Il Sentiero Valtellina

Natura spettacolare e aria pura, alla scoperta di luoghi votati al ciclismo e teatro di grandi sfide. Si pedala per 114 chilometri, si fanno soste rigeneranti e si assaporano i piaceri della buona tavola.

1/15

Sentiero Valtellina (immagini di Jacopo Altobelli).

1 di 4

Se pensate al Sentiero Valtellina soltanto come alla solita ciclabile, non troppo lunga e non troppo breve per trascorrere un weekend in sella, allora vi sbagliate di grosso. Perché la pista che attraversa praticamente ogni angolo della più nota tra le valli lombarde è la chiave che dà accesso a tutte le più importanti piste turistiche e le salite che hanno reso celebri questi luoghi tra gli appassionati delle due ruote. Parliamo di Stelvio, Gavia e Mortirolo, ma anche di ciclabili gravel come la Via dei Terrazzamenti, piuttosto che di salite mozzafiato come quella ai laghi di Cancano o alla Valfurva che, volendo, consentono anche di mettere da parte per qualche ora la bici da corsa per cimentarsi in spettacolari percorsi di mountain bike.

Poco pubblicizzato, per il vero, il Sentiero Valtellina è una vera colonna vertebrale per questa valle, capace di collegare borghi e scorci naturali, praticamente senza mettere piede sulla strada carrabile. Un sentiero semplice, con i suoi 114 chilometri che, come dicevamo, non sono né troppi né troppo pochi per godersi una pedalata con gli amici o in famiglia. Ma non fatevi trarre in inganno perché da qui si può tutto. Anche sfidare le salite del Giro d’Italia e immergersi in scenari di alta montagna che ci portano a sfiorare il tetto dei 3mila metri... pedalando.

Per raccontarlo lo abbiamo pedalato in una pazza due giorni d’autunno. In una di quelle giornate nelle quali il cielo è blu dipinto di blu e il sole caldo racconta ancora d’estate, ma la vegetazione già esprime i colori incredibilmente caldi che incendiano le foglie degli alberi prima di farle cadere.

In un periodo dell’anno (perdonateci il peccato di gola) nel quale pedalare e fare sport si coniuga incredibilmente bene con la passione per la buona tavola e i gustosi (anche se un po’ grassi) piatti della cucina valtellinese.

Sul lago con lo sguardo volto alle montagne

Il via è dalla punta più a Nord del lago di Como. Da quella Colico che rappresenta la porta naturale alla Valtellina che ci induce subito in tentazione. Sentiero Valtellina o Val Chiavenna? Scegliamo la prima, perché Chiavenna, i suoi laghi e i suoi boschi di castagne sono un’altra storia. Vista dal lago, la Valtellina è larga e pianeggiante. Un vero spasso che, non fosse per la cornice di montagne, farebbe pensare di essere in piena pianura. La ciclabile parte dal centro del paese (facilmente raggiungibile in treno da Milano e quindi da tutta Italia) e dopo aver costeggiato il lago si immerge retta e sicura in uno scenario subito particolare, perché dominato dalla splendida riserva faunistica del Pian di Spagna.

Il fiume Adda ci accompagna fin da subito e lo farà praticamente per tutto il percorso, regalando alcuni scorci davvero emozionanti. Tra campi coltivati, boschi e paesi, la ciclabile inviterebbe a una miriade di soste. Dal Forte del Fuentes, costruzione spagnola del ‘600, alle aree umide del Pian di Spagna, utilizzate da migliaia di uccelli migratori per sostare. Ma la nostra missione è pedalare, ci muoviamo rapidamente verso Morbegno dove si incontra la fattoria didattica La Fiorida, un agriturismo che vizia con il suo gelato fresco.

Morbegno è la capitale del formaggio Bitto e il borgo dal quale si snodano le salite che portano al passo San Marco e alla Val Gerola, dove sorgono gli alpeggi di questo prezioso prodotto caseario. Un vero spasso per i ciclisti.

