Reynolds-Banesto, il team reso grande da Indurain

Malgrado l'inizio travagliato della sua attività, la squadra spagnola
 diventò uno dei team da Grandi Giri di maggior successo della sua epoca.

Il Tour de France del 1989 iniziò con un prologo di 7,8 chilometri in Lussemburgo, e l’ultimo a prendere il via dalla rampa di partenza fu il vincitore dell’anno precedente della Grande Boucle, Pedro Delgado.


Lo spagnolo stava per iniziare la gara in una forma strepitosa dopo aver vinto la Vuelta per il suo team Reynolds solo sei settimane prima, ma mentre si avvicinava il suo orario di partenza al Tour non si sapeva dove fosse.


Con i commissari di gara che si guardano attorno sconcertati e la confusione che si diffonde fra coloro che lo stanno cercando dappertutto, l'orologio inizia a contare il tempo ma lo spagnolo ancora non c’è.


Infine, un Delgado dall'aspetto infastidito si fa strada attraverso la folla per arrivare in zona partenza e prendere rapidamente il via dalla rampa, con più di due minuti e mezzo di ritardo. Non sorprende che finisce ultimo, 2 minuti e 54 secondi dopo il vincitore Erik Breukink, ben sapendo che sarebbe stato comodamente tra i primi 20 se fosse partito in tempo.


Fu un episodio imbarazzante peggiorato dal fatto che alcuni importanti dirigenti stavano guardando con interesse la gara in Lussemburgo. La squadra Reynolds aveva debuttato fra i professionisti nel 1980, sponsorizzata dall’azienda spagnola di trasformazione dell'alluminio Industria Navarra del Aluminio, SA (INASA).
L’americana Reynolds International aveva un interesse nell'azienda, da cui il nome della squadra. Secondo quanto riferito, l'investimento iniziale fu di 15 milioni di pesetas, ma a metà del 1989 il team era cresciuto oltre ogni previsione e richiedeva un budget di circa 300 milioni di pesetas.


Tale finanziamento andava oltre i mezzi di INASA e, con il Tour dietro l'angolo, bisognava trovare un co-sponsor, e farlo rapidamente. Si fece avanti la banca spagnola Banesto.


E dopo alcuni rapidi negoziati, a metà giugno, pompò 100 milioni di pesetas nelle casse della squadra, che divenne Reynolds-Banesto. 
Due settimane dopo, i dirigenti di Banesto si riunirono in Lussemburgo, entusiasti di guardare la stella del loro nuovo team impegnato a difendere il titolo nella corsa più importante del ciclismo. Ed è molto probabile che non si aspettassero il caos che si era scatenato. E le cose sarebbero andate ancora peggio prima di sistemarsi.

Delgado non riuscì a dormire quella notte e soffrì terribilmente durante la cronometro a squadre del giorno successivo, perdendo ancora più tempo. Sorprendentemente, nonostante avesse perso più di sette minuti in due giorni nei confronti di Greg LeMond e Laurent Fignon - i corridori che sarebbero arrivati rispettivamente primo e secondo a Parigi - Delgado reagì finendo il Tour terzo assoluto e con un ritardo di 3 minuti e 34 secondi.

Dominio al Tour de France

Questa maglia fa parte della collezione di cimeli d Paul Van Bommel ed è esposta al Bike Experience Center di Boom, in Belgio.

Banesto assunse la titolarità della sponsorizzazione della squadra l'anno seguente con l'uomo che avrebbe guidato la squadra per i successivi sei anni. Miguel Indurain aveva firmato per Reynolds nel 1984 e nei primi anni di lavoro per Delgado rimediò singole vittorie qua e là. Due anni dopo Indurain conquistò il primo dei cinque Tour consecutivi per Banesto. Prese la maglia gialla per la prima volta dopo una tappa di 232 km a Val Louron, con salite del calibro di Pourtalet, Aubisque, Tourmalet e Aspin.
Era stato più di quattro minuti dietro a Luc Leblanc all’inizio della giornata e più di due minuti alle spalle del campione in carica LeMond, ma - dopo aver contrastato l'attacco iniziale di LeMond ai piedi del Tourmalet – Indurain andò via verso la cima della salita.
Sull'Aspin aspettò l'inseguitore Claudio Chiappucci per scollinare insieme e poi lavorare con lui per costruire il proprio vantaggio. 
Sull’Aspin, in discesa, lungo la valle e poi fino a Val Louron, corsero collaborando.
Dietro, un LeMond affaticato cadde colpito da un’ammiraglia rivale. L'americano perse più di sette minuti mentre Chiappucci vinse la tappa e Indurain prese il comando della corsa. Lo spagnolo difese la sua maglia gialla attraverso le Alpi e poi vinse la cronometro finale di 57 chilometri conquistando il suo primo Tour e dando il via all'era Indurain.

Cinque in fila

Dal 1991 al 1995 lo spagnolo vinse il Tour per Banesto. Oggi è l'unico corridore negli annali con cinque Tour vinti in successione. Quello fu un periodo straordinario di dominio, ma il modo in cui le sue vittorie furono percepite - sempre molto controllate, mai con impennate – suscitò più riluttanza che adulazione.
Le sue tattiche potrebbero essere così riassunte: vincere le cronometro, non perdere tempo in montagna, vincere il Tour. Era un approccio troppo metodico per alcuni e le sue imprese non furono universalmente applaudite. Era considerato l'antitesi di campioni come Fausto Coppi, Louison Bobet ed Eddy Merckx, corridori di un'epoca più romantica e sempre ricordati solo per gli aspetti positivi.
Con l'aggiunta di due vittorie al Giro (1992 e 1993) è l'unico corridore ad avere conquistato la leggendaria abbinata Giro e Tour in due anni consecutivi. Indurain terminò la sua carriera con Banesto avendo stabilito anche il record dell'ora nel 1994, vinto i Campionati mondiali a cronometro nel 1995 e conquistato la medaglia d’oro olimpica nella cronometro del 1996.

Si ritirò alla fine del 1996 e la leadership della squadra passò a corridori come Abraham Olano, che vinse la Vuelta nel 1998, e Alex Zülle, che vinse quattro tappe al Tour del 1999 per finire secondo dietro a Lance Armstrong a Parigi.

Altri risultati importanti per la squadra includono la vittoria di Jose María Jiménez sull'Angliru nella Vuelta del 1999, la prima volta
che la gara salì quella che ora è la scalata più temuta del Grande Giro spagnolo. Quando Jiménez morì nel 2003 a soli 32 anni, il quotidiano spagnolo ABC intitolò il suo tributo: "Il primo uomo sulla luna (vale a dire l'Angliru)”.


La banca continuò a sponsorizzare fino alla fine del 2003 (dal 2001 aveva assunto il nome di iBanesto.com), e la vittoria finale della squadra arrivò alla famosa Escalada a Montjuïc di Barcellona, grazie a Iván Gutiérrez che vinse entrambe le tappe e poi la generale.
“Quando Banesto decise di andarsene, abbiamo avuto molti problemi a trovare un successore", disse il manager della squadra Eusebio Unzué a El Confidencial nel 2014.

"Per fortuna nacque Illes Balears e noi potemmo continuare", disse, riferendosi al supporto che alla fine venne dal
Governo delle Baleari per il 2004. 
La squadra esiste ancora oggi, e corre attualmente col nome di Movistar.

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