Giant, un destino scritto nel nome

Giant, l'azienda taiwanese nata come produttrice di componentistica per altri marchi, è stata in grado di sviluppare negli anni una propria linea e di influenzare l'evoluzione dell'universo delle bici da strada, diventando, di fatto, un gigante del ciclismo mondiale.

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Giant Propel.

Con un nome come Giant, sarebbe facile supporre che il marchio taiwanese di biciclette abbia pianificato fin dal giorno della sua fondazione di diventare un colosso mondiale. Ma in realtà ha mosso i suoi primi passi come produttore di pezzi originali (OEM, original equipment manifacturing), realizzando parti per altre aziende.

L’azienda fu fondata nel 1972, ma è solo nel 1977 che l’amministratore delegato di Giant Manufacturing Company, Tony Lo, si assicurò il contratto che avrebbe rappresentato il trampolino di lancio per la crescita futura. Il contratto prevedeva di produrre biciclette per Schwinn, un marchio statunitense di bici che all’epoca dominava il mercato con delle creazioni in acciaio a 10 velocità.

Erano trascorsi cinque anni abbastanza sottotono da quando King Liu e i suoi soci avevano fondato Giant e l’affare Schwinn non fu un colpo di fortuna. Avendo imparato il giapponese mentre Taiwan era sotto il dominio nipponico, Liu aveva trascorso del tempo in Giappone per studiare quello che allora era il paese numero uno nella costruzione di biciclette. I metodi di lavoro che aveva osservato nel Paese del Sol Levante e che successivamente replicò alla Giant furono fondamentali per assicurarsi il contratto con Schwinn, anche se per molti versi fu quando quella partnership terminò nel 1987 che il marchio Giant decollò veramente.

Quando la Schwinn scelse di cambiare fornitore perché alla ricerca di costi di produzione più bassi, i suoi ordini rappresentavano il 75% del business di Giant. Questo spinse Giant a spostare il focus sulla produzione di biciclette con il proprio marchio. Fortunatamente stava sviluppando questo tipo di business dal 1981, in parte proprio grazie alle risorse frutto del rapporto con Schwinn.

“È stato sicuramente un momento di svolta, perché fino ad allora Giant, come marchio a sé stante, aveva una produzione su piccola scala - dice il global marketing manager Ken Li -. Andare sul mercato globale nel 1986 è stato un rischio enorme, ma che ha dato i suoi frutti”.

È interessante notare che l’esperienza di Giant nell’OEM ha giocato e continua a giocare un ruolo nel successo dei suoi prodotti. “Penso che aumenti la fiducia e la considerazione verso i nostri prodotti - asserisce Erik Klemm, performance design manager di Giant -. Quando le persone sanno che altre aziende si affidano a noi per la produzione, capiscono che il nostro lavoro è di alto livello”.

“Essere un OEM ci spinge a mantenere un vantaggio competitivo nella produzione - aggiunge Li -. Ma essere un marchio di successo, conosciuto e acquistato dai consumatori, richiede sforzo nella ricerca e nello sviluppo, nel marketing e nelle vendite. Attualmente il nostro business OEM rappresenta solo il 30% delle vendite”. Considerare che Giant conta Trek, Scott e Colnago come clienti - ma che insieme rappresentano meno
di un terzo delle entrate di Giant - aiuta a inquadrare la dimensione pura della società taiwanese. Ora l’azienda è davvero all’altezza del suo nome.

Guidare il cambiamento

Anche la posizione geografica della sede centrale di Giant ha giocato un ruolo importante nel successo del marchio. L’ascesa dell’azienda può essere vista come l’esempio perfetto della rinascita della produzione taiwanese dopo la trasformazione economica e industriale subita dal Paese all’inizio degli anni ‘90. Taiwan era diventata il luogo ideale dove fabbricare prodotti tecnologici, e questo includeva le biciclette. Il fatto che Taiwan abbia posseduto per molti anni la miglior catena di fornitura completa offre dei vantaggi a Giant anche oggi.