Ogni valle una salita mozzafiato

Ma il nostro sentiero prosegue spedito a fondovalle e una volta lasciatosi alle spalle il centro abitato, racconta un altro spaccato paesaggistico, quello di un bacino idrico artificiale lungo il quale la ciclabile corre dritta per alcuni chilometri.

L’acqua è forse il patrimonio più prezioso di questa valle. Non solo l’acqua dell’Adda, che prima di diventare fiume sgorga timida nei pascoli incastonati tra Livigno e la Svizzera, ma anche l’acqua dei tanti torrenti che hanno scavato valli splendide e a volte incontaminate, come Val Masino o Mello. L’acqua delle centrali idroelettriche che qui sorgono ovunque, ma soprattutto quella delle terme di epoca romana che rendono unica Bormio... ancora lontana ai nostri occhi. È stata scavata dall’acqua la Val Tartano, una delle più impervie ma affascinanti.

Per gli amanti delle “deviazioni”, questo percorso ci regala 15 chilometri di salita mozzafiato (700 metri di dislivello), prima di aprirsi su un altipiano che ha il sapore della montagna vera e degli antichi borghi. Qui, dallo scorso autunno la Valtellina nasconde un altro dei suoi gioielli: il Ponte del Cielo che, con i suoi 234 metri e uno strapiombo di 140 metri, è il più lungo e alto ponte tibetano esistente in Italia.

L’arrivo a Sondrio

Il sentiero entra ed esce da zone boschive presenti a fianco del fiume, ma questa volta la valle che si stringe ci regala un altro gioiello prezioso della Valtellina, i vigneti eroici. Guardando dritto la valle, pochi chilometri prima di entrare a Sondrio si scorge il santuario del Sassella, immerso tra i filari di nebbiolo che una volta vinificati prendono il nome proprio di quella chiesa. Tra rocce e terra le montagne si arrampicano ripide quasi a testimoniare la storia dura dei suoi abitanti.

Sondrio è il capoluogo della valle. Città grande, con un centro storico che negli ultimi anni si è dato una dimensione più umana e a misura di ciclista. Vale una visita e una sosta, soprattutto perché (come spesso accade in corrispondenza delle grandi città), ritrovare il bandolo della ciclabile Sentiero Valtellina non è un gioco da ragazzi. Bisogna spingersi fino agli abitati di Montagna per riprendere a pedalare in tranquillità. Ma è vietato distrarsi, perché il tratto che separa Sondrio da Tirano è forse uno dei più ricchi di cose da vedere. A cominciare dai vigneti dell’Inferno, chiamati così perché qui il versante Sud delle Alpi Retiche si inerpica tra costoni di roccia che nell’antichità devono essere stati un vero inferno da domare sia per viverci che per coltivarli. Inferno è il vino più duro perché le sue uve maturano tra le rocce di un versante scosceso. Ma oggi percorrere in bici quelle strade che si arrampicano fino alle chiese di Poggiridenti e di Tresivio rappresenta un viaggio speciale tra profumi e colori indescrivibili, soprattutto in primavera e a inizio autunno.

Oltrepassato il comune di Piateda si percorre su strada ordinaria un tratto promiscuo all’interno di antichi borghi e strade di campagna fino a raggiungere il bacino artificiale del Baghetto. A nostro avviso uno degli scorci più affascinanti e coinvolgenti di questo viaggio, dominato da continui saliscendi poco impegnativi e dai passaggi tra agglomerati di case in pietra tra i quali il tempo sembra essersi fermato.

Uno sguardo in alto a sinistra ci mostra Teglio. Raggiungerla impone un’altra arrampicata in bici, l’ennesima. Ma i buongustai non possono non sapere che Teglio è ufficialmente la capitale mondiale del pizzocchero (ogni altra parola è superflua).

