Sesso, bici e rock’n’roll

Spesso le rockstar sono attratte da auto sportive e jet di lusso, ma qualcuno non ha mancato di celebrare l‘amata bicicletta.

David Byrne in concerto.

Uno dei protagonisti più improbabili del ciclismo urbano è la rockstar e frontman dei Talking Heads David Byrne: “And you may find yourself in a beautiful house/With a beautiful wife/And you may ask yourself/Well, how did I get here?” (da Once in a Lifetime).

Per oltre 30 anni ha messo in valigia una bicicletta pieghevole - o ha noleggiato una bici in loco - quando visitava destinazioni straniere e gettava il suo occhio filosofico sul paesaggio dalla sua prospettiva a due ruote: “Più veloce di una passeggiata, più lento di un treno, spesso leggermente più alto di una persona”.

Byrne ha fissato questi studi sul campo nel suo libro del 2009 Bicycle Diares (Diari della bicicletta, edito in Italia da Bompiani) e ha descritto l’apatia generale della società verso la bicicletta con questa osservazione da Buenos Aires: “... la città è piuttosto piatta, e con il clima temperato e le strade disposte più o meno a reticolo, è perfetta per andare in bicicletta. Nonostante ciò, avrei potuto contare sulla punta delle dita i locali in bici”. E invece “qui a Buenos Aires sembra un mezzo di trasporto talmente ovvio e ragionevole che l’avversione culturale è l’unico motivo che mi viene in mente per spiegare la totale assenza di ciclisti dalle strade”.

Lloyd Cole, nel frattempo, è un convertito recente e per lui è tutta una questione di numeri. Il cupo cantante, che con i Commotions ha scritto successi degli anni ‘80 come Forest Fire e Perfect Skin, ora scrive mini-saggi per accompagnare ogni corsa che carica su Strava. Anche se il suo entusiasmo non può essere negato, versi come “ Credo di aver raggiunto una media di 25 km orari” non hanno lo stesso fascino poetico di “She’s got cheekbones like geometry and eyes like sin” (da Perfect Skin).

Gli anticonformisti del pop British Sea Power hanno scritto una canzone chiamata Machineries Of Joy, il cui video evoca un’utopia ciclistica. Mostra una giovane donna in maglione e jeans che guida una bici d’epoca da corsa lungo le strade di campagna, e il testo include: “You are a vision of extraordinary contortion/An athletic form of warm distortion”.

Rockstar e ciclismo sono, a prima vista, compagni improbabili, uno implica una vita di eccessi, l’altro impone comportamenti più regolari. Eppure, la recente morte del cofondatore dei Kraftwerk, Florian Schneider, all’età di 73 anni ci ha ricordato che la grande musica e il ciclismo possono coesistere felicemente.

Schneider e il compagno di band Ralf Hütter erano ossessionati dalle corse in bicicletta. Oltre ad essere regolarmente scaricati dal loro tour bus a più di cento chilometri dai luoghi dei concerti in modo da poter pedalare per il resto della strada, hanno anche prodotto l’album del 2003 Tour de France Soundtracks, includendo titoli come Chrono, Aéro Dynamik e Elektro Kardiogramm. Nel 2009 si sono esibiti al Velodromo di Manchester mentre Geraint Thomas e il resto della squadra di inseguimento vincitrice della medaglia d’oro olimpica del Team britannico facevano il giro d’onore.

Si sono avvicinati allo sport con lo stesso atteggiamento “Vorsprung durch Technik” (all’avanguardia della tecnica) che hanno portato nella loro musica. Hütter disse al magazine Rolling Stone nel 2015: “Quando abbiamo iniziato a pedalare alla fine degli anni ‘70 (mentre pubblicavano l’album The Man-Machine), abbiamo fatto alcuni test, test medici necessari per non commettere errori, e conoscere le capacità del tuo corpo significa poter ammirare il paesaggio”.

I britannici Half Man Half Biscuit, cult band autrice di capolavori come The Trumpton Riots e All I Want For Christmas Is A Dukla Prague Away Kit, hanno un atteggiamento verso il ciclismo più low-tech ma non meno riverente.

Il frontman e paroliere Nigel Blackwell pedala da sempre e dice: “Non ho mai imparato a guidare”. Pedala regolarmente sulle montagne Clwydian, nel Galles del Nord, dalla sua casa di Birkenhead su una Trek 1.7 che “ho comprato per circa 800 sterline nel 2005, credo” e segue da vicino le gare pro: “Sono un grande fan di Bauke Mollema. Puoi farmi avere un suo autografo?”

Il ciclismo è apparso in molte delle sue canzoni, in particolare la sua interpretazione di un lamento blues degli anni ‘20 See That My Bike’s Kept Clean.

Le rock star sono divinità per milioni di persone. Sentirli sostenere le gioie del ciclismo è l’antidoto perfetto alla “avversione culturale” che David Byrne ha rilevato mentre girava con la sua bici pieghevole in Sudamerica.

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