storia delle strade sia inestricabilmente legata alle corse in bicicletta.

Quelle strisce di cemento e asfalto che affrontiamo quotidianamente, con le loro curve progettate con precisione, le pendenze scientificamente calibrate e le protezioni posizionate strategicamente, sono infatti usate regolarmente come arene sportive. Pochi altri sport al mondo si praticano correndo il rischio di incappare in qualche guaio stradale causato da infrastrutture inadeguate.

È un enigma del nostro sport: come mettere in sicurezza 200 atleti d’élite in un’arena più comunemente usata da autobus, camion, furgoni per le consegne e genitori che portano i figli a scuola, e chiedere loro di affrontare buche, dossi, rotatorie e altri arredi urbani mentre cercano di superare i loro rivali.

“Il ciclismo su strada presenta gli stessinproblemi per i biker di livello amatoriale come per quelli d’élite” - dice Andy Hawes, direttore dei percorsi del Tour of Britain e del Women’s Tour -. Si svolge su strade pubbliche che rimangono tali fino a poco prima del passaggio della corsa. La nostra valutazione dei rischi del percorso può essere lunga fino a 60 pagine per una tappa di 180 km. Lì dentro c’è di tutto: incroci, spartitraffico, limiti di velocità, dossi, rotatorie, passaggi a livello, attraversamenti”.

Il grande vantaggio di tenere le gare su strade pubbliche è che i fan possono guardarle gratuitamente. Abbiamo anche dei paesaggi mozzafiato in TV, che sia la D974 che si snoda verso la cima del Ventoux o la SS242 che attraversa le Dolomiti. Ma i pericoli sono sempre dietro l’angolo. La spettacolare collisione di Simon Carr contro un cartello stradale alla Tirreno-Adriatico di quest’anno riporta alla memoria il brutto incidente di Johan Vansummeren contro uno spartitraffico durante il Giro delle Fiandre del 2014, che ha lasciato una fan paralizzata (anche al Giro d’Italia di quest’anno abbiamo assistito a incidenti causati da ostacoli imprevisti o poco segnalati ai corridori).

Sì, anche i fan sono a rischio. Mentre si può sperare che un sosia di Borat vestito di mankini che si mette in mezzo ai corridori in una tappa di un Grand Tour venga punito a dovere, è giusto che gli spettatori che si godono una classica di primavera non debbano dover temere per la loro vita perché un atleta nel pieno della sua azione salta sul marciapiede per evitare un tratto con i ciottoli o per tagliare una curva. È come vedersi arrivare addosso un rugbista di 120 chili mentre ci si sta godendo la gara.

Tuttavia, sarebbe un peccato confinare le corse su piste all’aperto - come è avvenuto per esempio nel Regno Unito per più di mezzo secolo - o ridurle a prove a tempo su e giù per le tangenziali.

“Non voglio vedere le corse bandite dalla strada pubblica - dice Hawes -. Ma la sicurezza dei corridori è fondamentale. Facciamo tutto ciò che è in nostro potere per assicurare loro la massima protezione. Una delle loro preoccupazioni è per le moto che passano attraverso il gruppo. Ma devono farlo, per segnalare i pericoli”.

“Cerchiamo di sensibilizzare anche gli atleti che devono assumersi le loro responsabilità. Sono automobilisti anche loro, si allenano spesso sui percorsi di gara, vedono i potenziali pericoli. Solo perché abbiamo chiuso le strade e stanno gareggiando, non significa che quegli ostacoli improvvisamente svaniscano”.

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