In sella tra i vigneti eroici

I vigneti arroccati tra le rocce e le cantine di Chiuro, sono una delle immagini più allettanti di questo tratto di valle. Eppure quando si pensa di essere ormai arrivati a Tirano, alla nostra sinistra l’occhio viene attratto dal verde intenso di un intero sperone della montagna sul quale le vigne sono posizionate a pettine, per raccogliere ogni raggio del sole che le illumina nella giornata. Ci avviciniamo dopo l’ennesima deviazione per scoprire che al centro di quelle vigne sorge un convento di domenicani del ‘500, oggi sede della cantina Triacca.

Nelle sale medioevali di questa affascinante cantina abbiamo consumato uno spuntino valtellinese in piena regola e degustato i vini che hanno reso celebre il territorio. Abbiamo anche scoperto che l’inconfondibile disegno delle vigne adagiate intorno alla cantina, quasi fossero le siepi di un antico giardino all’Italiana, è dato da un terrazzamento orizzontale che si distingue da tutti gli altri. Un’opera pionieristica.

Tirano, il cuore della valle

Tirano ci accoglie da lontano grazie ai bagliori del suo santuario di Madonna che domina i tre accessi in città (dalla bassa valle, dalla svizzera poschiavina e dalle montagne del bormino). Il lungo viale che conduce in centro è sobrio e sontuoso, racchiuso in una cornice dal gusto svizzero. Del resto il confine è a pochi chilometri da qui e (in estate) è pronto a offrire un’altra chicca per i ciclisti più arditi: la salita al passo del Bernina che regala scorci dell’omonimo ghiacciaio e uno sguardo sulle alpi poschiavine.

Non temete, il Bernina è raggiungibile anche in modo più comodo e riposante. Dal centro di Tirano parte il trenino rosso del Bernina, mitico perché da alcuni anni è anche entrato formalmente nel novero dei patrimoni dell’Umanità riconosciuti dall’Unesco, sia per i suoi paesaggi che per il valore tecnologico e architettonico della ferrovia che si arrampica ai 2.300 metri del passo Bernina per poi ridiscendere a Saint Moritz.

Tirano ci accoglie per la conclusione della nostra prima tappa con un pernotto all’ottimo hotel Bernina che si affaccia sulle due stazioni delle ferrovie italiane e retiche, e che ci accoglie nel suo ristorante con uno strepitoso piatto di pizzoccheri. Tra le case strette della parte antica di Tirano, l’Adda stretto tra i muri di pietra si fa impetuoso, ma la pista ciclabile lo costeggia attraversando ponti e costeggiando ville.

L’attraversamento del borgo è un susseguirsi di edifici nobiliari, tra i quali Palazzo Salis con le cinquecentesche cantine, Palazzo d’Oro Lambertenghi, oggi casa-museo, e il campanile romanico-lombardo della parrocchiale di San Martino. Appena fuori città ci accoglie la prima salita che ci introduce alla seconda parte del Sentiero Valtellina. La valle è più chiusa, i boschi e la natura la fanno da padroni come in ogni paesaggio di montagna che si rispetti. A metà del percorso si incontra l’uscita per Mazzo, punto di attacco della famosa salita del Mortirolo.

Il cuore del Valdidentro

In poco più di 12 chilometri la ciclabile conduce fino a Grosio, dove i castelli di San Faustino (X secolo) e Castello Nuovo (XVI secolo) si stagliano sulla piana, aprendo le porte al parco archeologico della Rupe Magna di Grosio. Si tratta di una delle più grandi rocce incise dell’arco alpino. Le incisioni più antiche risalgono alla fine del Neolitico, al quarto millennio avanti Cristo. Il suo simbolo è la figura di un uomo armato di uno scudo rotondo e di una spada o bastone.

Da Grosio il Sentiero Valtellina si trasforma in una ciclabile di montagna, con saliscendi continui e un dislivello importante, soprattutto perché concentrato in un tratto di soli 15 chilometri, che non lascia spazio all’improvvisazione. La prima ripida salita conduce a Sondalo, dove il panorama sembra aprirsi, ma è solo un’illusione.

