La Via del Sale

Al confine tra Francia e Italia c’è una strada, che anticamente era usata per il commercio, con salite che possono mettere alla prova e piste di ghiaia deserte.
 La nostra avventura di due giorni.

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La Via del Sale (immagini Antton Miettinen).

Fermati un attimo e pensa a quelle curve perfette e sinuose dell'asfalto che adornano il tuo panorama montano preferito. Come si è creata quella striscia di strada liscia? Cosa c'era prima? E per cosa è veramente valsa la pena fare lo sforzo per passare da una parte all'altra della montagna?

Qualcun altro ha mai riflettuto su queste cose mentre ansimava e sudava lentamente in salita?
Solo io? Oppure…
Questo è il tipo di percorso che fa mettere a fuoco certe domande. Ha tutti gli ingredienti di una classica corsa su strada alpina, solo che è tutto più rustico.
Le strade per lo più sono piste non battute, invece che asfaltate. C'è un bel po' di polvere, ma molto meno traffico. Le nostre sono biciclette in carbonio e indossiamo la Lycra, ma abbiamo pneumatici larghi e borse attaccate al manubrio. Bevande e gel energetici sono stati sostituiti con salsicce e strani liquori fatti in casa.
Questo è il fratello più peloso e trasandato del ciclismo su strada. Questo è ciclismo su ghiaia.

La Via del Sale (immagini Antton Miettinen).

Oro bianco

Il nostro piano è quello di esplorare la Via del Sale, una pista lungo le alte creste al confine tra Francia e Italia. Il nome si riferisce alla strada secolare utilizzata dai commercianti per portare il sale a Torino. Perché Torino? Perché era la sede di Casa Savoia, una delle più antiche e importanti dinastie d’Europa, che per 600 anni ha governato le Alpi.
Perché sale? Il sale, se non più costoso dell'oro, è sicuramente più utile. È un ingrediente essenziale nella dieta sia delle persone sia del bestiame, e prima della refrigerazione era uno dei modi principali per conservare il cibo. È stato usato come moneta (la parola "salario" deriva dal latino "sale"), ha reso le persone ricche, e sono state combattute delle guerre per esso.
I Savoia avevano bisogno di sale dal Mediterraneo, ma la costa e l'entroterra a Est delle Alpi appartenevano alla potente città-stato di Genova, il che significava che il sale sabaudo doveva essere fatto sbarcare nel porto di Nizza e quindi trasportato sulle montagne. Nel periodo di massimo splendore del Regno, furono impiegati fino a 55.000 muli per trasportare il sale da Nizza oltre i 1.871 m del Colle di Tenda, riportando in cambio verso sud grano, pelli di animali e lana. Era un'epoca in cui le strade del sale attraversavano il mondo. Dalla costa dell'entroterra a Torino c'erano diversi percorsi, ed erano in balìa delle condizioni politiche e delle tasse sul sale imposte dalle città locali, che variarono nel corso dei secoli.


Prendendo il treno da Nizza verso la piccola città di Breil-sur-Roya, dove inizieremo la nostra pedalata, passiamo vicino a ristoranti e caffè che prendono il nome dalla "Route du Sel". Quasi 200 anni dopo la fine del commercio del sale, le sue tracce rimangono ancora.

La Via del Sale (immagini Antton Miettinen).

Ma prima, un caffè

L'aria del mattino presto è ancora fresca quando arriviamo a Breil. Siamo impazienti di partire, ma ci manca la caffeina, il precursore essenziale di ogni avventura di montagna, specialmente questa che ci porterà lontano dalla civiltà. Giriamo in città per un caffè e visitiamo il mercato nella piazza principale. Durante un giro come questo, quando hai la capacità di trasportare cose e non sei mai sicuro di quando potrebbe capitare la prossima occasione, ha senso fare scorta di cose belle quando le vedi. Quindi, appesantiti da alcune pesche, carne essiccata e pasticceria regionale, saliamo sulla collina.