“Che si tratti di una telefonata o di un incontro faccia a faccia, trovarsi nello stesso fuso orario e nella stessa isola è estremamente utile - spiega Klemm -. Avere qui il nostro centro di sviluppo permette ai progettisti e agli ingegneri di incontrarsi rapidamente con i fornitori. Se progettiamo una nuova sella, è facile prendere la nostra stampa 3D, andare dal nostro fornitore di selle e confrontarci sui possibili modi per migliorarla ai fini della sua produzione. Potremmo avere una nuova idea per una decalcomania che richiede qualche suggerimento; uno dei nostri grafici può facilmente visitare il fornitore per vedere come rendere il design più efficace per la produzione. Tutto è molto più efficiente”.

Come succede un po’ in tutto il mondo, il successo genera successo. “Giant è l’unica azienda di biciclette che copre l’intera catena del valore, da ricerca e sviluppo a produzione, marketing
e branding - dice Li -. Nonostante le nostre dimensioni, tutto può essere fatto all’interno dell’azienda. Possiamo ottenere rapidamente informazioni di mercato e rispondere prontamente”.

“So che i fornitori di materie prime sono entusiasti di lavorare con Giant - dice Klemm -. La nostra reputazione ci favorisce sicuramente quando si tratta di una nuova partnership e ci permette di lavorare in modo collaborativo. Il più delle volte siamo in grado di fare la sperimentazione internamente e quindi ci rivolgiamo a un fornitore con un’idea per quegli articoli che non possiamo semplicemente produrre noi stessi”.

Queste capacità interne sono diventate ancor più preziose negli ultimi tempi. Klemm dice che hanno permesso all’azienda di adattarsi rapidamente e di aggirare con disagi minimi le complicazioni causate dalla pandemia Covid-19. In alcuni casi il cambiamento forzato è stato addirittura vantaggioso per il marchio.

“Abbiamo dovuto snellire molti progetti e procedure, ma onestamente questo è forse qualcosa che avremmo dovuto fare da sempre - dice Klemm -. La pandemia ha aperto la nostra mente a nuove forme di comunicazione. Per esempio, di solito facevamo diverse riunioni in presenza con i product manager di tutto il mondo per discutere i colori e gli stili grafici per l’anno successivo. Le restrizioni al viaggiare hanno spinto i nostri designer a trovare metodi migliori di comunicazione visiva. Abbiamo realizzato video di campioni colore, aggiornato le nostre capacità di rendering e ci siamo collegati più volte per confrontarci”.

Li ritiene che questo significhi che Giant è ben posizionata per approfittare della ripresa del mercato globale della bicicletta innescata dalla pandemia.

Giant TCR

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Gian TCR.

Con 14 filiali commerciali che distribuiscono le sue biciclette in tutto il mondo, Giant è conosciuta nei differenti Paesi per diversi tipi di bike, ma è sulle bici da strada che l’azienda ha costruito la sua reputazione. Giant ha ripetutamente presentato delle innovazioni nel settore, a cominciare dalla bicicletta Cadex che ha fatto decollare il marchio nel 1987.

La Cadex è considerata il primo tentativo al mondo di produrre una bicicletta da strada in fibra di carbonio affidabile e di qualità per il pubblico.
Ma tra i molti successi di Giant, secondo Li, il primo posto spetta all’innovazione rappresentata dal TCR. Il Total Compact Road, concepito dall’ingegnere britannico Mike Burrows a metà degli anni ‘90, è apparentemente il concetto più influente sulla moderna progettazione dei telai da strada. È stato così rivoluzionario che l’UCI lo ha vietato per un po’ prima di ripensarci. Burrows, che era stato reclutato da Giant sulla scia dei suoi progetti rivoluzionari per le bici da cronometro - uno dei quali era l’iconica Lotus 108 usata da Chris Boardman per vincere l’oro alle Olimpiadi di Barcellona del 1992 – trovò ispirazione per il TCR dalle mountain bike, che allora avevano appena iniziato a incorporare i tubi superiori inclinati.