Subito dopo il borgo di Le Prese si riprende a salire. Qui il Sentiero Valtellina si mescola alla strada carrabile per un tratto di una decina di chilometri. La Statale 38 scorre in galleria, mentre la strada secondaria costeggia la vecchia frana del monte Coppetto che nel 1987 cambiò per sempre la morfologia di questo luogo. Le auto sono rade e attraversando la Val Pola in bicicletta si ha tutto il tempo di scorgere i segni di quella frana, facendosi piccoli piccoli dinanzi all’imponenza della natura che all’alba del 28 luglio dell’'87 qui si è ripresa i territori occupati strade, pascoli e borghi.

Bormio, patria del ciclismo

Bormio con i suoi 1.225 metri di altitudine si annuncia con i primi borghi abitati e con l’impianto industriale della Levissima che viene costeggiato in ciclabile prima di entrare in città. L’arrivo a Bormio non è un traguardo, bensì una tappa che dal Sentiero Valtellina conduce i ciclisti in una dimensione nuova. Non è un caso che molti comincino a definire la cittadina immersa nel Parco dello Stelvio la “capitale italiana del ciclismo”. Non soltanto perché i sentieri e le ciclabili da qui conducono un po’ ovunque, ma perché l’altura e le grandi classiche di montagna del ciclismo partono proprio da qui.

Noi abbiamo ammainato la bandiera nella vasca delle terme dei Bagni Vecchi, immergendoci nelle acque termali di uno dei tre centri presenti a Bormio. Ma salendo fino al centro termale che abbiamo scelto, ci siamo inerpicati per i primi tornanti (per il vero i più bassi) della salita allo Stelvio che ci hanno lasciato indosso quella strana malinconia e la convinzione che stavamo mollando proprio quando cominciava il bello.

Come arrivare

In auto: la Valtellina è raggiungibile da Milano attraverso la superstrada 36 dello Spluga fino a Colico. Poco dopo Colico parte la statale 38 dello Stelvio che attraversa tutte le località principali della Valtellina fino a Bormio ed al passo dello Stelvio.

Da nord: si arriva a Livigno e nell’alta Valtellina da Zernez (bassa Engadina) tramite il Passo del Gallo (tunnel Munt La Schera). In Valtellina si arriva inoltre dalla Valcamonica tramite il passo dell’Aprica o dall’Engadina tramite il passo del Maloja che entra in Valchiavenna. Altri passi come il Gavia e lo stesso Stelvio dall’Alto Adige sono transitabili solo d’estate.

In treno: con la linea Milano-Tirano che ferma a Colico, Morbegno e Sondrio.

Dove dormire

Si tratta di una territorio a forte propensione turistica, dunque ricco di alberghi di ogni categoria. Lungo la ciclabile, poco prima di Morbegno, è presente l’agriturismo La Fiorida, con cucina tipica (tel. 0342 680846). A Tirano il centralissimo Hotel Bernina, in via Roma (tel. 0342 701302), è accogliente e dispone di un buon ristorante e di ricovero per le biciclette. A Bormio sono numerosissimi gli hotel a vocazione sportiva. Per vivere un’esperienza culinaria, la Tenuta La Gatta di Bianzone (Cantine Triacca, tel. 0342 720004) offre un’accoglienza da veri re, con degustazione di vini e prodotti tipici nelle sale dell’antico convento.

Noleggio ed escursioni

Con il servizio Rent a Bike, presente nelle principali località della Valtellina, da Colico a Bormio, è possibile noleggiare le bici e restituirle in punti diversi. Guide qualificate propongono emozionanti tour e un servizio shuttle offre assistenza in caso di necessità.

Per saperne di più: info.valtelbike@gmail.com, tel. 393 8220777. Tutte le informazioni sono presenti sul sito ufficiale sentiero.valtellina.it.

© RIPRODUZIONE RISERVATA