I primi 15 km del percorso ci portano sulla valle del fiume Roya, un corso d’acqua torrenziale che sgorga da una profonda gola a V punteggiata da piccole cappelle barocche e ponti decadenti, che ricorda la lunga storia del commercio su questa rotta. Poi però giriamo a sinistra, verso il villaggio di Castérino, e lì l’ascesa inizia davvero. In una regione benedetta da alcuni dei colli più famosi del ciclismo - Madone, Turini, Bonette e persino Poggio e Cipressa sono molto vicini - la strada senza uscita di 14 km a Castérino è un cavallo indomabile. Ripido e pieno di tornanti, serpeggia attraverso rocce di granito rosa e larici verde acido, su uno sfondo di foreste scure e impenetrabili sul lato opposto della valle.
Il traffico è quasi inesistente, per via del fatto che Castérino è principalmente una stazione di sport invernali e per il sopracitato vicolo cieco. Ma è un vicolo cieco solo se hai bisogno di asfalto. Dietro il gruppo di chalet si innalza una pista strettissima, circondata da laburni e fiori selvatici, che diventa presto lastricata di pietra, quindi più pericolosa per le buche che per il selciato, e poi ghiaia, roccia e terra. Ci porterà a oltre 2.000 metri sopra il livello del mare.
Siamo costretti a lasciare la strada per via delle mucche che scendono giù per la collina. Dopodiché siamo soli, c’è un bunker della Seconda Guerra Mondiale sulla cresta della montagna, con i suoi occhi vuoti, unico testimone dei nostri sforzi. È un memento di quanto sia vicino il confine - fino al 1947 questo era territorio italiano. Lo costeggiamo appena sotto per superare il nostro primo passo, la Baisse de Peyrefique a 2.028 metri, e continuiamo su un'ampia strada sterrata attraverso i prati sul costone. I nostri unici compagni sono alcuni motociclisti su grandi motociclette da fuoristrada, che fanno un picnic mentre si lavano via la polvere in un ruscello, e un pick-up 4x4 che trasporta un cane da pastore e balle di fieno nella parte posteriore. E parecchi fortini di pietra – anch’essi costruiti per difendere il confine.
Una volta vivevano qui migliaia di uomini, per fare la guardia al nemico giù per la collina, e fa strano pedalare attraverso uno spazio deserto che un tempo era strategicamente così importante.

Giriamo l'angolo e arrivano i famosi tornanti di ghiaia del Colle di Tenda. Molto più in basso, le macchine fanno la coda per il tunnel verso l’Italia, ma qui su non c'è nessuno in giro. Succede lo stesso con molte strade alpine: ex mulattiere o sentieri utilizzati per condurre il bestiame al pascolo, sono stati poi migliorati dai militari e infine asfaltati - o, aggirati e lasciati a decadere in polvere perché obsoleti. Siamo stati su asfalto per oltre 20 km, e adesso inizia la vera Via del Sale.

Dal Tenda la pista sale oltre una seggiovia fino a un altro passo, e anche se la pista si inclina e si tuffa attraverso numerosi colli, da qui al rifugio dove passeremo la notte non scenderemo sotto i 2.000 metri. Mentre saliamo il terreno si deteriora. È anche molto, molto ripido, con pendenze che persistono intorno al 15% per molto più tempo di quanto ci si aspetterebbe su una salita asfaltata nelle Alpi. Ben presto è il sale del mio sudore a bruciarmi gli occhi.

Anche su biciclette poco cariche, pedalare su ghiaia nelle Alpi è difficile e intenso. Spingi più duramente in salita e devi essere concentrato al massimo in discesa - non è una pedalata meditativa come quando vai in bici da strada - ma puoi anche emozionarti di più, sperimentare le diverse superfici e sentirti più vicino alla terra. E forse perché sei meno in un flusso, sembra più facile fermarsi e lasciare che queste esperienza ti entrino dentro.
Percorri una strada che non avevi intenzione di prendere, solo per vedere cosa c'è dietro l'angolo. Siediti su una roccia e tagliati un po' di salame (portati sempre dietro un coltello per gli interludi improvvisati con formaggio e salame). Mangia una pesca. Ammira il panorama.