“Il tubo orizzontale inclinato dette risultati immediati - dice Klemm -. Il triangolo anteriore, più piccolo, era più leggero e il corrispondente triangolo posteriore, anch’esso ridotto, risultava più rigido”. La vera convalida del design arrivò dalla sponsorizzazione da parte di Giant della squadra professionistica ONCE, che ebbe diverse stagioni di grande successo in sella alle bici TCR.

Più tardi è emerso che non erano solo le bici a dare un vantaggio competitivo alla squadra, ma comunque, in un modo o nell’altro il progetto Total Compact Road è stato adottato praticamente da ogni marchio di bici da quando Burrows e Giant lo hanno introdotto per la prima volta.

Il feedback dei corridori professionisti ha continuato ad avere un ruolo importante nello sviluppo del TCR. Klemm dice che Greg Van Avermaet, team leader del CCC Team, è stato influente per lo sviluppo dell’ultima versione, che trova spazio nelle ‘superleggere’ della gamma di Giant, una nicchia che negli ultimi anni ha visto molta convergenza nei design, dato che le bici dei vari marchi concorrenti iniziano a sembrare tutte uguali. Come produttore di bici da corsa di alta gamma per diversi marchi, Giant è nella posizione di spiegare il perché.

“Ci sono diverse ragioni – spiega Klemm –, legate ai materiali e alle tecniche a disposizione di tutti, e anche alla disponibilità dei componenti di trasmissione. Inoltre, c’è anche il fatto che i consumatori stanno cambiando e diventano sempre più esigenti per le loro bici da strada. Vogliono velocità su strada, da cui lo stile aerodinamico, ma anche maggiore versatilità, da cui ampi spazi per gli pneumatici e i freni a disco”.

“Infine, il tutto ha anche a che fare con il regolamento UCI, che ha chiaramente proibito le sperimentazioni – aggiunge -. Non sarei sorpreso di vedere nei prossimi due anni l’uscita di più bici da corsa non omologate dall’UCI, solo per sfruttare le capacità tecnologiche che continuano a svilupparsi”.

Nonostante le convergenze, l’ultima TCR di Giant è una delle poche in grado di distinguersi nella nicchia. Ha un reggisella integrato, i suoi foderi non sono ribassati e i cavi non corrono completamente all’interno.

“Nella TCR la cosa più importante è sempre stata assicurare rigidità rispetto al peso e fornire la migliore accelerazione - dice Klemm -. Abbiamo scelto di mantenere la posizione dei foderi perché la loro connessione più alta al tubo orizzontale equivale a una maggiore rigidità torsionale del telaio. Il reggisella integrato ci permette di stendere una fibra di carbonio ininterrotta fino alla sella, il che aiuta a offrire una pedalata fluida”.

“La decisione di far passare i cavi esternamente nella parte anteriore è stata presa considerando la facilità di montaggio, la manutenzione da parte del consumatore e il peso inferiore. Anche se abbiamo un passaggio dei cavi completamente interno sulle nostre Defy e Propel, abbiamo ritenuto che non fosse la soluzione migliore per la TCR in questo momento”.

In confronto, la bici da corsa della categoria aero di Giant, la Propel, appare in qualche modo simile alle sue concorrenti. Klemm è d’accordo, ma sottolinea che è importante notare che, come la TCR, la Propel è stata un’apripista in termini di moderni spunti di design aerodinamico.

“Siamo sempre stati grandi sostenitori del freno a disco, essendo stati uno dei primi marchi a produrre una linea completa di biciclette con freni a disco con la Defy nel 2015. I vantaggi di maneggevolezza e sicurezza che forniscono ci hanno fatto capire che dovevamo adottarli per la nostra Propel di seconda generazione. Fin dall’inizio non abbiamo avuto dubbi che saremmo riusciti a integrare i freni a disco senza compromettere le caratteristiche o aggiungere troppo peso. Da allora il mercato si è messo al passo ed è diventato estremamente competitivo. In molti casi le bici aero si differenziano solo per uno o due watt e pochi grammi di peso”.

