di Rosario Palazzolo - 21 agosto 2019

Quanto incide il motore nascosto in una bici da corsa? Guardate il confronto

I colleghi inglesi di Cyclist hanno condotto un curioso esperimento tra una bici da corsa tradizionale e una nella quale è stato "nascosto" un motore. Chi avrà vinto?

1 di 3

Quanto vantaggio può dare una bici da corsa dotata di un micro motore all'interno del suo telaio, rispetto a una normale bicicletta da corsa da competizione? La domanda è spesso nella testa di ciclisti e appassionati di ciclismo che guardando le gare non possono fare a meno di pensare all'uso di questi motori quando assistono a uno scatto sospetto in salita.

Il dibattito è aperto da tempo, ma quel sabato 30 gennaio 2016, il giorno in cui venne ispezionata la bici di ricambio della ciclista U23 Femke Van den Driessche ai Campionati del Mondo di Ciclocross, è ricordato come il giorno X, perché è stato il primo nel quale una bici con motore è stata scoperta in gara. Il nuovo doping a motore si è materializzato in una gara internazionale.

In quel caso si era usato un sistema Vivax-Assist, con il minuscolo motore situato nel tubo della sella, in grado di erogare una potenza di circa 100 watt.

I nostri colleghi inglesi di Cyclist hanno deciso di mettere alla prova uno di questi motori, facendo un semplice confronto con una bicicletta da gara tradizionale, una bella Bianchi.

Bianchi Oltre XR4

La sfida è stata compiuta da Peter Stuart in sella a una Goat Race con il Vivax-Assist al suo interno, e da James Spender con una Bianchi Oltre XR4. Si è trattato di una pedalata in salita, senza cronometraggi e rilevatori di potenza.

L'obiettivo dei colleghi era saggiare le differenze di pedalata e soprattutto come è possibile gestire una bici come questa. Tenuto conto che motori così minuscolo non hanno nulla a che vedere con la gestione della pedalata di una normale e-bike e soprattutto non possono minimamente competere con le erogazioni di motori come il Bosch o gli altri disponibili sul mercato delle bici a pedalata assistita.

Goat Race con Vivax Assist

“In questa giornata James è stato un po' più esplosivo di me, quindi mi aspettavo che mi precedesse senza l'aiuto del motore, soprattutto sulla Bianchi più leggera e più rigida”, racconta Peter.

“Mentre non c'è dubbio che il motore rende la bici più veloce, la domanda importante è quanto sia importante una tale spinta – osserva Peter -. Le fughe di montagna nel WorldTour o gli sprint sul Koppenberg potrebbero davvero essere spiegati con un motore nascosto?”.

Sebbene l'aggiunta di potenza non sia discutibile, la differenza di potenza necessaria per seminare dei ciclisti professionisti deve essere ragguardevole. Il Vivax è in grado di erogare un a spinta sufficiente? Ea questo punto potrebbe permettere a un amatore di competere con i professionisti? Le risposte le trovate nel video che i due colleghi inglesi hanno confezionato.

“Come suggerisce il nostro video, c'è sicuramente un vantaggio. Ma tre lunghezze di bici su poche centinaia di metri non sono sufficienti a permettere a un ciclista amatoriale di competere con gli élite. Naturalmente il motore richiede una certa abilità nella gestione della cadenza che potrebbe cambiare ulteriormente le cose”.

Un dato è inconfutabile: quando il motore è attivo richiede una rotazione regolare delle pedivelle che rende lo stile di salita decisamente insolito rispetto a quello di qualsiasi ciclista. Un dettaglio che potrebbe far crescere più di un sospetto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA