di Giles Belbin - 30 agosto 2019

Un uomo, un monumento

Il belga Roger De Vlaeminck è uno dei tre ciclisti che hanno vinto tutte e cinque le Classiche monumento, ma colui che viene soprannominato “Monsieur Roubaix” è stato molto di più. E lui ci tiene a sottolinearlo
Roger De Vlaeminck ha vinto 11 Monumento e conseguito sei vittorie consecutive alla Tirreno-Adriatico. Foto Danny Bird

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Roger De Vlaeminck diffida del sole. È un pomeriggio d’inizio luglio e la temperatura supera i 30 gradi quando chiediamo a Monsieur Roubaix di posare per qualche foto nel giardino di casa. Circondato dalle farfalle che svolazzano tra i fiori di lavanda, De Vlaeminck si toglie il cappellino solo per pochi istanti, e solo su invito del fotografo. Tanta prudenza gli viene dagli anni trascorsi pedalando sotto il feroce sole con il capo protetto solo da un berretto. Ci dirigiamo in una zona ombreggiata per dargli un po’ di tregua, mentre i suoi cani Aiko e Snoopy esplorano furtivi il perimetro del giardino.
Poco fa Aiko ci ha accolto al cancello ringhiando, perfetta guardia del corpo del suo padrone, prima di essere richiamato all’ordine. De Vlaeminck è paziente e professionale, si presta a farsi fotografare con i suoi cani e accetta di posare accanto al barbecue rivestito (ovviamente) di sanpietrini. Ha 71 anni, ma è ancora snello e in perfetta forma. I basettoni anni Settanta se ne sono andati da un pezzo, ma il fisico da ciclista rimane, grazie alle lunghe ore trascorse a lavorare la terra del suo appezzamento nelle Fiandre orientali, non lontano dalla città natale di Eeklo. “Ho cervi, capre e polli”, dice. “Un sacco di lavoro. Diecimila metri quadri da mantenere. Lavoro un po’ tutti i giorni. In questo modo diventa gestibile”.
Per capire quanto fosse bravo De Vlaeminck basta chiederlo ai due ciclisti con cui condivide il primato delle vittorie in tutte e cinque le Classiche monumento. Rik Van Looy, il primo a conquistare quell’onore, ha definito De Vlaeminck “il ciclista più talentuoso e l’unico vero uomo delle Classiche tra tutti quelli della sua generazione”. Ed Eddy Merckx una volta ha detto “Roger era semplicemente il migliore. Rispettavo tutti, ma lui era l’unico che temevo”.De Vlaeminck faceva sul serio. Maestro delle Classiche di un giorno e delle corse a tappe di una settimana – ha vinto 11 Monumento e ha conseguito sei vittorie consecutive alla Tirreno-Adriatico, un altro record – nei Grandi Giri di tre settimane non ha mai impensierito il podio della classifica generale, pur avendo vinto tre volte la classifica a punti nonché 22 tappe al Giro d’Italia, dove nel 1975 è arrivato quarto in CG.
Cresce in una famiglia povera – suo padre è un venditore ambulante – e per lui il ciclismo non è il primo amore sportivo. Quell’onore tocca al calcio. “A sedici anni giocavo in terza categoria. Non male, no?”, racconta a pranzo sorseggiando un Campari Orange prima di cimentarsi con un grande piatto di cozze. Malgrado le imprese ciclistiche del fratello maggiore Erik (che vincerà ben 7 Mondiali di ciclocross e sarà anche un buon ciclista su strada), si accosta al ciclismo solo a 17 anni, quando un amico gli chiede se ha voglia di partecipare a una gara. “Feci una corsa per provare”, racconta. “C’erano 25 partecipanti e io arrivai quarto. Poi corsi 23 gare e vinsi 18 volte. Per la prima corsa rubai una bici a mio fratello. Non lo seppe mai!”. Nel 1968 De Vlaeminck vince il Mondiale dilettanti di ciclocross (in quello stesso fine settimana suo fratello conquista il titolo professionisti) e l’anno dopo passa al professionismo con il team Flandria. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Dic. 2018/Gen. 2019
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