Carrera: la squadra Rosa, Gialla e Arcobaleno

Con campioni del calibro di Stephen Roche, Marco Pantani e “il terrore di Tashkent” fra le sue fila, questa squadra corse ai massimi livelli per 13 anni.

La maglia del team Carrera.

Quando mancava una tappa alla fine del Tour de France del 1991, il direttore sportivo della Carrera Davide Boifava ebbe modo di riflettere su un’edizione ricca di successi per la sua squadra. Dopo tre settimane di gara, Claudio Chiappucci aveva vinto una tappa, era al terzo posto assoluto e indossava la maglia a pois, mentre il velocista più forte, l'uzbeco Djamolidine Abdoujaparov - un corridore non convenzionale alla sua prima stagione con il team - indossava saldamente la maglia verde e vantava due vittorie di tappa.

Descritto nel 2009 dal presentatore televisivo Gary Imlach come "lo stile per sprintare più omicida nella storia del Tour", Abdoujaparov aveva battuto il velocista rivale, il belga Johan Museeuw, all'inizio del Tour del 1991 stringendolo contro le barriere nella quarta tappa. “È sempre lo stesso con lui. Non è giusto”, disse Museeuw più tardi. I corridori si lamentarono del fatto che Abdoujaparov, soprannominato "il terrore di Tashkent", fosse un pericolo costante.
Malgrado un vantaggio inattaccabile in testa alla classifica a punti e con la maglia verde indossata sugli Champs-Élysées per la prima volta in carriera, Abdoujaparov voleva coronare quel Tour con una terza vittoria di tappa. Era determinato a essere protagonista - e andò proprio così, anche se in un modo molto diverso da quello che aveva sperato.
Al culmine dello sprint finale del Tour del 1991, Abdoujaparov - testa bassa e gambe che pompavano nel suo stile caratteristico - era molto vicino alla barriera. Troppo vicino come si scoprì. Concentrato nella volata, toccò la barriera e venne catapultato in aria oltre il manubrio, in uno degli incidenti ad alta velocità più spettacolari a cui il Tour abbia mai assistito. Fece cadere un certo numero di altri corridori rompendosi la clavicola e riportando una commozione cerebrale. Quasi venti minuti dopo fu aiutato a tagliare il traguardo e a salire sull’ambulanza che lo stava aspettando.
Zoppicando oltre la linea del traguardo, il “terrore di Tashkent” conquistò ufficialmente la prima e unica maglia a punti al Tour per la Carrera - anche se, invece di salire sul podio e festeggiare, fu portato sofferente all'ospedale.

La maglia del team Carrera.

Il team Carrera prese origine dall’Inoxpran, nel mondo delle corse dal 1979 e che aveva conquistato una serie di grandi vittorie col suo corridore di punta Giovanni Battaglin - compresa un’abbinata ai Grandi Giri del 1981, Vuelta e Giro d’Italia. L'azienda produttrice di jeans fondata dai fratelli Tito, Imerio e Domenico Tacchella nel 1965, divenne sponsor nel 1984 con Guido Bontempi che registrò la prima vittoria del team grazie al successo nel prologo Tirreno-Adriatico a marzo. Meno di un mese dopo Bontempi vinse anche la Gent-Wevelgem, portando la squadra alla sua prima vittoria nelle Classiche.

Seguirono altre vittorie nelle Classiche negli anni successivi, tra cui due successi alla Milano-Sanremo (Erich Mächler e Chiappucci, rispettivamente nel 1987 e 1991) e una vittoria alla Liegi-Bastogne-Liegi (Rolf Sørensen, 1993).
La migliore stagione della squadra, comunque, fu senza dubbio quella del 1987. L'irlandese Stephen Roche aveva firmato l'anno precedente dopo aver ottenuto il terzo posto al Tour de France nel 1985. Era stato ingaggiato come potenziale vincitore del Tour, e quindi ben pagato, ma la sua prima stagione con la squadra si rivelò, come egli stesso disse, "un flop". Era stato colpito da un grave infortunio al ginocchio e, mentre pedalò a supporto di Roberto Visentini al Giro del 1986, aiutando il suo compagno di squadra a vincere, non corse tutte le gare che la squadra si aspettava e gli auspicati risultati di rilievo non arrivarono.
Nell'inverno del 1986 la direzione Carrera convocò l’irlandese per dirgli che volevano ridurre la sua paga. Roche chiese tempo alla squadra, concordando che se le cose non fossero migliorate entro Pasqua avrebbe rinegoziato. Avendo trovato un buon chirurgo e riscontrato una buona condizione, Roche iniziò il 1987 fiducioso di potersi dimostrare degno della retribuzione. Il suo rendimento fu migliore di quanto chiunque avrebbe osato sperare.
Prima si aggiudicò la Vuelta a Valencia. Quindi, dopo aver perso per poco la Parigi-Nizza e la Liegi-Bastogne-Liegi, vinse il Giro di Romandia prima di iniziare il Giro - dove combatté una battaglia titanica col suo compagno di squadra Visentini. Resistette all'ira della dirigenza e dei tifosi, e divenne il primo vincitore irlandese della Corsa Rosa nella storia.

"I giornalisti mi chiedevano quando sarei tornato a casa", disse Roche nel 2016. "Io risposi: ‘Fate quello che volete. Io non vado da nessuna parte’. Per 16 giorni sono stato scortato fino alla mia stanza ogni sera, con la guardia del corpo alla porta. Il mio massaggiatore mi preparava il cibo, il mio meccanico curava la mia bici. Venivo accompagnato alla linea di partenza, e al traguardo scortato di nuovo in hotel. È stato fantastico, sapete?”.
Ma Roche aveva appena iniziato. Sei settimane dopo aggiunse la vittoria al Tour, con una disperata tappa a La Plagne per salvare il primato che entrò nella storia del ciclismo per il suo crollo dopo il traguardo. E arrivò il terzo atto quando conquistò la maglia di campione del mondo in Austria. Rosa, gialla e arcobaleno: il corridore della Carrera si era aggiudicato le tre maglie più ambite in una sola stagione. Solo Eddy Merckx l'aveva fatto prima. Nessuno lo ha più fatto da allora.

La maglia del team Carrera.

Arriva il Pirata

Alla fine dell'anno Roche lasciò il team per tornarvi nel 1992, lo stesso anno in cui arrivò un certo Marco Pantani. Il romagnolo si unì a metà anno e rimase fino alla cessazione della squadra nel 1996. Fu con la Carrera che ottenne la sua prima vittoria in una tappa dei Grandi Giri, con due tappe consecutive al Giro in due giorni incredibilmente difficili sulle Dolomiti. Era il 1994 quando vinse a Merano e all’Aprica, domando le salite del Monte Giovo, Mortirolo e Santa Cristina. "Un ragazzo di 24 anni, nato a Cesena, è forse il grande scalatore che il ciclismo italiano stava aspettando", scrisse Gianni Ranieri su La Stampa. Pantani avrebbe vinto le sue prime tappe al Tour l'anno dopo, in cima all’Alpe d’Huez e a Guzet-Neige, concludendo 13 ° assoluto.

Carrera proseguì la sponsorizzazione fino alla fine del 1996, lo svizzero Markus Zberg conquistò l’ultima vittoria: una tappa del GP Wilhelm Tell.

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