di Henry Catchpole - 04 novembre 2019

Sfida alle vette dell'Andalusia

Puntate verso l’estremità meridionale dell’Europa continentale e vi ritroverete in una parte della Spagna in cui splende il sole, l’erba è verde e le strade sono tranquille. Cyclist scopre le gioie della provincia di Cadice

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Ben nascosto nei magazzini dell’officina di William Medcalf nel Sussex c’è uno scaffale occupato da alcuni martelli. Medcalf è specializzato nel restauro di Bentley d’epoca costruite tra il 1922 e il 1932, e quindi non si tratta semplicemente di vecchi martelli. Sono martelli in rame che servono a smontare grossi dadi ad aletta.

Alcuni di questi attrezzi sono nuovi e lucenti: il rame ha uno splendore rosato, i manici di legno sono puliti e levigati. Accanto a questi ci sono martelli che hanno lo stesso peso e la stessa forma ma hanno passato molto tempo in officina, nelle mani dei meccanici che restaurano e riparano le Bentley. Questi attrezzi hanno preso una sfumatura più scura e hanno un aspetto molto più vissuto. Insomma, sono molto più cool.

Perché ne parlo? Perché mi vengono in mente questi martelli quando paragono le mie gambe a quelle di Gary di Vamos Cycling. I miei arti smilzi hanno visto per mesi solo il tiepido sole delle Midlands e hanno trascorso le ultime settimane quasi completamente fasciati da Lycra foderata di pile. Così i miei polpacci hanno il colore del latte. Quelli di Gary, invece, hanno la tonalità scura delle gambe di un tavolo di mogano tirato a lucido. Le sue braccia sono abbinate allo stesso colore pantone.

Nonostante il mio giustificato senso di inferiorità non vedo l’ora di iniziare il giro di oggi. Sono da poco passate le nove e ci troviamo a El Bosque, nel Parco nazionale della Sierra de Grazalema, una zona al centro dell’Andalusia proprio sopra Gibilterra. Qui il nostro fotografo Juan si sente a casa sua, dato che gran parte della sua famiglia vive ancora a Cadice. Mentre ci prepariamo a partire Juan non può fare a meno di rievocare gli anni trascorsi da queste parti. “L’ultima volta che sono stato in questa città avevo 15 anni”, dice nostalgico.

Oggi ci aspettano 100 km in bici e decidiamo di partire. Attraversiamo la tranquilla cittadina, poi, i muscoli delle gambe ancora addormentati, attacchiamo la prima salita della giornata. Puerto del Boyar è una salita di 14,7 km con una pendenza del 5,4%. Proprio all’inizio c’è un piccolo avvallamento che la rende leggermente più facile. Il tempo promette bene. C’è anche una gran quiete, un silenzio quasi stregato. Non c’è praticamente un solo cinguettio che faccia frusciare le fronde.

Mi sorprendo a evitare di cambiare marcia per impedire che il ronzio del motore del Di2 spezzi l’incantesimo. Per fortuna queste prime salite sono relativamente dolci ed è facile mantenere un buon ritmo mentre ci lasciamo la cittadina alle spalle ed entriamo nel regno delle montagne.

Gary chiacchiera del nuovo regime d’allenamento che sta provando per prepararsi a varie gare di mtb di più giorni, e io mi rendo conto che i chilometri scorrono via facili. Non andiamo di fretta, e dunque i primi in classifica su Strava per questa salita non avranno di che impensierirsi. Ma penso che la classifica non cambierebbe neanche se ce la mettessi tutta: il segmento è dominato da un lungo elenco di professionisti che hanno affrontato la salita il 23 febbraio 2014 durante la quarta tappa della Ruta del Sol, corsa vinta da Alejandro Valverde.

I professionisti hanno fatto questa strada anche durante la terza tappa della Vuelta a España, sempre quell’anno, anche se nell’altra direzione (più facile, complice la forza di gravità). Era la tappa che viene ricordata per la partenza, abbastanza buffa, da una nave d’assalto.

L’anno successivo la Vuelta è nuovamente passata non lontano da qui, e Gary ricorda di aver visto Chris Horner macinare chilometri in salita con la cerniera della giacca tirata su e le labbra serrate. E su questo non diciamo altro.

Dopo circa un’ora e mezza la salita sta per finire e il traffico è aumentato. Sembra strano vedere tutto questo andirivieni di Fiat Cinquecento a noleggio e perfino di qualche pullman turistico, ma la loro meta è anche la nostra: Grazalema. Ci fermiamo in cima alla salita per ammirare la vista alle nostre spalle, con le colline che si estendono a balze fino a sbiadire in lontananza.

La Spagna, specie l’estremo Sud, può spesso apparire un po’ arida, ma da queste parti c’è un sacco di verde e Gary ci spiega che ci troviamo nel luogo più umido del Paese. Sembra assurdo, dato che in cielo non c’è una sola nuvola, ma ha a che fare con il fatto che queste sono le prime alture ad accogliere l’aria umida proveniente dall’Atlantico. Apparentemente in Spagna la pioggia non cade soprattutto in pianura.

Ci pieghiamo sul manubrio e prendiamo velocità sulla discesa verso Grazalema. Quando raggiungiamo i bordi della città sono lieto di indossare gli occhiali da sole perché è uno dei famosi pueblos blancos della regione, dove i muri degli edifici sono quasi esclusivamente dipinti di un bianco abbagliante.

Le case di Grazalema sono così strette le une contro le altre che non si riesce quasi a intravedere gli spazi tra i tetti di terracotta. Ci ritorneremo dopo, dato che il nostro giro disegna un otto con Grazalema proprio al centro, ma sentiamo il bisogno di fare il pieno di caffeina: è una buona occasione per fermarci nella piazza principale.

Al bar Juan mi dice: “devi provare uno di questi”, indicando qualcosa che sembra una piccola torre Martello avvolta in carta oleata. Dato che è esposto accanto ai donut e ai cookie mi sembra inoffensivo, così decido di provarlo e di portarlo al nostro tavolo sotto il sole battente. Gary mi guarda con aria preoccupata. “Sai che questi biscotti li fanno con il grasso del maiale, vero?”, dice mentre lo addento. Ammetto che sul momento mi viene un lievissimo riflesso faringeo, ma dato che il mio dolcetto sui generis è farcito al cioccolato mi stringo nelle spalle e non mi do per vinto per non farci restar male Juan. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Ottobre 2018

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