La salita al Grossglockner, il gigante austriaco

Nelle Alpi Centro Orientali, appena a sud di Salisburgo, si trova la vetta più imponente dell'Austria, il Grossglockner. Ovviamente noi di Cyclist non potevamo non scalarlo.

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La salita al Grossglockner (foto Juan Trujillo Andrades).

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Ho sempre trovato l'Austria affascinante: è molto simile alla Svizzera ma senza che si debba pagare molto cara una sosta caffè. L'Austria gode della grande vastità delle Alpi, ed essendo senza sbocco sul mare, assorbe le diverse culture limitrofe, dall'Ungheria all'Italia e dagli altri, pur rimanendo molto caratteristica. Nelle caffetterie di Vienna troverete i camerieri tradizionalmente scortesi, nelle magistrali sale da concerto di Salisburgo, le orchestre di livello mondiale e l'imperdibile abito tradizionale tirolese nelle reception degli hotel alpini.

Quello che è davvero accattivante è che l'Austria è un “pastiche” incredibile di sé stessa, che si presenta senza ironia. È un luogo amichevole – dove ci si sente anche a casa – ma ha dei paesaggi che vanno dall’essere idilliaci al decisamente scoraggianti, proprio come è stato descritto dai musical e dalle pubblicità per il muesli. Salisburgo è la città del film “Tutti insieme appassionatamente” e non c'è niente di meglio della colazione a buffet in un bell’hotel in stile austriaco. Per questo, quando l’assemblea di Cyclist si è riunita e ha cominciato a pianificare spingendo ciclisti in miniatura sulla mappa dell’Europa, tutte le strade sembravano condurre all’Austria e a una in particolare: la Großglockner-Hochalpenstraße, il passo di montagna più alto del Paese.

Dopo essere arrivato all'aeroporto di Salisburgo ho il pomeriggio libero, quindi prendo un taxi. Non c’è niente di meglio della colazione a buffet in un bell’hotel austriaco per il centro storico. È tutto opportunamente antico, dalla Fortezza Hohensalzburg dell’XI secolo che domina la città alle numerose chiese barocche, e alle strade acciottolate che si irradiano dalle rive del Salzach. È questo fiume che ha dato origine al nome Salisburgo, che significa "castello di sale", perché più di un millennio fa le chiatte che trasportavano il sale dovevano pagare un pedaggio per proseguire all’interno della città.

Al di là dei gorgheggi di Julie Andrews, Salisburgo è famosa per essere la città natale di Mozart. E per i suoi dolci. Quindi, avendo poco tempo prima di trasferirmi ai piedi del Grossglockner, vado al Cafe Konditorei Fürst. Questa è la pasticceria più famosa e il luogo dove è nato il Mozartkugel (le "palle di Mozart"), che nella ricetta tradizionale è un bonbon di marzapane al pistacchio ricoperto di crema gianduia che viene immerso nel cioccolato fondente, ed è chiamato così in onore del grande compositore e ideata dal cioccolatiere Paul Fürst nel 1890.

Un viaggiatore più colto di me avrebbe programmato la visita a Salisburgo in coincidenza con una performance di Mozart nell'acclamata sala concerti Großes Festspielhaus, ma vista la prospettiva dei 3.600 metri di ascesa di domani in soli 85 km, mi concentro sull’assimilare quante più calorie riesco, contando sull'impunità del ciclista.

La mattina mi vede cercare l'interruttore nel ristorante-bar dell'Hotel Römerhof. Ieri sera era pieno di clienti dalle guance rosee che brindavano e cantavano, ma alle 5,30 del mattino è stranamente silenzioso. I proprietari dell'hotel mi hanno gentilmente preparato la colazione, e a me si è unito Manuel Weissenbacher, che si è diligentemente offerto di pedalare insieme a me malgrado per lui abbia comportato la sveglia alle 4 per guidare per 100 km da casa sua fino qui e poi fin dove inizia questa escursione: la piccola città di Fusch, situata ai piedi della catena montuosa degli Alti Tauri delle Alpi centro orientali.

Manuel è un ex ciclista professionista, ma si è ammirevolmente impegnato a radersi le gambe per la prima volta in un anno e, in pantaloncini da ciclista, sembra liscio e slanciato come un levriero. Il suo atteggiamento entusiasta è contagioso, e soprattutto apprezzato quando ci sediamo per studiare le previsioni. Non che il simbolo della pioggia abbia bisogno di molte interpretazioni. Tuttavia, mi spiega, la strada del Grossglockner è soggetta a condizioni meteo molto mutevoli, essendo a cavallo dell’alta catena di vette che corre lungo le Alpi e separa i bacini di drenaggio Nord e Sud. Può piovere da un lato, mi dice, ed essere gloriosamente soleggiato dall'altro.Così, in balìa di un meteo turbinante, spingiamo le nostre bici nell’aria fresca e iniziamo a pedalare verso le cime, che sono decisamente scure.

