Rinascimento toscano: le strade di Montepulciano

I paesaggi della Toscana sono un angolo di paradiso per 
il ciclismo, fra strade bianche e città storiche da scalare.

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 Rinascimento toscano: le strade di Montepulciano.

Il viale della partenza farebbe felice Asterix in visita ai romani. I cipressi che fiancheggiano la strada sembrano infatti grandi obelischi verdi che conducono all'unisono fino a una grande chiesa in pietra. Montepulciano si erge in posizione dominante e difensiva in cima a una collina. Questa è la massima espressione della Toscana bucolica.

Non ne sono del tutto sicuro, ma penso che qualcuno più avanti abbia appena fatto la proposta di matrimonio alla sua ragazza, a giudicare dallo scroscio di applausi e dal pianto di lei che tira a sé l’uomo inginocchiato ai suoi piedi per stringerlo in un abbraccio. Purtroppo per entrambi, la gara sta per iniziare, quindi lo spettacolo è di breve durata, ma almeno sarà stato immortalato sul profilo Instagram di sconosciuti provenienti da tutto il mondo.
La pistola spara, la granfondo ha finalmente inizio e ci dirigiamo verso la campagna.

I primi dieci chilometri sono neutralizzati. Con tanti ciclisti e una leggera discesa per lasciarsi alle spalle Montepulciano, la pedalata è senza sforzo. E per una granfondo italiana - anche nella sua fase iniziale - le cose sono sorprendentemente calme. "Vogliamo un elemento di competizione, ma non una corsa col coltello fra i denti", mi ha spiegato ieri l'organizzatore Uli Fluhme.

Il primo test per le gambe è sulla salita che porta a Torrita di Siena. In piedi sui pedali, lottiamo fra le bandiere che sventolano e ci accolgono nell’antica piazza principale di questa cittadina collinare. Le varie contrade sono state informate che saremmo arrivati, e ora sono impegnate a mostrare le loro abilità nel lanciare le bandiere e nel battere il tamburo come vuole la tradizione.
È uno spettacolo impressionante e molto diffuso nelle città della Toscana in cui le tradizioni sono ancora vive. Come succede del resto con le squadre di calcio, si nasce in una determinata contrada e con essa si eredita un senso tribale di appartenenza che fa sembrare il derby calcistico più sfegatato un circolo in cui si fa la maglia. Gli sbandieratori si muovono in sincronia come stessero danzando, e il velluto medievale prevale sulle tutine in acrilico.

Non abbiamo il tempo di fermarci a guardare perché Torrita segna la fine della zona neutralizzata, e il gruppo di testa inizia a sparpagliarsi lungo la strada. Si aprono le danze, la gara è iniziata.

Calma e gesso

Anche con le migliori intenzioni, è difficile non farsi coinvolgere dalla bagarre della sfida con gli altri. Eppure, anche se da tempo il gruppo di testa ha preso il largo e non è più a vista, mi sento motivato a tirare un gruppetto che richiede più sforzo di quanto avessi pianificato, convinto che una dozzina di ciclisti possa beneficiare della mia scia.

Il nostro gruppo rimane insieme per alcuni chilometri pianeggianti fino a quando non ci imbattiamo in una salita impegnativa che, con una straziante inesorabilità, fa slittare lentamente i ciclisti che fino a poco fa erano davanti a tirare nelle retrovie. Come un genitore che saluta il proprio figlio davanti a scuola, sono felice per loro ma segretamente desidero che abbiano ancora bisogno di me.
Mi imbatto in un ciclista che va del mio stesso passo e insieme affrontiamo l’ascesa, mentre con lo sguardo riesco a vedere la strada che si srotola per chilometri. A bordo carreggiata gli addetti ci segnalano una curva stretta a destra che ci porta al primo settore non asfaltato: le strade bianche per cui tutti siamo venuti fino qui, speranzosi di imbattersi in una giornata asciutta per far sì che la polvere si alzi al nostro passaggio, creando quei magici sbuffi che rendono le corse da queste parti così eroiche.
Oggi le stelle sono dalla nostra parte. L'aria è calma e frizzante, e i ciclisti davanti a noi hanno sollevato un bel po’ di polvere che si addensa in nuvole pronte a fluttuare indisturbate attorno al prossimo che le attraverserà barcollando. È da sogno, se i vostri sogni contemplano usare un trapano a percussione all’interno di una fabbrica di talco. Ma durante tutta la storia d'amore con la bicicletta, la strade bianche sono tecnicamente impegnative.
Alcune sezioni più piatte e utilizzate di frequente sono OK, il gesso e le pietre schiacciate dai veicoli che vi transitano con frequenza hanno formato una superficie compatta su cui muoversi, ma su questi sentieri meno calpestati e più ripidi ci sono blocchi di ghiaia che si raggruppano e creano fessure nascoste con angoli molto insidiosi. È faticoso per le mani e gli avambracci, e ancora di più per la concentrazione.

 Rinascimento toscano: le strade di Montepulciano.

Mi ritrovo a saltare come un coniglio sulle buche più grandi, e ogni volta spero che l'atterraggio non finisca in un destino peggiore del passarci sopra. Le gomme fischiano e la coda della bici sbanda. È sicuramente più eccitante che guidare la bicicletta sulla strada.

