Piemonte in bicicletta: scopri il Grand Tour Unesco

Non immaginatevi un lungo anello di 600 chilometri con sole cinque attrazioni, ma una costellazione di buoni motivi per scoprire, in bici, piccole e grandi chicche del territorio piemontese. È il Grand Tour Unesco.

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Grand Tour Unesco.

Dal “pilone” votivo alla vecchia struttura industriale, dalla strada storica al recupero di una tradizione popolare, dal piccolo museo locale al caffè antico, dall’oasi naturale al fenomeno geologico, alle Riserve MAB (Man and Biosphere) Ticino-Val Grande-Verbano, Monviso e Collina del Po e delle Città Creative Unesco come Torino e Biella.

Ladies and Gentlemen, il Grand Tour Unesco in bicicletta è tornato in voga, al suo massimo splendore. Già, uno dei più alti livelli di turismo della storia dell’umanità vive una nuova vita ora, anche senza andare tanto lontano, e soprattutto in versione ciclistica, mentre va sempre più di moda giocare a fare l’astronauta grazie a progetti avveniristici come Space X di Elon Musk o come #dearMoon del miliardario giapponese Yūsaku Maezawa. Il turismo spaziale è senza dubbio affascinante, ma non ci permetterebbe di pedalare mettendo le nostre due ruote sulla crosta lunare; quindi, rimaniamo con i piedi per terra, e riscopriamo in chiave nuova una delle fortune turistiche più elitarie nei secoli passati.
Dal XVII secolo, infatti, era uso delle famiglie aristocratiche europee spedire i giovani rampolli soprattutto in Italia, per esplorare, apprendere, aprire la mente e immergersi in culture diverse, tornando poi intellettualmente più ricchi a casa. Ebbene, nel 2021 il turismo è diventato più democratico, permettendo a quasi tutti di arricchire mente e corpo di stimoli nuovi, anche stando in un raggio relativamente ridotto dietro casa. Nasciamo molto fortunati, con possibilità tendenti all’infinito di acquisto di biglietti aerei low cost per non si sa quante destinazioni. Ma, per noi ciclisti, ci sono grandi occasioni a portata di auto, cogliendo l’occasione di fare più giorni di Grand Tour toccando siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità.


Sarebbe bello sottoporvi un indovinello, per capire quanti Siti Unesco pensate di poter toccare in 600 km sui pedali, ma non vi vogliamo far perdere tempo e pazienza. L’itinerario è pronto, pensato e deciso: la terra che vi offre questo è il Piemonte, e i siti che potrete vedere passando o fermarvi a visitare fino al dettaglio più curioso sono 5, tutti di prima grandezza tra i 58 che fanno parte del ricco paniere italiano. Ne fanno parte i Sacri Monti, le Residenze Reali dei Savoia, i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero-Monferrato, i siti palafitticoli dell’arco alpino, la città industriale di Ivrea: un mix di natura, patrimonio industriale, paesaggio agricolo e storia, che messo in connessione grazie alla preziosissima collaborazione tra il prof. Andrea Rolando dell’Osservatorio E-scapes del Politecnico di Milano e Visit Piemonte, offre un itinerario lungo pienamente godibile, perché tracciato con attenzione su ciclabili e itinerari ciclistici esistenti.


Così, con Torino come riferimento e cuore pulsante di tanta abbondanza di cultura, tradizione e bellezza, si sviluppa un anello fatto di quattro tratti di lunghezza equivalente, percorribili in un giorno: l’Arco pedemontano del Gran Paradiso e del Monte Rosa (fra la valle della Dora Riparia e il Biellese, da Torino a Biella e Oropa, 150 km); l’Arco delle Colline dei laghi (dall’Alto Piemonte fino alle risaie del Sesia, 145 km); l’Arco delle Colline e delle città del vino (da Vercelli a Casale Monferrato e Racconigi, 165 km) e l’Arco pedemontano del Monviso e delle Valli del Po (Da Racconigi ad Avigliana e Torino, 140 km).

Grand Tour Unesco.

Nel cuore del Piemonte

La prima parte dell’itinerario è già tracciata, suddivisa in 4 tappe scaricabili in formato gpx su Visitpiemonte.com (Piemontescape, Itinerari tematici, Grand Tour Unesco in bicicletta). Scendiamo nel dettaglio di questa prima pedalata, significativa per capire i contenuti, il livello atletico e la metodologia di tracciamento di tutti i 600 km dell’anello completo.

Il primo tratto di 62 km connette Torino a Cuorgné con 550 m di dislivello positivo. Si parte dal Castello del Valentino per poi attraversare il centro di Torino, città creativa tra le tante architetture che fanno parte del Patrimonio Unesco delle Residenze Reali, e quindi scendere lungo le sponde del fiume Po, attraverso il parco del Valentino, con splendidi scorci sulla collina, riserva del MAB Unesco Collina-Po. Procedendo attraverso le Porte Palatine, il mercato e il quartiere di Porta Palazzo, il complesso dell’ex Arsenale (scuola Holden, Sermig, Cortile del Maglio), la tappa permette di vedere un pezzo importante di storia industriale piemontese, passando per l’area delle ex concerie Durio, oggi trasformate nella biblioteca Calvino, l’area delle ex Ferriere FIAT, Teksid, Michelin e di altri impianti industriali dismessi e trasformati nel grande parco post industriale della Dora.