Con il sole che fa capolino, Fusch è la quintessenza della bellezza. Le case in legno sono avvolte in cascate di viole e petunie. Prati perfettamente curati si ergono sui fianchi delle montagne circostanti, scomparendo in boschi di larici e abeti rossi che si riversano lungo i pendii come fiumi. Tutto è tranquillo. C’è quel tipo di silenzio che se smetti di pedalare e ti siedi per un momento, il battito ritmico del sangue pompato nel tuo cranio diventa assordante. L'idea è anche molto allettante, perché la strada appena fuori città è già in salita e le mie gambe fanno più fatica di quanto mi aspettassi così all'inizio. Coi suoi 3.798 m, il Grossglockner è la vetta più alta dell'Austria, quindi non sorprende che il valico che lo attraversa sia segnato come il più alto del Paese, pur non essendo la strada asfaltata più alta: quello è un premio che arriva in cima ai 2.829 m della strada dei ghiacciai dell’Ötztal in Tirolo, a circa 200 km a ovest da noi.

Il punto più alto della strada alpina del Grossglockner è a 2.504 m, anche se non sarà il punto più alto che raggiungeremo: una breve deviazione verso un punto panoramico aggiungerà altri 67 m di salita verticale al nostro percorso. Viste le distanze oggi non faremo un giro ad anello, ma andremo semplicemente avanti e indietro lungo la stessa strada.

A Ferleiten, a 7 km da Fusch, arriviamo a una serie di caselli con il tetto in legno che attraversano la strada, ciascuno con un segno di spunta verde sulle insegne al neon che indica che il Grossglockner è aperto, ma solo a pagamento. A meno che tu non sia un ciclista. Per me e Manuel quindi la strada è gratuita (anche se volendo potremmo comprare un biglietto di cronometraggio per 2 euro), mentre per gli automobilisti costa 36,50 euro. Potrebbe sembrare un buon affare, ma mentre avanziamo oltre i caselli del pedaggio diventa evidente dove vanno i soldi. La strada è larga e il manto quasi perfetto, con linee di un bianco così lucido che stamattina potrebbero brillare. Questo passo è stato fatto due volte al Giro d'Italia, ma non riesco a immaginare i funzionari municipali lasciare a lungo le scritte sull’asfalto, è stato concepito solo come una strada panoramica per i turisti.

Guardando giù verso la valle, è la bellezza del nastro di asfalto nero che attira lo sguardo, ed è così che mi rendo conto di quanto il ciclismo mi abbia davvero conquistato. Parti della valle appaiono e scompaiono nella nebbia che si muove rapidamente, che a questa altitudine potrebbe anche essere considerata una nuvola. Da questa altezza tutto è così distante che sembra in miniatura, eppure l'unica sensazione di piccolezza prima di tutto viene dall'essere qui, un insignificante essere umano lasciato cadere sul labbro di un gigantesco calderone di granito. Ci sono comunque diverse cose create dall'uomo: un cartello, una macchina per timbrare il foglio di cronometraggio, che ci dice che siamo a 2.248 metri e ciò significa che siamo saliti per 1.145 metri dai caselli, e un monumento al passato storico di questa strada.

Il progetto per questo passo, suggerito per la prima volta nel 1924, inizialmente fu deriso ma con la disoccupazione postbellica al 26% il governo austriaco diede il via ai capisquadra Franz Rehrl e Franz Wallack, convinti che l'alba automobilistica fosse imminente e che la fetta austriaca delle Alpi potesse essere monetizzata. Così, quella che una volta era una mulattiera sterrata dei Celti e degli antichi romani, è diventata un totem di 6 metri di larghezza per il turismo automobilistico (oggi addirittura è larga ben 7,5 metri). Così, 3.200 austriaci trovarono un impiego remunerativo, 13 dei quali morirono tragicamente durante la costruzione, e sono ricordati insieme ai creatori della strada alpina del Grossglockner con un monumento in pietra.

Ad altissimo prezzo - che è aumentato nel corso degli anni con la morte di altri otto operai edili e numerosi automobilisti in cerca del brivido – questo passo ha fatto storia, permettendo ai due Franz di fare la prima traversata in automobile del valico alpino, nel 1934.

In effetti, al di là del memoriale, l'eredità di Franz Wallack continua a vivere negli spazzaneve blu brillanti che ha progettato e realizzato negli anni '50, che 65 anni dopo sono ancora in funzione, anche se oggi sono rimasti in letargo lungo la strada, in attesa di essere richiamati la prossima primavera per liberare quasi un milione di metri cubi di neve. Da novembre ad aprile, mi dice Manuel, la maggior parte di ciò che abbiamo appena visto è sepolto dalla neve e il passo ufficialmente chiuso.

