25 giugno 2007

Poker di regine

Poker di regine

La comparativa


Non sono tutte rose e fiori, ovviamente, perché le qualità del carbonio offrono per certi aspetti prestazioni superiori, non ultima la capacità di dissipare al meglio le vibrazioni provenienti dal terreno. Tutte sono molto vicine ai sette chilogrammi (il limite Uci consente di raggiungere i 6,8 kg). La più leggera è Guerciotti Khaybar (7 kg), la più pesante è Tommasini Premier plus (7,4 kg). Tra le due 400 grammi, che sono circa il 6% della bici intera, anche tanto quando si ragiona in termini di grammi, ripartiti tra telaio e componenti. Le altre due, invece, fermano l’ago
della bilancia a 7,2 kg, a  metà tra i due opposti. Valori eccellenti, dunque, anche se i campioni, spesso, le vogliono al limite concesso dalla federazione internazionale, a volte al di sotto, costretti poi a piombarle dai giudici di gara che le pesano, forse non sempre, prima delle competizioni.

I cicloamatori? Si spingono oltre, anche al di sotto dei 6 kg e di più. Ammesso che siano ancora rigide, le bici sono dei fulmini in salita, ma manifestano problemi di guidabilità e stabilità in discesa. Ci vogliono esperienza, manico e, a volte, anche un po’ di fortuna per evitare brutte sorprese.

Tutte le bici sono finite sulla Bike machinery, che ha emesso i suoi giudizi imparziali. La più “cattiva” è Cinelli Pro Estrada, sia in pedalata (alla scatola), sia in frenata. Su strada concede molto poco al comfort, contano le prestazioni. Contribuiscono in modo significativo il manubrio, l’integrato Cinelli Ram, e le ruote, tutte in alluminio, cerchio e raggi compresi. Segue da vicino Tommasini Premier plus che ridà forza all’alluminio, momentaneamente messo da parte in favore del carbonio. Il risultato conferma le qualità di questo materiale che ha ancora tanto da dire. Il risultato alla macchina, inoltre, è ancora migliore se lo leggiamo in funzione della geometria particolarmente aperta del triangolo anteriore, evidentemente concepito per un ciclista abbastanza alto. Daccordi Sansone e Guerciotti e Khaybar sono invece più “morbidi”. Khaybar è un prodotto sofisticato, moderno, forse quello più “tirato” in termini di peso (il telaio nudo). Di conseguenza le reazioni sono legate al dato
ponderale, ma per portarlo ai quei limiti occorre tanta potenza, anzi tantissima.

Per intenderci ai livelli del miglior Petacchi e di Tom Boonen, velocisti di razza. Un pizzico di elasticità, poi, non guasta, anzi contribuisce a migliorare guidabilità e stabilità. Lo dice il comportamento del reggisella, che tende a “sbandierare” meno. Lo stesso discorso vale per Daccordi Sansone.

Giusto dedicare due parole anche ai prezzi. Per agevolare il nostro giudizio abbiamo preferito riflettere sui kit telaio che, allestimenti a parte, sono funzionali al ragionamento. Al di sopra di tutti Daccordi Sansone, che è sensibilmente più costoso, ma si può notare come un “vero” telaio da competizione si può acquistare senza commettere follie economiche. La componentistica fa la differenza, anche in termini di costo, ma il “cuore” forte è fondamentale.

Cinelli Pro estrada




Il gruppo è Campagnolo Record completo della nuova guarnitura Ultra torque con la classica combinazione 53-39. Anche le ruote sono Campagnolo: una coppia di Zonda con cerchio di 26 mm anteriore, più leggero e guidabile, e 30 mm posteriore, più rigido. Caratteristico il montaggio G3: 7 raggi radiali a sinistra e 14 accoppiati sul lato cassetta a formare sette triplette. Reggisella e manubrio sono Ram, entrambi monoscocca in carbonio, pezzi “cult” della casa di Caleppio di Settala (Mi).

Cromaticame nte curata la sella Prologo Choice Cool team con forchetta in titanio e scafo in composito: caratteristici i fori sul rivestimento che garantiscono freschezza e ventilazione. Questa bici è ideale per percorsi misti. La compattezza del telaio e la geometria della forcella danno sensazione di grande maneggevolezza, che si apprezza soprattutto in discesa dove si riesce a guidare divertendosi con pieghe accentuate e cambi di direzione veloci e precisi. Molto efficace sul passo, grazie anche alla scorrevolezza delle ruote, in salita sfrutta la rigidità del carro posteriore. Anche in pianura, nei rilanci di velocità con rapporti medio-lunghi, il comportamento è deciso e spigliato, soprattutto impugnando il manubrio nella parte bassa. Il telaio compatto garantisce rigidità, ma sulle sconnessioni le vibrazioni sono accentuate, soprattutto quando ci si trova in piedi sui pedali a rilanciare velocità. Complici, probabilmente, la rigidità di piega e reggisella. Sicuramente anche le ruote danno il loro contributo, e quando si aspira all’eccellenza il compromesso è sempre difficile da ottenere.

