di Dario Marchini - 07 maggio 2019

The Bicycle Rise: Smith e Suplest dalla testa ai piedi

Emozione, paura, determinazione. Tre ingredienti fondamentali per vivere totalmente la sfida verso la Chase The Sun. Ma sono i dettagli a fare la differenza. Come il casco e gli occhiali Smith o le scarpe Suplest con allacciatura Boa Closure System. Ecco perché.
1/5 Casco e occhiali Smith (foto Mauro Marchini)

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È inevitabile iniziare a sognare. O almeno ad immaginare quello che poi sarà. Ma con la differenza che, non avendolo mai provato prima, è solo la fantasia a macinare i chilometri, ininterrottamente. L'unico termine di paragone che posso prendere in considerazione è con quanto fatto fino ad ora, ma nulla in confronto a quello che poi mi aspetterà sulle strade della Chase The Sun tra poco meno di due mesi, il prossimo 22 giugno.

Emozione per un'avventura completamente nuova, su strade mai percorse prima, assaporando il paesaggio ad una velocità completamente diversa da quella a cui sono abituato. Paura per tutti quei piccoli imprevisti che tartassano anche le più semplici uscite, dalle forature al mal di sella, al brutto tempo, all'insicurezza di non farcela. Determinazione per una sfida che potrebbe davvero dimostrarsi il definitivo rilancio verso una ritrovata condizione fisica ormai persa da troppo tempo. Un mix di sentimenti contrastanti che ruotano veloci, alternandosi, come i pedali durante l'ennesima fuga.

Intanto ho iniziato ad allungare i chilometri in vista dei centottanta che mi aspetteranno nell'attraversata adriatico-tirrenica inseguendo il sole. Per la prima volta ho superato i cento in un'unica uscita, pedalando tra i continui saliscendi dei colli brianzoli fino al Lago di Lecco, per il mio primo vero battesimo da ciclista alla Madonna del Ghisallo. A farmi da apripista è stato Pier che, insieme a Viola, sarà mio compagno in quest'avventura. Il modo e l'occasione anche per apprezzare tutta la nuova attrezzatura a disposizione, iniziare a verificare l'integrazione più corretta, testare i materiali e i prodotti più adatti al caso.
Spesso si dice che le sfide più dure si vincano con la testa, oltre che con le gambe. Ed è inutile ricordare quanto sia importante e indispensabile riparare proprio la testa in tutte le possibili situazioni di pericolo. Proprio per questo la mia l'ho affidata al nuovo modello Trace di Smith.

Componente fondamentale del Trace è la tecnologia MIPS (Multi-Directional Impact Protection System), un sistema a piano di scorrimento (di 10-15 mm) progettato per ruotare all’interno del casco con l’intento di ridurre e rallentare la quantità di energia trasferita verso la testa in caso di urto, con lo scopo di diminuire le lesioni causate da movimenti rotatori. Quando una testa ruota velocemente e si ferma all’improvviso, l’accelerazione rotazionale può causare al tessuto cerebrale elevati livelli di tensione. L’allungamento dello stesso tessuto, causato da questi movimenti, può provocare vari tipi di lesioni cerebrali. MIPS è stato progettato proprio con l’intento di diminuire l’accelerazione rotazionale generata dall’impatto.

Il casco Trace è poi equipaggiato con un sistema di canali interni e prese d’aria in entrata e in uscita per garantire la massima ventilazione. Durante i percorsi più lunghi, il fissaggio e la ventilazione degli occhiali risulta fondamentale. Grazie al suo sistema AirEvac, l’aria calda che si condensa sulle lenti, appannandole, viene eliminata facilmente, mentre le scanalature laterali mantengono gli occhiali al loro posto anche durante le salite più impegnative.

Sempre di Smith sono proprio gli occhiali Venture Flywheel (chiaramente in tinta con il casco). Un originale design a mascherina, retrò ma moderno, realizzato in Evolve (materiale eco-friendly), con naselli regolabili antiscivolo. Comodi e saldi. Le lenti sono in ChromaPop™, progettate per amplificare la nitidezza dei dettagli e la percezione naturale dei colori. E con un interessante rivestimento idroleofobico che respinge sporco, polvere e olio (e naturalmente l'acqua).
Se l'importanza primaria per la testa è la sua sicurezza, comodità, elasticità e stabilità sono la prerogativa massima per i piedi di qualsiasi ciclista. Anche perché spingere per ore sui pedali non è proprio così indolore. Proprio per questo i miei piedi li ho affidati alla decennale conoscenza e passione svizzera di Suplest (il cui nome deriva proprio dall'aggettivo supple, flessibile, elastico, pieghevole), utilizzando il modello Edge 3 Road Pro. Mi sono trovato subito bene, fin dalla prima pedalata. Morbide nella tomaia, ma salde. Rigide nella suola, ma allo stesso tempo reattive. Il mix perfetto per imparare a conoscere la strada.

Due le caratteristiche, entrambe legate alla tecnologia di allacciamento, che le rendono uniche. Carbonshield, un sottile strato di carbonio che aiuta a diffondere la pressione dei lacci lungo tutta la lunghezza del piede (e che garantisce una vestibilità decisamente confortevole soprattutto sul collo) e il sistema di chiusura della scarpa Boa.

Boa Closure System è un sistema (ormai da anni presente nel mondo del ciclismo, ma non solo) composto da un rocchetto, dei lacci e delle guide che permettono di avere una chiusura uniforme, senza punti di pressione, duratura nel tempo. È molto semplice e intuitivo. Una rotella tende e rilascia un laccio che stringe o allenta la presa della scarpa sul piede. Facile quanto resistente. Il nome Boa deriva proprio dal serpente boa constrictor, che ha una presa forte e persistente e si arrotola attorno alla vittima senza mai lasciarla. Aprire e chiudere la scarpa diventa velocissimo. Tutto con una sola mano. É sufficiente far girare la ghiera per stringere i lacci attorno al piede fino a sentire il giusto fit e poi premere la rotella per bloccare il meccanismo. Per allentare o slacciare la scarpa basta sbloccarla tirando il meccanismo verso l’alto. La calzata è perfetta e non cambia mai, da quando si allaccia la scarpa a quando si termina l’attività sportiva. La microregolabilità è veloce e precisa, facendo corrispondere ad ogni “click” della rotazione della ghiera 1 mm di chiusura.

Come in tutte le cose sono proprio i particolari a fare la differenza. Dettagli che possono rendere un semplice allenamento un'esperienza multisensoriale. Una lunga pedalata un viaggio infinito, senza ritorno.
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