Un’altra delle grandi attrazioni previste dalla tappa è la Reggia di Venaria, seguita dal Parco della Mandria e da Borgo Castello. Per giungere al capolinea della prima tappa, si esce dall’ambito urbano per muovere i muscoli tra i panorami delle colline torinesi e poi canavesane, gettando lo sguardo su numerose chiese, i tipici portici delle cittadine storiche, l’ex-fabbrica Remmert a Ciriè, Valperga con il suo Sacro Monte di Belmonte, riconosciuto come bene del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, per giungere infine al Castello Malgrà di Rivarolo.


La seconda tappa di 58 km con 200 metri di ascesa riparte dal centro storico della cittadina canavesana seguendo il torrente Orco. Attraversa Oglianico per visitare la torre-porta del suo antico Ricetto e la Cappella di Sant’Evasio, per poi aumentare la cadenza di pedalata nelle campagne tra Salassa e Pertusio, con scorci sul Sacro Monte di Belmonte, per giungere a Cuorgné dove visitare la chiesa tardo gotica di San Giorgio e la chiesa parrocchiale con il più alto campanile del canavese, su cui salire per stirare le gambe stanche e ammirare il territorio da un punto privilegiato. Il centro storico e gli eleganti portici di Cuorgnè aprono la strada verso la storica Manifattura di fine Ottocento, importante esempio di architettura industriale, e verso il Museo Archeologico del Canavese. Attraversato il torrente Orco si ritorna in collina su percorsi meravigliosi, perfetti anche per chi ama sterrati e single track per MTB tra Aglié, Vialfré e San Martino Canavese. Da qui si scende di quota per arrivare a toccare la Dora Baltea a Ivrea.


Ivrea, città industriale del XXI secolo, è perfetta per essere visitata pedalando da via Jervis verso altre architettura facenti parte del MAAM, il museo a cielo aperto inaugurato nel 2001, che offre un percorso di circa due chilometri che interessa via Jervis e le aree contigue su cui sorgono gli edifici più rappresentativi della cultura olivettiana. La città sfoggia anche un castello noto per avere tre sole torri (scoprite voi il perché) e un percorso per canoisti tra i più importanti a livello mondiale (centro di allenamento federale).

Grand Tour Unesco.

Programmare una vacanza

Il terzo giorno ripartiamo da qui per affrontare una tappa un po’ più per sportivi, con un dislivello di 1.363 metri spalmati su soli 42 km. Si inizia lasciando il capoluogo canavesano per percorrere alcuni tratti nella zona dei cinque laghi, seguendo così un tratto di via Francigena, prima di iniziare una signora salita che scavalca la Serra Morenica per portarci nel biellese. Tanta natura, panorami, affacci unici su un paesaggio singolare per conformazione e geologia. Il percorso prosegue per raggiungere la strada Panoramica Zegna, straordinario itinerario a circa 1.000 metri di quota, che guarda le montagne e la pianura tra Torino e Milano, e attraverso cui si giunge fino al Santuario e al Sacro Monte di Oropa.

L’ultima e quarta tappa riparte da questo spettacolo di architettura religiosa d’alta quota, meta nota a tanti ciclisti professionisti e amatori per la dura salita da Biella, facente anche parte della storia sportiva grazie a Pantani. 23 km quasi tutti in discesa, passando per il tracciato della vecchia tramvia Biella Oropa, l’abitato del Favaro e il parco della Burcina. Si entra nella città simbolo di una epoca di massimo splendore per il tessile italiano e si attraversa Piazza Cisterna, il borgo del Piazzo e i principali luoghi di Biella città Creativa Unesco, si visitano poi i giardini di Palazzo Gromo Losa, quindi si procede alla volta di piazza del Duomo e del Battistero romanico, via Italia e il complesso di archeologia industriale lungo il fiume Cervo.


Questi 600 km si godono al meglio nello spazio di una decina di giorni di viaggio pernottando a scelta nella larga disponibilità di alloggi, aziende agrituristiche, B&B o camping. Quindi una sessantina di chilometri giornalieri, mettendo in conto anche tratti impegnativi, ma col vantaggio di pedalare su strade a bassa densità veicolare.
Le belle strade del Piemonte sono infatti diritte e filanti a Torino e nella pianura del riso dove in primavera si pedala osservando il cielo riflesso nelle risaie allagate, ritorte e nervose sulle colline, ardite e severe sulle montagne dove transitarono pellegrini, eserciti e imperatori.


Dunque, consigliamo di lanciarvi con coraggio in questa nuova avventura pedalando centinaia di km a testa bassa come un vero Pro, oppure, come direbbe un piemontese Doc, raccontando della rava e della fava (conté dla rava e dla fava) ai vostri compagni di avventura mentre cogliete ogni singolo dettaglio del percorso e occasione di visita, foto e assaggio lungo la strada.

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