Sa Calobra, la strada più bella del mondo da percorrere in bici

Liscia, sinuosa e soleggiata: nessuna strada è fatta su misura
per i ciclisti come la leggendaria Sa Calobra sull’isola di Maiorca.

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Sa Calobra.

Ci sono salite che sono famose per il loro posto nella storia del Tour de France; salite famose per la loro estrema altezza e ferocia; salite celebri per lo splendore dei loro dintorni. Questa salita, invece, è famosa per la sua strada.
Nessun’altra strada sul pianeta può eguagliare le sue gioiose curve e i suoi tornanti, o il modo giocoso in cui si avvolge e si chiude come il nodo di una cravatta.
È difficile credere che l’enigmatico disegno che scolpisce sia determinato puramente dai contorni della collina e dalle necessità pratiche di costruire il percorso più efficiente dal basso verso l’alto.
Sembra certo che quando l’ingegnere italo-spagnolo Antonio Parietti stava costruendo la strada di accesso a Sa Calobra all’inizio degli anni ‘30, vide l’opportunità di creare qualcosa di magnifico oltre che funzionale: una strada che la gente avrebbe voluto visitare puramente per la sua bellezza piuttosto che per dove li avrebbe portati.
Forse Parietti non aveva in mente le biciclette quando progettò la sua strada, ma non avrebbe potuto renderla più perfetta se fosse magicamente apparsa dai sogni collettivi dei ciclisti di tutto il mondo.

Godetevi il viaggio

La maggior parte delle salite prende il nome da ciò che si trova in cima, il che significa che questa salita dovrebbe essere chiamata Coll dels Reis. Quest’ultimo è un grumo abbastanza insignificante sul bordo settentrionale di Maiorca, a circa 700 metri sul livello del mare, il che potrebbe spiegare perché la salita è più comunemente chiamata con il nome del grazioso porto che si trova ai suoi piedi, Port de Sa Calobra. Come per rispecchiare questo modo di fare da dietro le quinte, anche la salita inizia dalla cima. L’unico modo per risalire Sa Calobra è scendere prima.

Dopo aver lasciato la strada principale Ma-10 ed essersi fermati per un caffè al Cafe Escorca, si sale a Coll dels Reis dal lato sud. 
In cima, un breve viottolo scavato in uno sperone roccioso serve solo ad aumentare la curiosità. È come uscire dal tunnel di uno stadio calcistico: un breve momento di quiete al chiuso e poi... wow.
Le spire di Sa Calobra si rivelano improvvisamente sotto di te, come se fossi appollaiato in cima alle montagne russe. La strada si attorciglia e si tuffa dentro e fuori dalla vista, sembra trafiggere le scogliere di calcare bianco, il tutto incorniciato dall’azzurro del Mediterraneo. Una pausa per le fotografie - la fanno tutti - e poi ci si inclina oltre il bordo per lasciarsi trascinare dalla gravità nel suo abbraccio.
Prima si oscilla attraverso l’anello di 270° del Nus de sa Corbata (il nodo di cravatta) che ti getta in una serie di tornanti strettamente impilati. Ora la strada diventa libera, ammiccando e contorcendosi come Maradona che elude i difensori. Altri tornanti portano a una lunga sezione di curve pigre attraverso colline disseminate di massi e pini tozzi. A un certo punto la strada si stringe attraverso un arco naturale di roccia che sembra schiacciare uno qualsiasi degli autobus turistici che ogni giorno vanno su e giù per il pendio.
Alla fine, dopo 10 km di euforia, la strada si appiattisce e la corsa da brivido finisce quando si arriva al lungomare di Port de Sa Calobra, mentre la voce del bambino nella tua testa continua a gridare: “Ancora! Ancora!”.

Sa Calobra.

Solo una via d’uscita

La zona del porto è un posto piacevole per passare un po’ di tempo, bevendo altro caffè, magari esplorando qualche caletta, mentre si contempla la risalita a Coll dels Reis. Fortunatamente non è troppo punitiva. La pendenza media di circa il 7% è abbastanza costante, permettendoti di prendere un ritmo che potrebbe essere mantenuto per l’intera distanza dei 10 km se non fosse per il fatto che probabilmente continuerai a fermarti per fare foto. Il viaggio di ritorno verso l’alto permette di avere più tempo per apprezzare l’ambiente circostante in un modo che non è possibile durante la discesa, perché si è troppo occupati a sorridere e a fare battute.

Se c’è un aspetto negativo nel pedalare a Sa Calobra, è semplicemente che è così popolare. In un fine settimana di sole in estate ci si può aspettare di condividere lo spazio con una lunga serie di auto, autobus turistici, escursionisti, pattinatori in linea e, naturalmente, ciclisti.
Strava ha registrato quasi 150.000 salite in bicicletta, e in una giornata trafficata la strada sembra invasa da una fitta colonna di formiche colorate.
Per fortuna Maiorca ha un clima che permette di pedalare tutto l’anno; quindi, è ancora possibile godersi le squisite curve del capolavoro di Parietti in uno splendido isolamento se si sceglie saggiamente la data.

Sa Calobra.

Fuga finale

L’ultimo chilometro della salita è il più duro, con la pendenza che arriva a circa il 9 o 10%. È qui che i pensieri passano dall’ammirare i panorami all’assicurarsi un posto decente nella classifica di Strava. Passando dal nodo della cravatta, l’onnipresente gruppetto di ciclisti che ozia al bar ti motiverà a spingere un po’ di più. Ci si fionda sull’anello di 270° e poi si fa uno sprint in salita di 500 metri per arrivare in cima.

Dopo aver ripreso fiato, si scende dolcemente a ruota libera fino all’incrocio con la strada principale Ma-10, magari fermandosi, se si ha tempo, per un altro caffè al Cafe. Ma prima di farlo, è difficile non tornare indietro di qualche metro solo per dare un ultimo sguardo alla strada forse più bella mai costruita.

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