Team Fassa Bortolo, una maglia scolpita nella storia

All'inizio degli anni 2000, la Fassa Bortolo fu spesso in cima 
alle classifiche UCI, ma non mancarono le controversie. Petacchi sarebbe rimasto con la squadra per
tutte e sei le stagioni, conquistando più di 90 vittorie coi suoi colori.

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La maglia del team Fassa Bortolo.

Quando mancavano meno di 20 chilometri al traguardo del Giro di Lombardia 2003, Michele Bartoli attaccò e staccò il gruppo di testa composto da venti corridori. Aveva firmato per il team Fassa Bortolo alla fine del 2001, dopo la risoluzione del contratto con la Mapei. I contrasti erano sorti a causa della mancata selezione per una serie di gare e le relazioni si erano logorate fino al punto di non ritorno.

Il suo trasferimento alla Fassa Bortolo lo ricongiunse al direttore sportivo Giancarlo Ferretti, col quale aveva corso alla MG Maglificio negli anni Novanta e sotto la cui direzione aveva vinto il Giro delle Fiandre e la Liegi-Bastogne-Liegi. "Questa soluzione mi costa un sacco di soldi, ma mi dà la possibilità entro pochi giorni di correre con un'altra squadra", disse Bartoli.
Il toscano si mise rapidamente in evidenza alla Fassa Bortolo e conquistò la sua prima vittoria per la maglia all'inizio dell'anno successivo, al Giro del Mediterraneo, prima di vincere la Amstel Gold Race. Grazie a un ottimo stato di forma, alla fine della stagione vinse quattro corse nello spazio di tre settimane, tra cui la Milano-Torino e il Giro di Lombardia.
Quella vittoria al Lombardia del 2002 arrivò al termine di uno sprint fra quindici corridori. Bartoli prevalse al traguardo grazie al lavoro dei compagni di squadra Francesco Casagrande e Ivan Basso. Dodici mesi dopo Bartoli decise di fare tutto da solo, nel tentativo di bissare la vittoria, staccando il gruppo e disputando la corsa della vita.
Dopo aver staccato il gruppo di testa durante l’avvicinamento a Bergamo, Bartoli fu affiancato da Angelo Lopeboselli della Cofidis. I due collaborarono per garantirsi un vantaggio che raggiunse i 91 secondi, ma poi Bartoli lo staccò di 100 metri creando un distacco incolmabile. Oltrepassò la linea del traguardo a braccia aperte e ottenne la sua seconda vittoria consecutiva al Lombardia. Era la prima volta che un corridore riusciva a conquistare due vittorie consecutive all'ultima Corsa Monumento della stagione dai tempi di Eddy Merckx, che lo aveva fatto più di 30 anni prima (nel 1971 e 1972).
“Oggi ho confermato che ho ancora quello che serve per vincere le grandi corse”, disse Bartoli in seguito. Sarebbe stata la sua ultima vittoria alla Fassa Bortolo, avendo concordato il passaggio alla CSC per la stagione 2004.
“Sono felice di essere riuscito a vincere per il mio sponsor”, disse. “Sono stato davvero bene nella Fassa perché era come fare parte di una grande famiglia ...”.

Ale-Jet vola alto

La maglia del team Fassa Bortolo.

L’azienda di forniture per l'edilizia Fassa Bortolo, che vanta una storia che risale al 1710, entrò per la prima volta nel mondo della sponsorizzazione ciclistica negli anni '90 con una squadra femminile focalizzata sullo sviluppo delle giovani atlete talentuose ed è ancora attiva oggi. Giorgia Bronzini, Tatiana Guderzo ed Elisa Longo Borghini sono passate tutte di lì.

Nel 2000 l’azienda passò a sponsorizzare il ciclismo maschile ai massimi livelli. Fra i corridori della lista iniziale del team c'era il ventiseienne Alessandro Petacchi, che aveva firmato col team di secondo livello Navigare-Gaerne.
Petacchi sarebbe rimasto con la squadra per tutte le sue sei stagioni, conquistando più di 90 vittorie coi suoi colori.
Molte di quelle vittorie arrivarono tra il 2003 e il 2005, quando Ale-Jet regnò sovrano nelle tappe con arrivo in volata dei Grandi Giri. Solo nel 2003 vinse 15 tappe nei Grandi Giri: sei vittorie al Giro d’Italia, quattro al Tour de France e cinque alla Vuelta, diventando il terzo corridore a vincere tappe in tutti e tre i Grandi Tour nello stesso anno e il primo a vincere più tappe per ciascuno.
L'anno seguente stabilì un record con nove tappe vinte al Giro per la Fassa Bortolo - il miglior risultato dai tempi di Giuseppe Olmo nel 1936.

Giorni bui

La Fassa Bortolo vinse due volte la classifica a squadre dell'UCI, ma la storia senza dubbio di successo di questa maglia non fu priva di polemiche. Nel 2001 Dario Frigo vinse la Parigi-Nizza coi suoi colori e poi corse bene al Giro, indossando la maglia rosa per nove giorni prima di perderla sulle Dolomiti. Frigo era a soli 15 secondi dalla testa della classifica ad appena sei tappe dalla conclusione quando duecento agenti della polizia fecero irruzione negli hotel delle squadre a Sanremo, sequestrando sostanze vietate. In seguito a ciò, il gruppo dei corridori si rifiutò di correre il giorno seguente per protesta.
Frigo fu costretto a lasciare il gruppo, buttato fuori dalla corsa 24 ore dopo a causa delle sostanze trovate nella sua stanza. Fu squalificato per sei mesi ma tornò in squadra nel 2003, per poi essere nuovamente nei guai due anni dopo quando l'auto di sua moglie fu fermata durante
il Tour de France e si scoprì che trasportava dosi di EPO. Frigo fu arrestato e in seguito gli fu inflitta una pena di un anno, poi sospesa.

Nel 2003 Denis Zanette, che era fra gli indagati a seguito delle perquisizioni al Giro del 2001 (all'epoca era con la Liquigas - si unì a Fassa Bortolo nel 2002), morì per un infarto dopo essere stato dal dentista. Sebbene le analisi successive alla morte non stabilirono alcun collegamento col doping, i giornalisti scrissero dei rischi per la salute che i ciclisti stavano correndo per rimanere competitivi, mentre Ferretti descrisse la sua morte come
uno "shock spaventoso".
In una dichiarazione giurata del 2012 fornita all'Agenzia antidoping degli Stati Uniti, l'ex corridore della Fassa Bortolo Tom Danielson dichiarò che quando correva con la squadra "aveva iniziato a rendersi conto della preponderanza del doping e a porre domande sui metodi di doping".


La Fassa Bortolo terminò col ciclismo alla fine della stagione 2005 dopo avere conquistato con Petacchi l’ultima grande vittoria della squadra: la Milano Sanemo a inizio anno.

"Il nostro obiettivo era quello di avere una squadra seria e di successo", aveva detto Paolo Fassa, presidente dell’azienda Fassa Bortolo, all'inizio della stagione 2005. “E l'abbiamo raggiunto”.


Altri ciclisti di primo piano che hanno indossato la maglia Fassa Bortolo sono stati Filippo Pozzato, Ivan Basso e Fabian Cancellara. Nel 2016 Cancellara dichiarò di aver appreso quanto fosse difficile il ciclismo mentre era nella squadra. "Ferretti era un duro", disse in un'intervista. 
“Del tipo, vai in bici e non piangere". 


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