Il Santuario della Madonna delle Nevi, un rifugio dal caos

Il Santuario mariano delle Nevi a Cuney è il più alto d'Europa. Per raggiungerlo si sale a più di 2.600 metri, ai piedi della Becca del Merlo. Per i senza fretta, ci sono rifugi in cui sostare. Per tutti, bei panorami e tanta pace.

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Santuario della Madonna delle Nevi (foto Paolo Della Sala).

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La valle di Saint Barthelemy è un luogo quasi selvaggio, ed è risparmiata dal turismo invasivo e amata, in inverno, dai fondisti e dagli scialpinisti. Il suo centro più importante è Lignan, a circa 1.650 metri di quota, cui si arriva dopo un’ascesa inizialmente severa e, poi, gradualmente meno impegnativa.

Si parte da Nus per la salita classica di 16 chilometri lungo pendenze medie dell'8,3% per i primi 6,5 km sino alla frazione di Blavy, a 1.050 metri di altezza. Questa prima parte è quasi in costa e affaccia sul fondovalle prima di inoltrarsi nel progressivo silenzio dei boschi: il traffico dell'autostrada e il rumore di fondo si attutiscono. In lontananza si avverte il ronzare di una motosega (in montagna, tranne che sul ghiacciaio, c'è sempre qualcuno con una motosega accesa).

Sono ora 7 Km al 6,5% che, scritto così inganna perché a qualche tratto in falsopiano si alternano segmenti in cui la strada si impenna oltre il 10%, ma tuttavia si pedala senza affanno. Gli ultimi 2,5 km, invece, sono più morbidi e portano alla frazione di Lignan, punto di convergenza con l'altra via per la salita e che, lunga 20 km, parte da Quart e permette di completare un anello adatto agli stradisti puri, quelli per cui la bici da strada deve conoscere solo l'asfalto.

La conca in cui sorge il villaggio è posta al centro di questo sperone erboso attorno al quale si sviluppa la parte alta della valle. Qui è stato edificato un osservatorio astronomico che, oltre all'attività di ricerca scientifica, offre la possibilità di visite didattiche.

Un cartello spiega che il progetto “Nuclei galattici attivi” prevede la misura dell’emissione luminosa delle regioni centrali di particolari galassie lontane miliardi di anni luce, per cercare di determinarne le proprietà fisiche e in particolare le modalità di produzione dell’energia.

Per quanto riguarda me, e mia moglie Barbara che mi accompagna in questa escursione, la modalità di produzione dell'energia è molto più vicina e si presenta sotto forma di polenta nella piccola locanda del paese.

Dopo il gradevole pranzo, siamo pronti per affrontare la seconda parte della gita. L'idea è quella di arrivare con le bici proprio sotto il Santuario di Cuney, il più alto d'Europa: ci siamo già stati un paio di volte, durante uscite estive e invernali, ma a piedi. La memoria, si sa, gioca brutti scherzi e io non faccio a tempo a interrogarmi sulla direzione da prendere che Barbara, stile Settimo Cavalleggeri, s'invola con sicurezza lungo una carrareccia sulla destra che parte dall'area picnic di Porliod e, dopo una breve discesa, supera una cappella dove un San Pantaleone affrescato stende, bonario, la mano destra e col dito indica la direzione opposta a quella che lei ha scelto. Data l'evidenza della premonizione, vengo infettato dalla consapevolezza mesta di un errore sospeso. Il retropensiero mi accompagna lungo 7 meravigliosi chilometri di sterrato quasi pianeggiante e facilmente pedalabile caratterizzato dal segnavia numero 14.

Ovviamente la strada era sbagliata: lo capiamo arrivando in fondo, quando appare in lontananza la sagoma del Rifugio Magià, posto allo snodo fra il tratturo che porta in Valtournanche e uno dei sentieri che conduce al santuario. Siamo, in effetti, molto più bassi di quanto dovremmo e, quindi, proviamo a risalire facendo un pezzo a spinta perché la pendenza della strada di servizio si fa proibitiva.