Daccordi Sansone




La forcella è Daccordi, full carboni con steli ad ala, “muscolare”. Il gruppo è Campagnolo Record, completo, leggero e preciso. Spiccano la guarnitura e i freni skeleton, alleggeriti e scaricati. Interessanti le ruote Ursus Miura con cerchio di 45 mm monoscocca in carbonio per tubolari. Il gruppo guida è Itm: curva shallow e attacco over di 31,8 mm Millennium 4ever. La sella è Prologo Choice con l’esclusivo sistema C-lock sys che consente l’uso di tre cover diverse.

Sansone si apprezza sugli strappi “cattivi”. Approfondendo la conoscenza, però, si scopre che oltre al peso i tecnici toscani hanno condotto una sapiente progettazione che ha portato ad avere un prodotto bilanciato in ogni componente. Il telaio, che è rigido, sfrutta la sezione maggiorata dell’obliquo e l’architettura del carro per stabilizzarsi sotto sforzo. Non possiamo, però, dimenticare che questo è un telaio dedicato ai professionisti, quindi, al pari della prestazione pura, Daccordi non ha tralasciato la ricerca del comfort. Nonostante il peso favorisca le performance brucianti, il mezzo risulta abbastanza confortevole sulle lunghe distanze. Per ciò che riguarda il comportamento su strada possiamo affermare che la ciclistica è ben studiata e questo si ripercuote positivamente sulla guida: sterzo e forcella lavorano al meglio per favorire la stabilità nei passaggi tecnici, ad esempio tornanti stretti in discesa. L’installazione del gruppo guida oversize e la buona modulabilità dei freni aiutano ad amplificare la sensazione di sicurezza spostando il limite della staccata un po’ più avanti.

Guerciotti Khaybar




Nasce dalla collaborazione con Dedacciai, con tubazioni Z108 abbinate a foderi posteriori Icetail e Icebox. Risultato: il telaio “nudo” pesa circa 1.050 grammi. Tubi e giunzioni sono in fibra di carbonio ad alto modulo, T700 e T900, con strato a vista incrociato, visibilmente accessibile anche tra la grafica “generosa” Professionale la componentistica: il gruppo guida Deda elementi Newton è garanzia di solidità, ricerca estetica ed ergonomia.

Tecnico il reggisella, firmato Selcof, con doppia vite di regolazione che offre precisione millimetrica. Poco da dire sulla sella: la Selle Italia Slr è un pezzo cult del mercato after market, leggera e anche comoda. Il gruppo è Shimano Dura ace a 10 v completo, lanciato dalle imprese del super-campione americano Lance Armstrong e consolidato dall’apprezzamento del pubblico specializzato. Insomma, tanto equilibrio, nessun pezzo “estremo”, tanta sostanza. Meditate gente, meditate.

Su strada Khaybar è leggero e agile: entusiasmante. Giusto compromesso tra rigidità e comfort. Ottimo il feeling, merito anche della geometria Guerciotti. Condivisibile l’idea di non abbassare troppo il tubo dello sterzo, che migliora la conduzione dell’avantreno, soprattutto in discesa, mentre la muscolatura del busto è più rilassata. Ci hanno sorpreso favorevolmente le ruote Ambrosio Xxl, versatili nonostante il profilo severo del cerchio. Rigide, sono ben concepite (comodi i nipple esterni), come è nel dna della Casa di Solaro. Ottima la frenata grazie ai pattini in sughero.

Tommasini Premier plus




La forcella, firmata Tommasini, è full carbon, compatibile con lo sterzo integrato. La componetistica è mista: Campagnolo Record ed Fsa (guarnitura K-force). Di Fsa anche reggisella e gruppo guida, tutto in carbonio. Le ruote sono Marchisio Zefir X90, molto scorrevoli e resistenti. Completa l’allestimento la sella Smp Strike con scafo in carbonio e telaio in acciaio tubolare.

Come tutti i telai in alluminio, anche questo è rigido e pronto. Si apprezza l’immediata trasmissione della potenza che sposta l’ago della bilancia a favore delle prestazioni e sacrifica qualcosa in termini di comodità. La geometria è distesa all’indietro, che aiuta sulle lunghe distanze.Su strada si notano facilità e precisione di guida, in ogni situazione. La misura del tubo sterzo e la struttura della forcella garantiscono buona tenuta in curva: sia in ingresso, sia in uscita, senza creare sottosterzo. Il gruppo guida è robusto, molto comodo nella parte superiore dell’appoggio e in presa bassa, anche se la curva anatomica obbliga il ciclista a scegliere una geometria non troppo bassa davanti.

La garanzia di performance di livello superiore arriva anche dagli accessori: il gruppo Record è certezza di affidabilità e scorrevolezza, la guarnitura K-force è un mix perfetto di qualità estetiche e tecniche, non a caso è all’apice della gamma Fsa.
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