La sacra salita del Ghisallo

Pedalare verso la Madonna del Ghisallo ha qualcosa di speciale. Non c’è salita come lei, nessun’altra è venerata allo stesso modo. Un’ascesa con la cornice del Lago di Como e la patrona dei ciclisti a vegliare.

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La salita del Ghisallo.

Ogni grande salita ha una storia da raccontare, e quella della Madonna del Ghisallo è decisamente avvincente.

La leggenda narra che in epoca medievale un conte di nome Ghisallo fu assalito dai briganti mentre la risaliva per valicare il passo. Scappando per salvarsi la vita, scorse una piccola cappella lungo la strada e, non avendo altro posto dove andare, vi si nascose dietro pregando in un miracolo. Sicuramente gli fu concesso perché i banditi non lo videro e se ne andarono a mani vuote. Il nobile attribuì alla Vergine Maria il merito di avergli salvato la vita e, poco tempo dopo tornò sul posto e costruì una chiesa dedicandola appunto alla Madonna.

Nei secoli seguenti la Madonna del Ghisallo divenne la patrona e protettrice dei viaggiatori. Questo fino alla metà del XX secolo. Con la creazione nel 1905 de “Il Lombardia” e con il Ghisallo protagonista della quasi totalità delle sue edizioni, la salita divenne sempre più famosa tra i ciclisti professionisti e i dilettanti, e il suo santuario in cima si trasformò in un punto di sosta naturale. Tale era la sua popolarità che nel 1949 il parroco del paesino di Magreglio, don Ermelindo Viganò, dichiarò la Madonna del Ghisallo patrona dei ciclisti.
L'unico problema era che per avere il riconoscimento ufficiale del santo ruolo, padre Viganò aveva bisogno della benedizione dell’allora capo della Chiesa cattolica Papa Pio XII. E qual era il modo migliore per ottenerla se non mandare dal Pontefice i due beniamini del ciclismo italiano?

Fausto Coppi e Gino Bartali (due grandissimi che avevano entrambi citato il Ghisallo tra le loro salite preferite) furono debitamente spediti a Roma insieme ai documenti ufficiali di canonizzazione da far firmare al Santo Padre. Fortunatamente questa soluzione funzionò a meraviglia e Coppi e Bartali tornarono dal Vaticano con la conferma e una torcia il cui fuoco arde ancora oggi nella cappella. Dal 1949 la Madonna del Ghisallo è stata riconosciuta come patrona ufficiale dei ciclisti e la salita che porta il suo nome è il luogo più sacro al mondo per chi va su due ruote.

La salita del Ghisallo.

Un’ascesa in tre atti

L’ascesa inizia a Bellagio, incantevole borgo situato al vertice del promontorio che divide i due rami del lago di Como, e la salita del Ghisallo è l'unico percorso che si dipana dal paese se si ignorano le due strade trafficate che costeggiano le sponde del lago. Ma prima di andare da qualsiasi parte, assicurati di fare un salto alla stazione di servizio all'inizio della salita di proprietà di un ex panettiere di nome Marco, dove di solito trovi la pizza fatta in casa sul bancone e puoi ricaricarti con un espresso per affrontare al meglio la strada che ti attende.

Uscendo da Marco, si incontra subito una rotonda e poi, dopo aver preso per la SP41 in direzione Magreglio, ci si imbatte subito in pendenze a due cifre.


La salita del Ghisallo può essere divisa in tre parti: la prima lunga e ripida, la seconda in discesa e la terza di ripida e breve. Entro 500 metri sarete accolti da un cartello stradale che indica una pendenza del 14%. Sistematevi e cercate di prendere il ritmo: questo è il peggio che vi attende e finirà abbastanza presto.
La maggior parte dei primi 4 km di salita ha una pendenza attorno al 10%, ma grazie al fatto che la strada disegna diversi tornanti e offre numerosi punti panoramici sul lago, c'è motivo sufficiente per fermarsi e fare il punto della situazione se necessario. Sarebbe anche meglio affrontare la salita di mattina in modo da sfruttare il tivano, un vento tranquillo che soffia da nord sulle acque del lago, spingendo alle spalle nelle prime fasi della salita.

Gestendo lo sforzo fino al chilometro 5 si arriva a Civenna. Qui la strada spiana prima di puntare verso il basso, permettendoti di andare a ruota libera, prendere velocità e far recuperare le gambe prima degli ultimi 2 km di salita. È anche il punto perfetto per attaccare se hai le energie per farlo.
Come una molla, il tratto di strada seguente sale avvolgendosi in una serie di sinuosi tornanti che ti incoraggiano a suonare la carica a cuore, polmoni e gambe, e a dare il tutto per tutto per raggiungere la cima.
Quando sei nella parte superiore della salita, puoi immaginare la folla e la cacofonia che avvolge ogni anno i professionisti nel giorno de Il Lombardia. Quando il gruppo dei ciclisti al comando si avvicina, le campane della piccola chiesa suonano a festa. Il vostro arrivo potrebbe essere accolto dal silenzio, ma una volta che imboccherete via Gino Bartali e poserete gli occhi sul santuario, vi sentirete come se un potere superiore avesse preso in carico le vostre gambe e fluttuerete attraverso l'ultimo tratto all’8% dritti verso il traguardo.

La chiesa del Ghisallo.

Un luogo sacro

Come salita il Ghisallo è sia dura che bella, ma il vero motivo per arrampicarsi fino in cima è il santuario. Da quando la Madonna del Ghisallo è diventata la santa patrona dei ciclisti, la piccola chiesa è diventata un luogo di culto per gli amanti dei pedali e contiene un'incredibile collezione di maglie e di biciclette di alcuni dei più celebri figli e figlie del ciclismo.
Alfonsina Strada, Eddy Merckx, Cadel Evans e il compianto Fabio Casartelli hanno tutti le loro biciclette appese al soffitto, mentre la parete è adornata con maglie e immagini di corridori che hanno perso la vita in bicicletta. È una vista toccante.
In effetti, al santuario sono stati donati così tanti cimeli che alla fine degli anni '90 il grande Fiorenzo Magni, tre volte vincitore del Giro d'Italia, ha raccolto fondi per aprire lì accanto il Museo del Ciclismo, una grotta di Aladino per i ciclisti e il posto perfetto per passare un pomeriggio.
Di solito, dalla cima il gruppo de Il Lombardia inizia la sua marcia della morte verso il temibile Muro di Sormano durante la “Classica delle foglie morte”, ma forse per te c'è qualcosa di più piacevole che ti aspetta: una birra fredda, un gelato, una vista mozzafiato sul lago di Como e un'eccezionale fetta di storia del ciclismo.

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