Il ritorno di un’icona, De Rosa Merak

Le moderne bici da corsa sacrificano spesso il comfort, ma De Rosa con la Merak è riuscita a soddisfare anche questa necessità. Ecco la nostra prova su strada...

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De Rosa Merak.

Modello De Rosa Merak

Gruppo Campagnolo Chorus

Ruote Fulcrum Wind 40 DB

Dotazione Manubrio FSA Energy Compact ACR, reggisella De Rosa Carbon, sella Prologo Kappa RS, pneumatici Vredestein Fortezza Tubeless 28 mm

Peso 7,69 kg (taglia 52)

Prezzo € 7.485

Contatti derosa.it

Ugo De Rosa aveva costruito più di 50 telai in un anno per Eddy Merckx, di cui cinque in una sola settimana mentre Il Cannibale si preparava per la Parigi-Roubaix. Estremamente pignolo, Merckx era ossessionato da ogni minimo dettaglio delle sue biciclette. Ed era stato proprio De Rosa, di cui Merckx si fidava ciecamente, ad occuparsi, per la maggior parte della sua carriera, della realizzazione di tutte le sue biciclette da corsa. Due alla volta, naturalmente, così avrebbe sempre avuto un ricambio pronto sulla macchina della squadra.

Moser, Motta, Van Looy, Argentin, Berzin, Gonchar, Vainšteins, Casagrande, Baldato, Pellizotti... la lista delle stelle del ciclismo che hanno vinto su telai costruiti da De Rosa è davvero lunga. De Rosa sostiene che nel Giro d’Italia del 1974, l’80% dei telai montati erano suoi, anche se ovviamente molti erano nascosti dietro una vernice con il logo di un altro marchio. Nella stagione agonistica 2021, è il Team Cofidis a sventolare la bandiera di De Rosa, sia a bordo della Merak, recentemente ripresentata, sia della SK Pininfarina, la sua vera macchina aerodinamica.

“La maggior parte dei ciclisti della squadra probabilmente sceglierà la Merak per gran parte del tempo”, dice Cristiano De Rosa, il terzo figlio di Ugo, che ora è al timone dell’azienda. Il peso del telaio è di 800 grammi verniciato, estremamente leggero ma anche molto rigido. “Ha una vera anima da corsa”, dice, dandosi alcuni pugni sul petto. È chiaro quanto la passione di suo padre sia ancora viva dentro di lui.

La Merak è un’icona rappresenta la nostra anima racing - aggiunge -. In passato è stata la migliore in termini di prestazioni e ha vinto il campionato del mondo su strada nel 2000 con Romāns Vainšteins. Allora era in alluminio, ma nel 2020 abbiamo deciso di riproporla in carbonio”.

“Abbiamo cercato di soddisfare il più alto livello di prestazioni delle corse moderne, con freni a disco e spazio per pneumatici più larghi, ma anche di abbinare uno stile tradizionale. Il telaio è molto facile da capire. Non ci sono grandi e strani tubi”.

Il potere del bianco

Non potrei essere più d’accordo. Ai miei occhi appare come una bicicletta davvero stupenda, che risplende in tutto il suo bianco. Finché non l’ho vista dal vivo, non avevo considerato quanto fossero rare oggi le bici bianche. Credo che il bianco, in qualche modo, crei una buona predisposizione mentale. Bianco che, unito al potere della luce del sole, mi ha fatto sentire come se avessi avuto una vera e propria molla nelle gambe mentre ho iniziato a conoscere più a fondo la Merak. E ogni pedalata mi è sembrata sempre più piacevole.

La Merak mi ha accolto con un contegno risoluto, come il tipo di stretta di mano ferma e potente che immagino darebbe ancora l’ormai ottantenne fondatore dell’azienda. Il suo pedigree da corsa emerge in ogni pedalata. Nessun dubbio sulla sua incredibile rigidità in salita. Potevo quasi sentirla ridere mentre sprintavo, a testa bassa, con tutto quello che avevo in corpo: “È tutto quello che hai, Bowers? Pffffft... Vai a casa!”. Le forcelle sembrano sottili ma in realtà sono molto solide, regalando una maneggevolezza diretta e precisa. I foderi da 405 mm sono i più corti possibili su una bici con freni a disco e spazio per pneumatici da 30 mm, e assicurano una risposta altrettanto diretta in accelerazione. Nell’insieme la sensazione è quella di un trasferimento completo di tutta la potenza, che combinato con un peso rispettabilmente basso (7,69 kg) significa raggiungere efficacemente qualsiasi velocità.

Ho sentito subito di potermi fidare della Merak anche in curva. I pneumatici tubeless da 28 mm Vredestein Fortezza sono stati di grande aiuto, assicurando ulteriore comfort e aderenza. Le ruote Fulcrum Wind 40, invece, pur essendo rigide lateralmente e non troppo pesanti (1.620g la coppia), erano forse un po’ troppo strette internamente (solo 19mm) per riuscire ad esprimere pienamente il potenziale degli pneumatici più larghi.

Le moderne bici da corsa sacrificano spesso il comfort, ma De Rosa è riuscita a soddisfare anche questa mia personale necessità. La Merak non è un tappeto magico, ma la sua struttura in carbonio, aiutata dagli pneumatici, fa un lavoro più che sufficiente nell’assorbire gli urti e non diventare mai fastidiosa.

Non c’è davvero nulla di questa bicicletta che potrei definire davvero fastidioso. Ugo De Rosa stesso, una volta, ha confessato a Cyclist che per lui la vera bellezza di una bicicletta sta nella sua semplicità: due triangoli e un ciclista. Penso che questo concetto sia incarnato dalla Merak. Sublimemente semplice, ma anche semplicemente sublime.

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