Prima di raggiungere la cima del passo, dobbiamo fare la deviazione fino al punto più alto che raggiungeremo oggi, anche se dalla nostra attuale posizione, in una piazzola adornata con bandiere nazionali svolazzanti, nessuno riesce a capire dove potrebbe essere quella strada. Tutto quello che vedo è il cartello "Edelweissspitze 2 km", e indica un pezzo di asfalto che svanisce nella nebbia.

A un esame più attento diventa evidente che tutto sembra ancora più bianco perché l'asfalto nero ha lasciato il posto a ciottoli bianchi opachi. Con un cambio di rapporto, Manuel si alza dal sellino e si lancia verso il biancore. Il rumore del ciottolato sordo battuto dalle ruote della bici è l'unica prova che è ancora lì davanti.

La strada corre con pendenze a doppia cifra in alcune parti. In giorni con altre condizioni, la vista da qui darebbe un senso di espansione, ma oggi l'orizzonte è soffocato dalle nuvole e quando raggiungiamo il punto panoramico a 2.571 m, in realtà, potremmo essere ovunque.

Non abbiamo ragioni per indugiare, quindi ci giriamo e scendiamo per 2 km fino alla strada principale, con le nostre gomme che lottano per mantenere la presa sui tornanti untuosi e acciottolati. Una volta di nuovo sull'asfalto, la strada scende per un attimo ed è molto allettante, ma abbastanza presto siamo di nuovo in risalita attraverso un'altra serie di tornanti e scompariamo in un tunnel freddo e buio che unisce le due regioni austriache di Salisburgo, da dove siamo arrivati, e la Carinzia.

Uscendo dall'oscurità guardiamo verso la bocca del tunnel, su cui sono incise le parole “In te Domine speravi”, una citazione dal Salmo 71 che si traduce come "In te, o Signore, ho riposto la mia fiducia". Mi sembra una valutazione ragionevole della situazione, considerando la lunghezza di 300 metri del tunnel e quante migliaia di tonnellate di roccia si trovano sopra di esso. A destra dell’imbocco c'è un cartello blu che conferma che siamo arrivati al punto più alto del passo: "Hochtor 2.504 m", e sopra, un altro cartello digitale rosso dà un’informazione che i nostri corpi tremanti già sanno: 5,9 °C.

La nostra ultima tappa prima di tornare giù per la montagna è una deviazione di 7,8 km fino al Kaiser Franz-Josef Höhe, un belvedere che prende il nome dall'intrepido reggente che ha soggiornato qui nel 1856. Per raggiungerlo, iniziamo scendendo per un breve tratto il lato meridionale del Grossglockner, che ha un paesaggio più brullo e lunare rispetto al lato settentrionale che abbiamo asceso. Il sole è uscito, le curve sono larghe e inclinate, e le mie gambe sono grate per il sollievo di una discesa come si deve. Ma non appena la mia mente inizia ad abbandonarsi alla gravità, la strada cambia e torna a essere in salita, passando dalle fragorose acque della cascata di Fensterbach, i cui ioni negativi si dice siano buoni per i polmoni.

Per l'ultima volta la strada si appiattisce, virando con maestria verso un rifugio di montagna e il suo complice solitario, la minuscola cappella di Pasterzenhaus, i cui panorami mozzafiato sono accompagnati solo dallo sforzo mozzafiato richiesto dai suoi parrocchiani per arrivare qui. Saliamo oltre 2.200 metri percorrendo diversi tornanti, per arrivare al belvedere favorito del Kaiser, che è indubbiamente uno spettacolo da non perdere. Sotto di noi c'è il ghiacciaio Pasterze, un fiume ghiacciato e immobile, bianco opaco lungo le pareti rocciose circostanti che per contrasto sembrano quasi viola. Ai tempi del Kaiser il ghiacciaio era lungo 11 km, ma gli effetti del cambiamento climatico lo hanno ridotto di 8 km e il suo volume si è dimezzato. Eppure, anche così, presiede con maestà le dighe e le valli sottoterra, mantenendo la sua autorità come il gigantesco occhio piangente del Glossglockner, congelato per sempre nel tempo. Tuttavia, c’è una cosa buona che gli umani hanno fatto in questo punto: un ristorante, e la possibilità di rifornirsi e riscaldarsi prima di affrontare il rientro e ripetere questo percorso al contrario. Ma avendo completato 2.700 metri di salita per arrivare qui, i restanti 900 metri dovrebbero essere un gioco da ragazzi - a condizione che il tempo regga.

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