di James Spender - 31 luglio 2019

Ugo De Rosa, il Signore delle bici

Ha realizzato bici per i più grandi di questo sport, creando uno fra i marchi più ambiti. A tu per tu con Ugo De Rosa

Foto Mike Massaro

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Lei è uno dei nomi più famosi fra i costruttori. A che età è partito?
Ero molto giovane, avevo circa 20 anni, quando ho venduto la mia prima bicicletta nel 1953. Mio zio era meccanico di motociclette e, nel dopoguerra, i metodi di costruzione dei telai per moto e bici erano molto simili. Ho quindi imparato da mio zio, per poi proseguire da autodidatta.

Ora i De Rosa sono costruttori arrivati alla terza generazione, deduciamo che sia diventato anche un insegnante

Sì, i miei figli Danilo, Doriano e Cristiano sono entrati in azienda appena raggiunta l’età matura e hanno imparato a lavorare sul campo. Danilo è ancora qui a progettare telai, Cristiano cura le vendite e il marketing, e io faccio da sovraintendente. Ho 84 anni e ora non assemblo più telai, anche se ho insegnato a mio nipote Nicholas, figlio di Cristiano, come si fanno le saldature TIG. Ora è lui a realizzare molti dei nostri telai in titanio. Non credo siano molti i costruttori di telai in titanio venticinquenni.

Non sono molti i costruttori di telai che possono annoverare clienti come Eddy Merckx. Come è nata questa collaborazione?

L’ho incontrato all’inizio, nel 1968, quando lavoravo come meccanico per un’altra squadra. Erano giorni in cui si poteva tranquillamente salutare i corridori prima delle gare - non erano così protetti – e lui era semplice da trovare a una gara (le faceva tutte!). Ufficialmente ho lavorato con lui dal 1973 al 1978. Mi ha portato dalla Molteni alla Fiat, poi alla C&A. Prima di me, era stato Ernesto Colnago a realizzare le bici per lui, ma nel 1973 mi chiese se le potevo fare io.

Quando Merckx ha vinto, è riuscito a festeggiare con lui?
No, perché l’allora direttore sportivo non spendeva soldi per comprare lo champagne. Con tutte le volte che Eddy vinceva, se lo avesse fatto sarebbe andato in bancarotta!

Merckx era notoriamente pignolo sulle biciclette. Come ha gestito la cosa?

Le racconto una storia. Eddy era solito portare una chiave a brugola nella tasca della sua maglia. Eravamo a una gara a Roma e il bullone fermasella che avevo messo sul suo telaio era di una misura differente rispetto alla sua, abbiamo girato tutti i negozi in cerca di una chiave delle giuste dimensioni.

Non è stato semplice trovarla, ma Eddy doveva averla a tutti i costi. È sempre stato un gentiluomo e sapeva tantissimo di biciclette. Si intendeva di geometria, tecnologia, componentistica. Adoravo lavorare con corridori come lui. Per lui era normale chiedermi ogni giorno una bici diversa e, nei periodi di gara, domandarmi sempre piccole modifiche da effettuare durante la notte. Se si effettua anche solo una piccola variazione al telaio, cambia tutta la geometria – e ogni bici da corsa doveva avere il suo corredo di ricambi, così realizzavo per lui 50 o più bici a stagione. La maggior parte dei corridori, nello stesso lasso di tempo, ne usava tre. Anche ai giorni nostri, forse arrivano a usarne cinque o sei. Così, alla fine, c’erano momenti durante la stagione in cui lavoravo per Eddy ogni giorno.

Quanto veloce deve essere un costruttore di telai?

Un telaio normale viene sfornato in un giorno, ma con Eddy avrei potuto farlo in quattro ore, se necessario. Ho costruito telai per molti altri corridori, a volte anche per qualcuno con cui non ho mai avuto relazioni professionali. Al Trofeo Baracchi del 1974, a un ciclista di nome Roy Schuiten, compagno di Francesco Moser, furono rubate le biciclette la notte prima della corsa. Sebbene io non avessi mai fatto bici per Schuiten, ne ho assemblata e verniciata una per lui in 12 ore, in modo che potesse correre la mattina seguente. L’ho fatto perché rispetto tutti i ciclisti.

Si è mai rifiutato di costruire un telaio per qualcuno?
Non direi mai di no, davvero, ma forse è capitato nei confronti di persone che non avevano empatia per la bici o erano prive di senso dell’umorismo.

Ha venduto le bici alle squadre oppure le ha regalate?
Mi hanno pagato. Avevo tre figli e dovevo mantenerli! Non era come adesso, dove si consegnano le bici insieme a un assegno da 2 milioni di euro. A quei tempi una bici voleva dire un mese di stipendio, ora almeno dieci. Il prezzo iniziò a crescere quando Campagnolo introdusse il titanio in alcuni componenti dei suoi gruppi, nei primi anni ’70, e da qui partirono tutti i nuovi materiali e la tecnologia relativa. Continua...

L'intervista completa è stata pubblicata su Cyclist - Giugno 2018

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