di Trevor Ward - 11 giugno 2019

L'evoluzione dei... rapporti

Oggi, grazie ai moderni sistemi di cambiata, le montagne possono essere domate al tocco di un pulsante. È un piccolo miracolo che non dovremmo mai dare per scontato

Credit Tapestry

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Ogni settembre, un piccolo gruppo di ciclisti si reca nella città francese di
 St Etienne per rendere omaggio a un uomo il cui nome è sconosciuto alla maggior parte degli appassionati. Ma l’intuizione di Paul de Vivie ha reso il ciclismo più accessibile alle masse e ha consentito a molti ciclisti di coprire distanze e affrontare salite fino ad allora riservate esclusivamente all’elite delle corse.

De Vivie ha il merito di avere inventato i rapporti o, più precisamente, un modo semplice per passare da uno all’altro. Era l’alba del Ventesimo secolo, un’epoca 
in cui i rapporti erano già utilizzati nelle corse ciclistiche. Il problema semmai era che questi rapporti erano spesso solamente due e cambiare dal pignone più piccolo a quello più grande, piazzato sul lato opposto della ruota, comportava dover scendere giù dalla bicicletta, smontare la ruota posteriore e invertirla. E qualsiasi fosse il pignone che si utilizzava, era a scatto fisso.

De Vivie credeva in un ciclismo che non fosse esclusivamente velocità e forza bruta. Aprì una piccola attività di importazione di biciclette a St Etienne nel 1887, oltre a lanciare una rivista,
 Le Cycliste. In questa, scrivendo con il soprannome di Velocio, esaltò i benefici derivati dall’utilizzo della bici: “Che sensazione meravigliosa esporsi alla luce del sole, inzupparsi sotto la pioggia, soffocare tra la polvere, gocciolare in mezzo alla nebbia, temperature rigide, raffiche di vento!... Dopo una lunga giornata in sella mi sento rigenerato, purificato. È come se fossi entrato in contatto con ciò che mi circondava, con un senso di pace. Giornate come queste mi infondono un profondo senso di gratitudine verso la mia bicicletta”.

Le sfide per chiunque fosse ispirato dal suo entusiasmo erano le colline e le ripide salite che circondano St Etienne, particolarmente amate da de Vivie, come il Col de Grand Bois (conosciuto anche come Col de la Republique, su cui si erge un memoriale dedicato a Velocio), che era solito percorrere quotidianamente.

È stato testimone dell’evoluzione delle due ruote, passando dall’usare un classico velocipede con ruota anteriore dalle dimensioni gigantesche (coprì una distanza di 66 miglia in appena 6 ore) a una bici “di sicurezza”, con rapporti che lui stesso definì ideali per il tipo di utilizzatore che chiamò le cyclotouriste.

Uno dei suoi primi tentativi di fornire ai ciclisti più rapporti risale al 1897 ed era degno di Heath Robinson (illustratore noto per vignette con macchinari eccentrici e improbabili): una corona e un pignone da ogni lato del telaio, con la catena che veniva smontata e rimontata da una parte all’altra del telaio stesso. Per poter utilizzare la stessa catena, il numero totale dei denti fra corona e pignone doveva essere lo stesso per ogni lato.

De Vivie divulgò le sue teorie e i suoi esperimenti sulle pagine di Le Cycliste, ma trovò l’establishment delle corse piuttosto scettico. Per loro, l’idea di correre con qualcosa che non fosse il rapporto fisso equivaleva a un sacrilegio o a un insulto alla mascolinità.

Ma è nel 1902 che de Vivie rivolge la sua attenzione a un modo di cambiare rapporto spostando la catena sui pignoni in maniera meccanica, col deragliatore. E il Touring Club de France, che de Vivie aveva contribuito a fare nascere tre anni prima, organizzò un test mettendo a confronto una bici a scatto fisso con una dotata di cambio a 3 rapporti su un percorso montuoso di 150 miglia. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Giugno 2018

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