di Gian Paolo Grossi - 09 April 2018

Controvento lungo il Po

Come in una Classica del Nord, senza strappi che spezzano le gambe, sotto una pioggia battente dall’inizio alla fine, nella pancia del gruppo e “a ventaglio” per ripararsi da un vento gelido
Controvento lungo il Po

Scuola di ventagli alla Granfondo del Po, chi l’avrebbe mai detto? Si pensa a quell’area piana come a un biliardo dove scorrono veloci le ruote dei suoi interpreti, ipotizzando che sia sì, una prova da vivere tutta in apnea, ma senza apparenti difficoltà. Si direbbe che di quel lungargine che affianca il grande fiume si farà un sol boccone, infilati e coperti tra le maglie di un gruppo che viaggia spedito.
Tutto vero, ma solo in parte, almeno fino a quando non è il vento a ergersi protagonista di giornata, ben più della pioggia che accompagna i partenti, dal primo all’ultimissimo chilometro. Non a caso, tirando a posteriori le somme dell’evento, gli organizzatori avrebbero associato la loro creatura a una Classica del Nord Europa, dove chi non ha le montagne a un tiro di schioppo da casa può sempre misurarsi spingendo controvento.
“Solo che in salita prima o poi si scollina e in discesa puoi respirare mentre qui le correnti contrarie e laterali non mollano mai la presa”, bofonchiava qualcuno pedalando con la lingua di fuori. “Sembra di procedere con qualcuno che ti tira per il sellino”.
Vero anche questo, ma fino a un certo punto: chi in principio aveva buone ragioni per lamentarsi troverà la giusta ricompensa, dopo una quarantina di chilometri di sofferenza.
E come nella vita ecco la svolta, si cambia la rotta e il vento è finalmente alle spalle, si fila che è un piacere. Rimane però il ricordo dei ventagli improvvisati in mezzo al plotone, esercizio che dalle nostre parti non è poi così comune.

L’articolo completo, con le foto di Alejandro Ventura - studio 5, è su Cyclist numero 22.

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