La strada, quindi, si abbassa fino a portare a un grande spiazzo contornato dallo splendente aranciato dei larici; qui, proprio in mezzo, c'è un dolmen abbastanza imponente. La Valle d'Aosta è ricchissima di siti preistorici e, in effetti, poco sotto Lignan è presente una testimonianza archeologica, i resti di una fortificazione risalente all'età del ferro chiamata “castelliere”. Il vallone, del resto, era una zona controllata dai Salassi, popolazione celtica che i Romani fecero fatica a sottomettere e che estendeva la propria presenza fra il Canavese, Ivrea e la zona del Gran San Bernardo. Ma la nostra meta è il Santuario e, da qui, lo si potrebbe raggiungere solo camminando lungo il sentiero numero 12, lasciando però le biciclette da strada al rifugio oppure sostituendole con una mountain bike dotata di buoni rapporti da salita.

Fortunatamente non è tardi, così ritorniamo sui nostri passi e, rifacendo la bellissima strada dell'andata, arriviamo al punto di partenza corretto, il Centro di sci nordico di Perliod, a 1.960 metri di altezza. Di qui la strada sterrata in direzione Alpe Tsa de Chavalary si pendenze variabili ma mai (troppo) proibitive – massimo 15% - per una decina di chilometri fino a che l'altimetro segna circa 2.550 m (la direzione è quella del segnavia 11c).

Il paesaggio è maestoso, le montagne attorno hanno un che di dolomitico e contrastano col verde ancora intenso dei prati o si riflettono perfettamente scontornate nelle pozze che si trovano lungo la via. Sono alpeggi con una lunga storia di agricoltura montana: si dice addirittura che la Fontina, il formaggio valdostano per eccellenza, sia nato da queste parti, in zona Fontin, appunto.

Con le nostre biciclette, la mia monta copertoncini da 28 e ha rapporti stradali, in certi punti si sente la pendenza anche se la carrabile è ben mantenuta. Si arriva, finalmente, al punto di intersezione col sentiero che porta al Santuario: mancano soltanto 100 metri di dislivello che non si possono percorrere in bici.

Ai piedi della Becca del Merlo si trova il Santuario mariano della Madonna delle Nevi: a 2.656 metri di altitudine è il più alto d'Europa. Piccolo e semplice, venne costruito alla metà del '600 per ovviare alla pratica – allora non gradita alle gerarchie ecclesiastiche locali – di culti all'aperto. Gli abitanti della valle, infatti, si recavano a pregare in questo punto perché vi è una sorgente che, si pensava, dovesse essere onorata nei periodi di maggiore siccità. Dice la leggenda che quei pastori, trovata una statuetta della Madonna nei pascoli attorno, la portarono alla chiesa di Lignan ma la statua lignea, miracolosamente, ritornò quassù a indicare il desiderio che questo luogo diventasse punto di preghiera.

L'interno del Santuario è ricco di ex voto: si va dal partigiano sfuggito alla perquisizione nazista al malato risanato. Ma anche i pedalatori ben figurano fra i devoti di un passato non recente. Un quadro, infatti, mostra la miracolosa vicenda di un ciclista rimasto illeso dopo una caduta in fondo a una scarpata.

Il piccolo rifugio posto a fianco del Santuario ha 25 posti: costruito con funzioni di protezione dei pellegrini è, ora, un punto di appoggio fondamentale per gli itinerari di collegamento o, semplicemente, per gli escursionisti.

La vista da qui è eccezionale, nei pressi di un altare in pietra il panorama si apre a 180° offrendo una visuale profonda delle montagne. Dal fondovalle è risalita una patina leggera di vapore che veleggia in sospensione tra i boschi e il cielo e che il sole calante colora, macchiando in evidenza le rare nuvole che il vento ha disteso in lunghi filamenti orizzontali.

È tardi e tocca abbandonare questo incanto ritornando alle bici. Si potrebbe rientrare lungo un percorso differente, ma avendo già sbagliato una volta non conviene tentare la sorte all'imbrunire e, quindi, ripercorriamo la via dell'andata che in quest'atmosfera magica toglie semplicemente il fiato. E questo è l'unico rischio vero del percorso: quello di uscire di strada per tanto ci si impianta a guardare il paesaggio. Un silenzio assoluto ci accompagna. Percepiamo solo il rumore delle ruote e il frusciare filante della bici, mentre un camoscio solitario traversa la strada.

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