Klemm non pensa necessariamente che questo porterà all’obsolescenza delle bici aero man mano che le superleggere recuperano in termini di aerodinamicità, ma ammette che la capacità dei marchi di combinare leggerezza e qualità aerodinamiche è interessante.

“Crediamo che ci sia ancora un mercato separato per le bici aero. Potranno forse non avere la stessa forza sul mercato di bici da corsa complete come la TCR, ma c’è ancora domanda per questi modelli da parte dei consumatori”.

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Giant Propel.

Bici per il mondo reale

Così come le bici superleggere stanno sconfinando nel territorio delle versioni da strada aero, potrebbero anche espandersi nella direzione opposta e assumere le caratteristiche più confortevoli delle bici endurance. Ma anche qui Klemm vede la categoria endurance prosperare in futuro.

“Sebbene le bici da corsa possano essere rese più confortevoli, la maggior parte dei consumatori è semplicemente più adatta alla geometria delle nostre Defy. Non gli piacerà ammetterlo, ma un rapido sguardo ai loro attacchi del manubrio e al loro posizionamento confermerebbe che non si adattano allo stampo fornito dal TCR. Quindi ci concentriamo sulla creazione di una bici da endurance che abbia la geometria appropriata, ma che presenti un design spinto e buone caratteristiche di prestazione”.

Le prestazioni di gara hanno influenzato molto la bici gravel Revolt di Giant. “Quasi tutti i mercati richiedevano una bici più leggera, più veloce e più prestante”, spiega Klemm. Tuttavia, piuttosto che attingere dalla sua gamma di bici da strada per incorporare queste qualità nella sua gravel, Giant si è rivolta ai suoi esperti di off-road per sviluppare l’attuale Revolt. Questo, dice Klemm, ha permesso al marchio di fondere caratteristiche off-road con reattività e leggerezza.

Ruoli di genere

Un altro vantaggio di essere la più grande azienda di biciclette al mondo è che Giant può dare la giusta attenzione al ciclismo femminile come solo pochi altri marchi sono in grado di fare.

Il marchio Liv è stata fondato nel 2008 da Bonnie Tu, presidente del gruppo Giant, quando non riusciva a trovare attrezzatura e bici giuste per lei”, dice Li. “Ha visto l’opportunità di sviluppare un marchio dedicato alle donne per rendere il ciclismo più inclusivo”.

Alcuni marchi di biciclette hanno ridotto o cancellato lo sviluppo di prodotti specifici per le donne, suggerendo che una linea separata di articoli al femminile non sia necessaria. Li dice che questo non è il caso di Liv.

“In sostanza, assicura meno barriere e maggiore scelta per tutti, e inoltre dà ai consumatori l’opportunità di sostenere un marchio fondato e guidato da donne – dice -. Il dibattito sulla validità di una geometria specifica per le donne ha un’importanza marginale rispetto al discorso di base ed è controproducente
per lo sviluppo delle azioni necessarie che la nostra azienda deve prendere per accogliere sempre più donne nello sport. Crediamo che non ci sia un modo “giusto” o “sbagliato” di progettare una bicicletta, ma che le difficoltà di accesso allo sport e la confusione nel mercato siano fattori chiave che contribuiscono a ridurre i tassi di partecipazione delle donne. Crediamo che più ampia sia la scelta per le donne, più opportunità ci siano di raggiungere il nostro obiettivo di portare più donne a pedalare. E se più donne vanno in bici, vinciamo tutti”.

Nonostante abbia iniziato dietro le quinte, Giant sta ora usando le sue dimensioni e la sua visibilità per innescare una svolta positiva. È una missione che si addice a un “gigante”.

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