Il cielo si è abbassato mentre salivamo e all'improvviso ci troviamo tra le nuvole. È facile capire perché i contrabbandieri usassero frequentemente questa rotta e i briganti si nascondessero nella nebbia, aspettando di derubare i viaggiatori del loro prezioso carico. C'è una raffica di gocce di pioggia e pedaliamo più velocemente, seguendo la pista splendidamente progettata che attraversa il crinale.
Una discesa precipitosa è segnata da pietre tagliate con cura, e sebbene la superficie sia ruvida, ci sono punti in cui sopravvivono i ciottoli originali - tutto lavoro dell'esercito, ancora una volta, per assicurare che le strade potessero rifornire i forti che fiancheggiavano la cresta. Il confine in questi giorni tuttavia è invisibile e lo attraverseremo avanti e indietro cinque volte oggi senza nemmeno accorgercene.
La tempesta estiva continua a minacciarci, quindi cerchiamo di mantenere alta la velocità, ma su questo terreno un ciclista da strada che generalmente pedala facilmente a 30 km/h, fatica a mantenere una media della metà. Il paesaggio cambia di nuovo, ora è tutto calcare frastagliato e prati verdi, ma senza bestiame.
Nonostante sia luglio, la Via del Sale è stata ufficialmente aperta solo da due giorni, dopo le nevi invernali. Percorriamo un’ultima protuberanza dirigendoci verso un gruppo di 4x4 parcheggiati in una valle. È il rifugio. Abbiamo percorso solo 65 km, ma con un’ascesa di quasi 2.600 m, quindi siamo felici di poter appoggiare le nostre bici impolverate e cambiare le scarpe da ciclisti per indossare un paio di Crocs prese all’interno.

Una rapida doccia rinfrescante e siamo seduti fuori ad ammirare il tramonto a 2.100 m. Dopo una sontuosa cena di tre portate e un bicchierino di liquore alle erbe fatto in casa, siamo pronti per andare a letto. Nel dormitorio dove siamo sdraiati filtra dalla finestra il crepuscolo argentato d'estate. Il telefono non ha ricezione né c’è il wifi qui, quindi non sappiamo che in questo momento, a migliaia di chilometri di distanza e migliaia di metri sotto di noi, Eric Dier ha appena segnato un rigore e che l'Inghilterra si è qualificata ai quarti di finale della Coppa del Mondo.

La Via del Sale (immagini Antton Miettinen).

L'unico modo è scendere

Il mattino seguente prendiamo i nostri panini dal rifugio e partiamo per scendere, cosa molto impegnativa quando si inizia a 2.100 m. La ricompensa è una lunga discesa su bellissime piste attraverso foreste di pini dove possiamo usare i cambi maggiori e spingere sui dossi come i corridori della Parigi-Roubaix.

Consultiamo rapidamente la mappa - abbiamo il percorso nei nostri ciclocomputer, ma è meglio portare anche cartine cartacee - prima di una salita finale in ghiaia che ci porta su per i tornanti al Pas du Tanarel (di nuovo in Francia). La discesa è ancora più rocciosa e ci conduce attraverso un tunnel spaventosamente buio, finché non raggiungiamo nuovamente Triora (nuovamente in Italia) lungo una bella strada liscia.
Giù nelle valli il caldo è soffocante, quindi ci fermiamo per rinfrescarci in un fiume, prima di affrontare il nostro ultimo passo. La salita di 9 km fino al Colle Langan a 1.130 m ha una pendenza media del 7% e ora ci sentiamo tranquilli. È anche ombreggiato, il che è un sollievo tutto sommato, ma non è d’aiuto nell’asciugare i miei pantaloncini. Queste Alpi Liguri scendono verso il mare con dolci pieghe verdi, nascondendo bellissimi villaggi arroccati. Come molte strade in questi angoli dimenticati d'Italia, la superficie è brutta, quindi sono felice di essere su una bici con pneumatici larghi.

Sulla strada per il mare verso Sud tocchiamo brevemente l'inizio dell'Alta Via dei Monti Liguri, un nuovo percorso bike-friendly lungo le creste delle colline, ma questa è un'avventura per un’altra volta. Le tempeste del pomeriggio estivo sono tornate, e le vette sono avvolte in una nuvola nera. Invece, ci dirigiamo verso Ventimiglia, dove all'improvviso siamo circondati da ciclisti su strada vestiti in modo impeccabile. Noi siamo sporchi, puzzolenti e polverosi, e ci sentiamo fuori posto. Ma questo è solo un passaggio veloce lungo la strada costiera, per poi tornare a Mentone, in Francia.

In due giorni abbiamo fatto tutto, dall'asfalto perfetto allo sporco, dalla ghiaia fine alle discese grinzose (prendendo in prestito la parola dai nostri cugini in pantaloncini). Sono queste bici l’ideale per questo terreno? In verità, per i pezzi veramente rocciosi la risposta è no, e nelle lunghe discese in fuoristrada preferiresti davvero avere una sospensione. Ma, guardando il giro nel suo insieme, non c'è niente che preferirei che affrontare un'avventura fuoristrada su una gravel.

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