Sean Kelly, il Re di Spagna

Classiche, blasonate corse a tappe, maglie verdi… Il velocista per eccellenza Sean Kelly le ha vinte tutte. Poi, nel 1988, ha aggiunto un Grande Giro al proprio palmarès trionfando alla Vuelta. Cyclist gli chiede come ha fatto a portare a termine un’impresa probabilmente irripetibile

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Immagini Juan Trujillo Andrades

Immaginate se Peter Sagan, il velocista più premiato della nostra epoca, riuscisse a dominare un Grande Giro non solo nelle galoppate finali delle tappe pianeggianti. Immaginatelo a scalare al fianco dei campioni la classifica generale, e a sbaragliare gli avversari nelle crono. Oggi sembra pura fantasia. Eppure 31 anni fa l’irlandese John James Kelly, detto Sean, ci è riuscito sfidando tutte le probabilità.

Tra il 1977 e il 1994, anno del suo ritiro, Kelly ha raccolto 193 vittorie, comprese quattro maglie verdi al Tour de France e dieci Classiche di un giorno. Nella tarda primavera del 1988 il ciclista originario della Contea di Tipperary ha tagliato il traguardo a Madrid, dopo 3.425 km e 89 ore, 19 minuti e 23 secondi, trionfando alla Vuelta a España.

Il fisico di un velocista normalmente non si presta ad affrontare pendenze del 10% che durano più di un’ora. Ma allora come ha fatto quello che il leggendario commentatore irlandese Jimmy Magee ha definito “campione supremo” a coniugare velocità e resistenza per tre lunghe settimane?

Stile De Gribaldy

“Tutto merito di De Gribaldy”, ci dice Kelly, che oggi ha 62 anni. Ci troviamo a Saint-Lary-Soula nei Pirenei, ed è il secondo giorno di riposo della scorsa edizione del Tour de France. “Quando ho iniziato a correre ero un velocista puro, ma De Gribaldy mi disse che se fossi riuscito a perdere peso avrei potuto vincere anche le tappe di montagna. Aveva ragione”.

Jean De Gribaldy è una leggenda del ciclismo. Professionista per la Peugeot-Dunlop nel secondo dopoguerra, si ritira nel 1954 per poi riemergere dieci anni dopo come direttore sportivo del team Grammont. Ha grande fama di scopritore di talenti, e ha lanciato corridori solidi come Joaquim Agostinho facendoli entrare nel giro delle grandi competizioni.Noto come “Il Visconte”, tempra di ferro dietro i modi brillanti e composti, nel 1976 fa entrare Kelly in una delle squadre più iconiche della storia, la Flandria.

“Partecipammo a un campo di allenamento e De Gribaldy mi squadrò e disse ‘Devi perdere peso’”, racconta Kelly. “Pesavo circa 80 kg. Mi disse che dovevo stare a dieta per un paio di mesi e quello per me fu il primo assaggio dei suoi metodi. Le porzioni si dimezzarono. Un piattino di zuppa e un pezzo di baguette da cui aveva perfino tolto la mollica perché diceva che ci volevano ore per digerirla. Ma ben presto funzionò, perché i chili se ne andarono eccome. Fu l’inizio della mia trasformazione da velocista a corridore da classifica generale”.

10 kg in meno e arriva la prima vittoria di tappa al Tour

Il peso forma di Kelly si assesta a poco più di 70 kg e nel 1978 si assicura la prima di cinque vittorie di tappa al Tour. Due anni dopo vince il primo dei suoi quattro titoli della classifica a punti della Vuelta e già che c’è termina quarto in classifica generale (ammette però che non ha mai puntato al primo posto).

Il 1982 conferma le previsioni di De Gribaldy: Kelly riporta la sua prima vittoria alla Parigi-Nizza, corsa a tappe di una settimana che vincerà per altri sei anni di fila. Vince anche il Tour de Suisse, la Vuelta al País Vasco e la Volta a Catalunya e indossa la maglia verde della classifica a punti ai Tour de France del 1982, del 1983 e del 1985. Si porta a casa anche una manciata di Classiche di un giorno come la Milano-Sanremo, la Parigi-Roubaix, la Liegi-Bastogne-Liegi e il Giro di Lombardia.

“Mi sono anche classificato quinto al Tour del 1984 e quarto nell’edizione del 1985”, aggiunge. “Ero in grado di competere in un Grande Giro di tre settimane, ma vincerlo era un’altra storia”.

Il suo primo podio alla Vuelta giunge nel 1986: si classifica terzo, anche se con i 5 minuti e 19 secondi che lo separano dal primo, lo spagnolo Álvaro Pino, ne ha di strada da fare se vuole conquistare il posto più ambito. Continua...

L'intervista completa è stata pubblicata su Cyclist - Febbraio 2019

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