Il ritorno sull'asfalto è come scendere da una barca per approdare sulla terra ferma, per un po' le gambe sembrano trasformarsi in gelatina. I ciclisti alzano lo sguardo, finalmente in grado di fare il punto su dove si trovano e quel che li circonda. Si possono scambiare due chiacchiere in modo gioviale, sono le prime voci che sento da un po’ di tempo a questa parte, salvo guaiti e parolacce.

Ci lanciamo in avanti circondati da campi freschi di germogli in una fantasia di tonalità di verde, fitti uliveti argentati e filari di viti. Le guide sulla Toscana faranno ripetutamente riferimento alle sue città "rinascimentali", ma raramente si applica lo stesso termine alla campagna. Eppure è esattamente così che appare ora il paesaggio che stiamo attraversando, sembra un dipinto fatto da vecchi maestri e levigato dal tempo e dallo sbiadire degli oli.
All'inizio della granfondo, questo angolo di Toscana mi sembrava piuttosto piatto. Ma in mezzo a queste colline mi sento come immerso in un foglio di pellicola a bolle d’aria usata per proteggere gli imballaggi, pedalo fra una serie infinita di rigonfiamenti e ondulazioni implacabili.
Tuttavia, conquistare ogni piccola salita è un'esperienza appagante. Un uomo su una bici di colore rosso quasi spazza via il ristoro che abbiamo appena superato. Probabilmente ci sono alcuni che divorano ciò che trovano sui tavoli, ma alla fine tutto sembra a posto, anche se le sue guance hanno il colore della sua bici.

Il secondo settore di strade bianche è tecnicamente di 10 km, ma con solo pochi chilometri di asfalto che lo dividono dall'ultimo tratto di 7,5 km. L'effetto è quello di una miscela esaltante di 20 km in cui si procede rapidamente lungo una serpentina che si snoda fra gli alberi, per poi lottare gomito a gomito lungo sterrati polverosi.
Quest'ultima sezione sembra familiare, e in effetti lo è. La gara è in corso da tempo e noi siamo tornati sulla parte di percorso da dove siamo già passati affrontando il primo settore. Il tratto di emozionante discesa, affrontata ora in senso contrario, è decisamente in salita. I piccoli strappi in rapida successione mascherano la reale entità della salita da percorrere, ma su strade ghiaiose la percezione è doppia di quella effettiva e mi costringe infatti a bilanciare costantemente il peso – un po’ sul posteriore per avere aderenza al terreno, ma un po’ anche all’anteriore per evitare di impennare e ribaltarmi.

Sono contento di superare alcuni traballanti ciclisti che sembrano molto impacciati nello scalare terreni accidentati, rispetto a quel che riesco a fare io grazie al mio telaio più pesante, e mi rendo pure conto che la mia andatura regolare mi ha preservato in buona forma. Pur non avendo velleità di classifica, sono desideroso di mettere in campo una buona prestazione e decido così di dare tutto ciò che ho per i restanti 15 km fino a Montepulciano.
A testa bassa e a tutta procedo in solitaria, mettendomi di volta in volta in scia a un gruppetto per recuperare la gamba e poi tentare di chiudere il buco per raggiungere quello più avanti. Il percorso ci riporta ad attraversare Torrita di Siena, con la sua piazza ancora piena di gente. Poi, mentre affronto la discesa che porta fuori città, vedo Uli Fluhme che sta beatamente pedalando da solo.
Davanti a noi possiamo scorgere la sagoma color sabbia di Montepulciano. "Ecco le nostre prossime vittime", afferma beffardo Uli Fluhme. Lì mette nel mirino e ancora una volta mi rendo conto che non riesco a tenere la sua ruota. Attraversa il branco come uno squalo, e io mi ritrovo a considerare come affrontare da solo l'ultima - e più difficile – parte della gara.

Immerso nella storia

Nel Medioevo costruirono il sentiero che porta a Montepulciano in questo modo per un motivo: stretto, ripido e labirintico significava rendere un’eventuale invasione il più difficile possibile. All’epoca non consideravano i ciclisti.

Queste strade arcaiche - coi canali consumati nel profondo della pietra da un millennio di passi - sono così ripide che hanno i corrimano a cui aggrapparsi lungo i lati. È la situazione perfetta per ammirare le muscolature dei ciclisti che si muovono quasi al rallentatore, mentre le bici oscillano selvaggiamente come pendoli e le ruote slittano.
Rifletto sul fatto che mi piacerebbe moltissimo essere uno spettatore in questo momento, quando una curva a gomito a ben oltre il 20% si para davanti. È accompagnata da un familiare rullo di tamburi che rimbalza fra le mura di Montepulciano a un volume che ti aspetteresti in una gara dei professionisti. Sospinto da questi suoni, e dall’incitamento della folla, trovo abbastanza energia per spingere la bici e il mio corpo oltre la linea del traguardo. Sento il solletico sulla pelle quando mi viene messa la medaglia al collo. Mi sembra il momento perfetto per prendermi un caffè e sedermi.

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