Profumo di Rosa

La Valle di Gressoney, famosa per gli sport alpini, è un paradiso della bicicletta. Regala la spettacolare vista del Monte Rosa e itinerari mozzafiato per stradisti e biker

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Lo scrittore americano Least Heat Moon ha dedicato mille pagine alla descrizione di una piccola contea con l’obbiettivo di fare di un territorio circoscritto una “mappa in profondità” del mondo. Il suo libro “Prateria” è un gioco e una sfida: non esiste, cioè, spazio o luogo a noi ben noto che non nasconda segreti, sorprese e meraviglie in grado di stupire anche il più annoiato dei suoi abitanti.

Mi sono dedicato a replicare questo gioco scegliendo come posto la Valle di Gressoney, con lo scopo di scoprirne il territorio in chiave esclusivamente ciclistica. E il piccolo esperimento è stato possibile seguendo un metodo che, senza avere la pretesa di essere scientifico, è replicabile. Lo si può sperimentare a Gressoney o in un’altra località del cuore.

La valle di Gressoney Saint Jean parte da Pont Saint Martin, ed è traversata dal torrente Lys, che nasce dall’omonimo ghiacciaio ai piedi del Monte Rosa, il regalo finale dopo molti chilometri di salita. È uno scenario bellissimo e molto popolare fra i ciclisti che spesso si limitano a percorrere la strada principale, a volte trafficata. Eppure “un altro mondo” è possibile e una valle famosa per gli sport alpini si può trasformare in un paradiso della bicicletta.

I percorsi che segnalo sono quasi tutti percorribili con bici da strada e, soprattutto, si snodano lungo una direttrice ideale che consente di evitare gran parte della Regionale 44 (le varianti gravel o mtb sono evidenziate).

Si possono fare a pezzi o raccordarli in un’unica giornata cucendo i territori dei sette comuni che si susseguono lungo il territorio marcato dal torrente. Di ogni comune, sul percorso ideale, ho scelto la salita per me più bella.

Si parte dal centro di Pont Saint Martin seguendo la strada che subito impenna e, dopo il traversamento di qualche frazione, entra nel bosco di castagni e faggi per culminare a un bivio con il piccolo santuario seicentesco di Notre Dame de la Guarde che dista 500 metri.

Questo primo tratto, di circa 3,5 chilometri, ha una pendenza media fra l’8 e il 9 % con qualche punto di maggiore impegno, poi il tracciato spiana fino al piccolo borgo che ha un impianto medievale, un castello del XIV secolo dei Vallaise e una casaforte (castello Charles) del XVII.

Basta passare e si attraversa la storia: Perloz ha vissuto a fondo la guerra di liberazione tanto che uno dei castelli venne devastato dai nazisti che incendiarono il villaggio. Molte chiese, da queste parti come in Valsesia, hanno la facciata principale affrescata; se anche siete di corsa l’occhio cadrà su un gigantesco “giudizio universale”.

Poi bosco e strappi secchi, la frazione di Marine verso il villaggio artistico di Chemp, un piccolo luogo magico dove la strada finisce su un’altura rilasciata dai ghiacciai e ora in mezzo ai boschi. Chemp è un museo all’aperto: uno dei più celebrati esempi di architettura rurale valdostana ed è pieno di opere d’arte in legno o metallo, principalmente di Angelo Bettoni, l’uomo che ha scolpito il vento. Se lasciate un attimo la bici e vi immergete nell’atmosfera “di pietra” del villaggio, a ogni angolo scoprirete una scultura in grado di sorprendervi. Ma ciò che più vi stupirà è la velenosa risalita, “uno Zoncolan” di 700 metri con pezzi oltre il 22% per rientrare verso Marine. Giunti a un bivio, prendete a sinistra per una discesa tortuosa ma veloce che vi porterà all’intersezione con la strada di fondovalle che basta attraversare per incocciare in una salita dura e bellissima prendendo subito a destra. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Febbraio 2019

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